Infanzia

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Per ogni volta che un uomo strappa con forza
da indosso i tessuti di un sogno,
per ogni silenzio ancora nascosto
in un pensiero di voci e odori,
per tutte le pure del buio,
per quella pelle che non si lava mai,
nemmeno sotto la pioggia della stagione di una donna,
per disegni che non raccontano,
per le minacce fatte con una carezza,
per occhi che non giocano più,
per segreti che trattengono anche le nuvole,
per la diffidenza che non si cancella,
per un corpo che trattiene l’infamia della violenza.
Per tutto questo,
e per le notti che disegnano
notti anche nella luce del giorno
io non perdono
chi ha strappato di una bambina
il sogno.

La forza del perdente

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Ora la collina non è più in fiamme,
il fiume si adagia sui sassi
e il canneto copre il passare dei giorni.
Ora è tempo d ripulire le pietre,
di sentire il profumo delle zolle
e di conservare i segreti della terra.
Radici lontane riaffiorano
con la forza dei ricordi.
La stessa forza del filo d’erba.
La stessa forza del perdente
che non teme la sconfitta.
Il bisogno
ritarda solo la pioggia.
Lo senti urlare in silenzio?
I nostri passi non sono passi.
Sono quello che siamo.
Vento sul canneto
e terra su terra.
Niente di più vero
che del semplice esistere.

Sulla mietitura del tuo seme

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Sei l’attimo distante
in cui tutto succede.

D’improvviso
sulla mietitura del tuo seme
torna a piangere
la pioggia d’aprile.

Guardami.
Sono diventata il tuo silenzio
che s’affaccia ogni sera
come in estate
il vento d’autunno.

Piove ancora
e barcolla la tenerezza
in braccio alla luna
quando toglie le tende
col suo fare stanco,

il giorno
che come mai te,
arriva.

Solitudini composte

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Da qui a sera
avrò tempo per dimenticarti,
o tutto il tempo
per uccidermi in un ricordo.

Da qui a sera,
saranno ore di primavera,
di solitudini composte
come fosse vero che eri e sei
il tempo che non torna.

Un pensiero a forma di te
muove, come fosse vento,
i rami e le foglie.

Starti dentro in eterna distanza,
osservarti andare
mentre io, solo per sopravviverti,

a me,
solo a me,
nel silenzio della pietra
e nel dove dell’acqua

ritorno.

Come le allodole

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

A te si arriva solo dormendo
quando finzione e sogno
tracciano lo sguardo di un bisogno.

Nulla oggi che ti somigli:
scendi dal mio dolore e cerca l’anima
che in te era dentro ai miei giorni,
quel fantasma nato dalla matita spuntata
del vento.

Quando cadono le assenze
è come aspettare il soldato
che non è mai partito per la guerra
e non sai che divisa indossi;

ogni ramo che nel vento fruscia
canta nella tua voce
melodie per non udenti.

In te diventa polvere
tutto quello che non è sparo.
Anche le allodole aspettano
dopo l’inverno

un altro richiamo.

Sempre altrove

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Annoiato e spoglio
sta nella dimenticanza,
il giorno.

Ho sempre sognato
una bella sedia a dondolo,
di quelle che scricchiolano,
in giunco.

Al di là
della siepe di biancopino
c’è il mio cercarti
ch’è il correre di chi ha mutilate le gambe,
o il parto di un utero sterile.

E’ la dimensione
fuori misura del delirio o del sogno
in cui esisti e prendi forma.

Sai, è passato un altro giorno,
tu non sei mai lì dove ti cerco:

è questo il tuo compito.

Essere sempre altrove
perché io possa per tutta la vita
– senza mai raggiungerti –

continuare a cercarti.

Stasera stringimi

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Stasera stringimi
non per il freddo, non per morsi di solitudine,
abbracciami e basta, senza dire niente
senza sciupare il bisogno di sognare,
tu avvicinati e abbracciami.
Sarà come catturare stelle
ai piedi del cedro
o correre sui fili di un ricordo
che potremmo costruire ora
da ricordare, di noi, in un giorno lontano
di quel bisogno che avevamo
di essere odore, mani, labbra e tenerezza
per i nostri timidi peccati.
Ma se tu ora non mi abbracci
e non mi scaldi
cosa ricorderò io di noi,
domani?

Per noi

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Per noi
che guardiamo gli alberi
e ci innamoriamo
delle foglie cadenti
perchè inciampano come noi
anche sull’aria.

Per noi
che vinciamo solo da perdenti
e sappiamo ridere
dei giochi di luce riflessi
delle onde
senza l’incauto bisogno di sconfiggerle.

Per noi
che preghiamo in silenzio
perchè neanche la voce
diventi urto
o offesa al silenzio,
per noi
che ci addormentiamo
con sogni vivi
mentre quella metà del nero
che ci divora o ci manca,
si placa.

Per noi
è quella preghiera silenziosa
che non ha niente da consacrare
perchè l’offesa
– mentre fioriscono gli alberi –
ci ha già perdonati.

Se tu m’avessi chiesto

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

C’è un incatesimo per ogni disgrazia
che nasce senza permesso nella solitudine.

Se tu m’avessi chiesto
cosa avrei voluto dalla vita,
t’avrei detto che avrei voluto il rumore dell’acqua
che accarezza inquietudini e rimuove certezze,
che inonda e cancella rughe di tempo
in cui ha la sua eternità l’anima.

Se tu m’avessi chiesto un sogno,
t’avrei detto quanto sarebbe stato bello
ascoltare con te accanto il rumore dell’acqua,
nell’inquietudine di una vita che passa.

Di tutto quel che è stato
rimane soltanto il rumore di un fiume che scorre.

Una pagina vuota

Beatrice Niccolai

 

Beatrice Niccolai

 

Entri in me
dal silenzio che riempie
le mie stanze.

Tutto è come allora
con solo dei capelli bianchi in più
lì dove guardandomi
ti cerco.

La begonia ha figliato rosso
dalla bocca dell’orcio,
il libro è sempre lì
dove l’avevi messo

una pagina vuota
racconta quanto di noi

è rimasto.