Mendicanti

Gerard Hanberry

Gerard Hanberry

Ci deve essere anche spazio per il lutto
in questa città scintillante
di arroganza cortese.
Quelle torri splendenti che promettono
immortalità
– tenetele, tenete tutto –
non è che una valle tremula di portoni
sprangati.
Vado verso le colline colori sfocati,
ambra, rossi, blue elettrici.
Da qui posso vedere chiaramente,
templi, teatri, luoghi di sapienza e bugie.
E sulla testa? Il silenzio insolente delle stelle.
Siamo meno che mendicanti. Alla fine
non potremo rubare per te o avere in prestito
un’ora in più,
pur coi nostri poteri, nemmeno un ultimo,
bellissimo, balenante secondo.

Scavando

Seamus Heaney

Seamus Heaney

Tra il mio pollice e l’indice
sta la comoda penna, salda come una rivoltella.
Sotto la finestra, un suono chiaro e graffiante
all’affondare della vanga nel terreno ghiaioso:
è mio padre che scava. Guardo dabbasso
finché la sua schiena piegata tra le aiuole
non si china e si rialza come vent’anni fa
ritmicamente tra i solchi di patate
dove andava scavando.
Con lo stivale tozzo accoccolato sulla staffa, il manico
contro l’interno del ginocchio sollevato con fermezza,
sradicava alte cime e affondava la lama splendente
per dissotterrare le patate novelle che noi raccoglievamo
amandone tra le mani la fresca durezza.
Il mio vecchio potrebbe impugnare una vanga presso Dio,
proprio come il suo vecchio.
Mio nonno estraeva più torba in un giorno
di qualsiasi altro uomo su, alla palude Toner.
Una volta gli portai del latte in una bottiglia
turata alla meglio con un pezzo di carta. Si raddrizzò
e lo bevve, poi subito riprese a lavorare
intaccando e dividendo, mentre con piote
sulle spalle andava sempre più a fondo
in cerca di buona torba. Scavando.
L’odore freddo dei solchi di patate, il tonfo
e lo schiaffo dell’umida torba, i tagli netti di una lama
tra le radici vive si destano nella mia memoria.
Ma non ho una vanga per succedere a uomini come loro.
Tra il mio pollice e l’indice
sta comoda la penna. Scaverò con quella.

Salutare

Leanne O'Sullivan

Leanne O’Sullivan

Quel primo giorno di disgelo primaverile quando il ghiaccio
principiava a sciogliersi e versarsi giù per i monti,
la camminai fino in cima la vecchia strada di miniera
per sentire quel lento allentarsi, quel lasciar andare,
lo stacco dei miei tacchi dal rame e dall’argilla,
i continui colpi delle mine a seguire come sull’argillite
i suoni del passo animato di un’altra persona
dietro di me, i torrenti che tuonavano
per sparire ancora giù nel sottosuolo
così che il luogo era tutto un tremare, un passaggio,
e un attenuarsi in un’aria più ferma e più chiara.
Amabile l’accendersi del rame, la discesa a valle,
lesta, lenta, l’acqua che mugghiava fuori del tempo,
voltando con tanto scroscio che pareva
trarre forza da minerali, polvere e argilla,
sotto l’ombra di quel suolo verde e battuto.
Traduzione di Alessandro Gentili

Poesia n. 287 Novembre 2013
Leanne O’Sullivan. Sogno di nascita
a cura di Alessandro Gentili
Fondazione Poesia Onlus 2013

 

 




paranoia

John O’Donoghue

John O’Donoghue

the stethoscope
can’t catch the beat of my brain
the x-rays
won’t show the nightmares
the weighing machine
can’t say how heavy it’s got
the thermometer
how cold
so why
should a white coat
be any better
than the disguises
we’ve all
adopted?

John O’Donoghue
(Cahirciveen (Irlanda), 1956),daMy cracked muse(Poetry Express, 2006)
paranoia

lo stetoscopio
non cattura il battito del mio cervello
le radiografie
non riveleranno i miei incubi
la bilancia
non misura quanto tutto è pesante
né il termometro
quanto freddo
allora perché
una vestaglia bianca
dovrebbe essere meglio
degli altri travestimenti
che tutti noi
abbiamo indossato?

Lavoro sul campo III

Seamus Heaney

Seamus Heaney

Non a lungo avrai ancora sete,
mio cuore bruciato.
C’è una promessa nell’aria,
mi soffia contro da bocche sconosciute:
il grande fresco viene.
A mezzogiorno il mio sole era caldo
sopra di me. Benvenuti, voi che venite:
voi venti improvvisi,
voi freschi spiriti del pomeriggio.
L’aria corre straniera e pura.
Non mi guarda la notte
di lato, con un obliquo
sguardo di seduzione?
Resta saldo, mio cuore ardito,
non chiedere perché.
Traduzione di Pino Menzio

Poesia n. 240 Luglio/Agosto 2009
Friedrich Nietzsche. Rovine di stelle
a cura di Pino Menzio




Definizione di amore

Bernard O'Donoghue

Bernard O’Donoghue

Strano, considerando quanto sull’amore
è stato scritto, che nessuno lo abbia detto
dove l’amore signoreggia: non nel sesso,
né nel volere il bene degli altri,
ma nell’occupare tutto il tempo a cena,
in apparenza assorti nel discorso,
a cercare invero di far prendere coraggio
alla mano affinché oltrepassi l’invisibile spada
sulla tovaglia e tocchi un dito in equilibrio sul tessuto.
A un giovane curato di una parrocchia di West Cork
fu detto che sua madre era gravemente ammalata
e che lui doveva venire a casa a Boherbue
(di fatto era già morta, ma l’intendimento era
di attenuare il colpo). Corse in auto mezzo Kerry
spericolatamente, per schiantarsi e lì morire
nella bella valle di Glenflesk.
Così avvenne, per quel suo fantasticare vano
di toccarle un’ultima volta le dita della mano.

Traduzione di Alessandro Gentili


Poesia n. 330 Ottobre 2017
Bernard O’Donoghue. Dietro il Connor Pass
a cura di Alessandro Gentili

 

 




L’ambasciata

Seamus Heaney

Seamus Heaney

E adesso vai, figliolo, corri come il vento,
e di’ a tua madre di cercarmi
una bolla d’aria per la livella
e un nuovo nodo per questa cravatta.”
Eppure fu contento, lo so, quando rimasi in campo,
rilanciandogli la palla
con un sorriso che vinse il suo e la sua ambasciata tranello,
in attesa della prossima mossa del gioco.

I cigni selvatici a Coole

William Butler Yeats

William Butler Yeats

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l’acqua
riflette un cielo immobile;
sull’acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.
È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all’improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.
Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.
Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l’aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.
Ma ora si lasciano andare sull’acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

Che ne sarà dei nostri figli

William Wall

William Wall

Che ne sarà dei nostri figli
i cui insegnante non leggono più
che per giocare usano la punta delle dita
quando ogni bussata alla porta è un colpo
& le leggi dell’ospitalità sono state sospese a tempo indefinito
quando le notizie sono più eccitanti dei cartoni
quando le cose sono o nostre o cattive
& la reality TV è la TV realtà
& tutti i tipi di intelligenza sono inaffidabili
eccetto la contro-intelligenza
& il sogno di chiunque è possibile
& non esiste nulla di impossibile
eccetto lo spazio qualcosa
che i loro nonni avevano
un sogno impossibile anche per gli astronauti ora
(Traduzione di Adele D’Arcangelo)