I vostri nomi

Pierluigi Cappello

Pierluigi Cappello

Ieri sono stato a trovarti, papà,
la luce in questi giorni non è tagliata dall’ombra
negli alberi senza vento c’è l’odore secco dell’aria
per come posso, ti ho portato il racconto dei temporali,
l’odore di inverno sulle tempie
a Chiusaforte è nevicato, nevica sempre
e le fontane sono ghiacciate
penso, per qualche momento, che tu sia ancora lassù
ad accatastare legna con cura
e non in luoghi come questi
la casa di riposo con la pista per le bocce
dove state raccolti come le foglie nel parco
uniti nell’attesa, lontani dalle città assediate.
Dicevate domani, dicevate questo è il figlio
e con il silenzio del fischio nella bufera
i vostri nomi sono andati via
voi che siete stati popolo e ombra
remissione e forza
il tuo nome, papà, e quello di Bruno, che non era un’antilope
e tirava sassate al pettirosso sul ramo più alto
o quello di Giordano, o quello di Cesare, o quello di Alfredo, l’artigliere
o quello di quelli che, come te, sono stati bambini
che hanno detto domani.
E adesso non è troppo dire
quanto poche sono le foglie cadute
sui giorni di novembre
per dire cos’è l’inverno negli occhi mentre viene
tutto il poco possibile è qui,
nei vostri corpi piegati come l’ulivo
sulle vostre facce di monete graffiate
in questo spazio, in questo tempo confusi
come il cielo e la terra quando nevica,
e se c’è un’uscita, papà, anche se non posso dire domani,
la sua luce sulla soglia
è questo stare dei tuoi occhi dentro i miei
questo pensarvi vivi, liberi e scalzi
le tasche piene di sassi, la memoria di voi
che trema in noi
come una stella incoronata di buio.
Le poesie sono tratte daAzzurro elementare,Poesie 1992-2010, Bur Rizzoli, 2013

Supplica a mia madre

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Poemi e caseggiati

Roberto Dedenaro

Roberto Dedenaro

Case e dei caseggiati
monotona corsa tutta tesa
ad una mantica data quotidiana
incroci quasi parole quasi strade
quasi sentieri insulti più o meno
Eurialo e Niso senza tregue
e colui che non ha ritorno
confortati tutti dal profilo
acuto e regolare di qualche zona artigianale
Bauhaus riflesso stagionato male
illanguidito, modernità che è dolore
e mai silenzio ma solo guerra
e qualcuno la cetra canta
canto solo canto
o dolore rimane dolore
fermo e duraturo come pane.

La Poetica

Valentino Zeichen

Valentino Zeichen

Nel tagliarmi le unghie dei piedi
il pensiero corre per analogia
alla forma della poesia;
questa pratica mi evoca
la fine perizia tecnica
di scorciare i versi cadenti;
limare le punte acuminate,
arrotondare gli angoli sonori
agli aggettivi stridenti.
È bene tenere le unghie corte
lo stesso vale per i versi;
la poesia ne guadagna in igiene
e il poeta trova una nuova Calliope
a cui ispirarsi: la musa podologa.
Valentino Zeichen (Fiume, 1938), daNeomarziale(Mondadori, 2006)

Sesso, consolazione della miseria!

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un’antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.
I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono
capi, reggenti: combinano
nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d’ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono esclusi,
silenziose carogne di rapaci.
Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c’è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore…
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti.
Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura
sicuri d’essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.

Il sogno della ragione

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Ragazzo dalla faccia onesta
e puritana, anche tu, dell’infanzia,
hai oltre che la purezza la viltà.
Le tue accuse ti fanno mediatore che porta
la sua purezza – ardore di occhi azzurri,
fronte virile, capigliatura innocente –
al ricatto: a relegare, con la grandezza
del bambino, il diverso al ruolo di rinnegato.

Lo scandalo del contraddirmi…

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;
del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore
degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione
la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria
dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più
io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…
Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto
ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante
dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce?

Proprio così

Mary Barbara Tolusso

Mary Barbara Tolusso

a scuola non te lo insegnano
non te lo dicono neppure i genitori
ma loro niente, non te lo dicono
e non ci provano neppure.
danno importanza alle preposizioni semplici
o a quelle articolate.
a scuola non te lo spiegano
proprio non vogliono
e a casa ti chiedono quanto fa
9×9
o di trasformare 2000 metri in chilometri.
a scuola non ti istruiscono
impari invece che cos’è
il superlativo relativo
il santo dei santi
il re dei re
il cantico dei cantici
ma il resto se lo tengono per sé.
a scuola non vogliono informarti
e neppure si sognano di darti la formula
o per lo meno la regola.
così è che quando incontri
il desiderio di fottere gli altri
tu sai solo
che si tratta di un complemento
con valore
di specificazione
oggettiva.
Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1967), inedito

Che vuoi che ti dica sotto

Mary Barbara Tolusso

Mary Barbara Tolusso

Che vuoi che ti dica sotto
la coperta ruvida di un albergo a ore?
C’è tutto quello che abbiamo
immaginato e ora la camicia
rattrappita, la spalliera in legno,
l’orologio vicino a un riflettore
congeda la falsità
delle eccedenze, come fosse
possibile dire “può darsi”,
“casomai”, “forse un giorno” si potrebbe
tornare in viale XX settembre
e divenire quel che siamo.
Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1967) da Il freddo e il crudele (Stampa, 2012)