Sul tuo grugno

Clemente di Leo

Clemente di Leo

Sul tuo grugno, mio porco
s’infrange la lontananza delle stelle
l’infinità della linea retta.
Seduto nella mangiatoia
soffice d’erba medica
ti metto i piedi dondolanti sul dorso
godendomi la canzone
che tu soffi nel truogolo.
Succhia e canta!
Io intanto allungo il braccio
rubo le mele dalla tazza dei conigli
me le mangio e ti butto i torsi.
Caro, è una felicità essere animali così
senza il chiodo dei colori nella testa
senza la porta della tour Eiffel
che sprofonda davanti un vuoto
di notte e di astri.
E ho ricominciato questo discorso da ergastolani.
Porco, tu mangi, io mangio e parlo.
Non sono genuino come te
mi fece una pasta gommosa avida di attacchi
e qui c’è poco da attaccare
se non i venti
le cattedrali rosso-oro delle nuvole.
Insomma un decifit di malformazione
una bolla di sapone scordata nella carne
caro mio maiale, ci separa.

Antiche lontananze

Grazia Di Lisio

Grazia Di Lisio

Torna a abitarmi la paura
nell’isola che mai il vento doma.
Sono quel vento…
nuvola di turbamento.
Tra orme e ombre – segno degli dei –
la tela si sfilaccia a larghe trame
d’antiche lontananze…
S’illivida il pensiero come piuma
che si fa barca in mare. Vibra
in silenzio e lentamente spare.
Mi insegue ovunque la mia terra
e punge d’ingombro un sentimento
nei boschi e nei declivi di olivi
dai contorti fili. Come in un sacro
tempio sembra che all’acqua si leghi
il cielo. E di bellezza m’assale
uno sgomento.
(poesia inedita)

Il Piacere

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

Avere un pensiero unico, assiduo,
di tutte le ore, di tutti gli attimi…
non concepire altra felicità
che quella sovrumana,
irraggiata della sola tua presenza
sull’essere mio…
vivere tutto il giorno nell’aspettazione
inquieta, furiosa, terribile
del momento in cui ti rivedrò…
nutrire l’immagine
delle tue carezze,
quando sei partita,
e di nuovo possederti
in un ombra quasi creata…
sentirti quando io dormo,
sentirti sul mio cuore viva,
reale, palpabile,
mescolata al mio sangue,
mescolata alla mia vita…
e credere in te soltanto,
giurare in te soltanto,
riporre in te soltanto la mia fede,
la mia forza, il mio orgoglio,
tutto il mio mondo,
tutto quel che so
e tutto quel che spero…

Il cappello di panama

Clemente di Leo

Clemente di Leo

Questo cappello di panama
mi costa duemila lire.
Lo chiamerò gioia.
Alla sua ombra faccio festa
Sei cinque formiche
esplorano la mia pancia.
Cinesi infi-infiniti
pestano gli altopiani del Tibet.
“non rendere” è il palo
dove ho appoggiata la mia testa.
Non so tenere un confetto in bocca
senza tritarlo presto.
I denti mi scartocciano versi
come nocelline.
Sono pigro al punto di alzarmi.
Ragazzo, qui bisogna mutare strada
farsi attore di teatro, portiere
romanziere o qualche altra stronzata.
Lettore, scusa la pubblicità,
se ti serve un cane di razza
o un poema da cerimonia,
dico sul serio, scrivimi,
eccoti l’indirizzo:
Clemente di Leo, 66010 Colledimacine CH
Editori illustrissimi,
se cercate un libro straordinario
venite a stanarmi.
Dottor regista, dico anche a lei:
mi prepari un cappello che sembri di canapa.

La levità del tempo

Grazia Di Lisio

Grazia Di Lisio

Più nessuna fronda fa garrula
corona alla stagione delle ombre.
La levità del tempo ci attraversa
la muta cognizione del dolore.
Mentre sentiamo scorrere le ore
lampi vediamo aprirsi di momenti
come se per miracolo la forma
intonasse di luce un ritornello.
E un mondo s’aprisse di bellezza.
(poesia inedita)