Risvolto del territorio

Valentino Zeichen

 

Valentino Zeichen

 

Per esempio
amiamo risiedere a Parigi, a Roma
ed in vari altrove
ma non del tutto, un dubbio ci pedina
così diffidiamo di ogni luogo di residenza
poiché in qualche stanza dei loro stabili
siamo attesi per morirvi
perciò vorremmo fuggirli
e non incontrare mai quel posto designato
che molte città
per acquisire benemerenze
sono disposte ad ospitare.

Il Poeta

Valentino Zeichen

 

Valentino Zeichen

 

Presumibilmente,
sembro un poeta di elevata rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro «cuore».
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la purezza, la ricchezza
e gli sport invernali
stazionano oltre i mille metri.
Perciò mi ossigeno respirando l’aria
dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli.

Circo Massimo

Valentino Zeichen

 

Valentino Zeichen

 

Straniero, se ti aggiri
dentro al Circo Massimo
guarda dove metti i piedi
e non calpestare l’erba;
ammesso che quei fili,
per sciatteria del Karma,
siano appena ciò che rinasce
dell’antica plebe,
che gremiva queste
gradinate sepolte.
Vento e controvento
fanno ondeggiare l’erba
come folle negli stadi,
immagina che il prato sia
un plastico che simuli
le fazioni contrapposte
della tifoseria romana.

Miniera d’oro

Valentino Zeichen

 

Valentino Zeichen

 

Come cifre di numeri telefonici
si ordinano le interrogazioni nella mente:
«Prometti che non mi lascerai?».
«Mi ami?».
«Saprai sopravvivere senza di me?».
Per terra, sui cuscini, dentro i maglioni
addosso; capelli dappertutto
a forma di punto interrogativo.
Non bado alle domande
non c’è tempo per rispondere.
Bramoso, cerco altri fili d’oro,
sbircio di tanto in tanto
la quotazione del metallo,
spaventato che il giacimento aurifero
possa un giorno esaurirsi.

Mare stanco

Silvia Giacomin

 

Silvia Giacomin

 

Anche il mare è stanco.
Guarda, sembra ansia di dormire
quando tenta all’infinito di tendere a riva
braccia e braccia venate di bianco
di aggrapparsi alle alghe lucenti come ferri.
Ma non ce la fa
ad allungarsi fermo sulla sabbia
a stendersi con tutto il corpo per riposare –
una forza contraria lo trattiene
e lo risucchia verso i propri moti di tormento.
Stanotte il mare
mi ha teso una mano dalle dita già dissolte
perché lo trascinassi via con me…
Non sa il mare di essere inafferrabile
di non poter essere aiutato da nessuno?

Sono una cosa che dura finita

Silvia Giacomin

 

Silvia Giacomin

 

Bevo le mie lacrime
da un bicchiere blu al limite del golfo
come chi non può più fare a me del vino
per trovare energia bastante
a recitare la propria parte tra i vivi –
così nemmeno oggi
si accorgeranno che non sono dei loro
che già da tempo appartengo
al regno invisibile dei morti
che non trovano il cielo.

Ho invidiato le foglie

Silvia Giacomin

 

Silvia Giacomin

 

Ho invidiato le foglie disseccate
che prendendo congedo dai rami
si adagiavano quiete sull’acqua scura del canale.
L’acqua le portava
più lontano di quanto avrebbe potuto fare il vento
e senza illuderle del volo.
Le cadute l’una all’altra accanto
correvano fianco a fianco
e sembrava che niente
avrebbe mai potuto separarle –
nell’aria turbolenta e senz’argini
sarebbero state subito divise.
Invidiavano la loro libertà –
esaudito il loro compito
potevano finalmente
innocenti
abbandonarsi alla deriva.

Il cappotto nero

Manuela Dago

 

Manuela Dago

 

voglio un cappotto nero
lungo lungo
fino in fondo al male
che copra questo stivale
e gli avanzi
dei miei pranzi
andati a male
sui quali scivolo con suole d’oro
lucidate da anni di lavoro.
il cielo crolla
noi abbiamo caschi d’argento
facciamo scintille
sopra il cemento.
voglio stringere tutto
prima che scompaia
poi lo andrò a trovare
questo tutto
steso in un letto d’ospedale
mi guarderà
e dal fondo del letto
muoverà un piede nudo
ci guarderemo
ci chiederemo
chi sia il più deluso