L’abbandono

Hasan Atiya Al-Nassar

Hasan Atiya Al-Nassar

Mi hai abbandonato.

Mi hai lasciato nel bosco,

sono spaventato

sui rami morti.

Sono rami vivi.

Nel tuo nome ho gridato tanto,

ho urlato.

Ho portato addosso satana ardente di noia.

Nell’inizio partivo lontano dal momento,

come fosse un anno.

Nell’inizio avevo arrestato il bosco

perché era in forma di fuoco,

ma con l’anima di un fiore.

Da più di cinquant’anni

continuo a cercare di un bosco..

Non vorrei dormire,

non voglio dormire

perché ho paura dei miei sogni.

Vorrei fuggire dal mio corpo,

ché nel mio corpo c’è guerra senza inizio,

dei miei anni assetati.

Sto cercando una foresta.

La voglio foresta ma senza confini.

Vedo i tuoi rami spogliati in attesa.

Vedo i tuoi occhi, signora della cura,

e l’inverno

che urlano in me,

foresta casentina.

Vedo che le palme sono curve,

come fango del tuo viso,

come la tua rovina,

come la tua foresta.

Un’altra volta come uomo perduto

sto tornando verso te.

La gemma

Dunya Mikhail

Dunya Mikhail

Non è più sul fiume
non è in città
non è sulla carta
il ponte che era
il ponte che eravamo
abituati ad attraversare
il ponte
l’ha gettato nel fiume la guerra
come una signora
la sua gemma azzurra
da sopra il Titanic.

La partita

Dunya Mikhail

Dunya Mikhail

È soltanto una pedina
salta sempre nella casella opposta
non si volta a destra né a sinistra
non si guarda indietro
è mossa da una regina demente
che attraversa la scacchiera in lungo e in largo
e non si stanca di portare bandiere
e insultare gli alfieri
È soltanto una regina
mossa da un re sventato
che conta i quadrati ogni giorno
sostenendo che sono di meno
e prepara torri e cavalli
sognando un accanito rivale
È soltanto un re
mosso da un abile giocatore
che si rompe la testa
e perde il suo tempo in una partita infinita
È soltanto un giocatore
mosso da una vita vuota
in bianco e nero
È soltanto una vita
mossa da un dio confuso
che un giorno ha provato a giocare con l’argilla
È soltanto un dio
che non sa come uscire dal guaio in cui si è cacciato.

Io

NAZIK AL-MALAIKA

NAZIK AL-MALAIKA

la notte mi chiede chi sono
sono il segreto della profonda nera insonnia
sono il suo silenzio ribelle
ho mascherato l’anima di questo silenzio
ho avvolto il cuore di dubbi
immota qui
porgo l’orecchio
e i secoli mi chiedono
chi sono

E il vento chiede chi sono
sono la sua anima inquieta rinnegata dal tempo
come lui sono in nessun luogo
continuiamo a camminare e non c’è fine
continuiamo a passare e non c’è posa
giunti al baratro
lo crediamo il termine della pena
e quello è invece l’infinito

Il destino chiede chi sono
potente come lui piego le epoche
e ridòno loro la vita
creo il passato più remoto
dall’incanto di una vibrante speranza
e lo sotterro ancora
per forgiarmi un nuovo ieri
di un domani gelido

Il sé chiede chi sono
come lui vago, gli occhi fissi nel buio
nulla che mi doni la pace
resto ancora e chiedo, e la risposta
resta nascosta dietro il miraggio
ancora lo credo vicino
al mio raggiungerlo

tramonta
dissolto, dispare

Con uno sguardo

Dunya Mikhail

Dunya Mikhail

spezza la cornice
la spezza con uno sguardo
esce il giallo portando epidemie
esce il blu un piede in cielo e l’altro al mare
esce il rosso con le sue guerre
esce il bianco con le sue trecce
esce il nero onta degli amici
esce il verde guardandosi indietro
esce il dentro nel fuori
esco io dentro il quadro vuoto
esco con uno sguardo.

Orazione funebre per una donna insignificante

NAZIK AL-MALAIKA

NAZIK AL-MALAIKA

Ci ha lasciati senza un pallore di gota o un fremito di labbra

le porte non hanno sentito nessuno narrare della sua morte

nessuna tenda alle finestre stillante dolore

si è levata per seguire il suo feretro sino a che non scompaia dalla vista

a eccezione delle poche persone che si sono commosse al suo ricordo.

La notizia si è dissolta nei vicoli senza che il suo eco si diffondesse

e si è rifugiata nell’oblio di alcune fosse

la luna ha pianto questa tragedia.

La notte non se n’è curata e si è trasformata in giorno

Quindi è giunta la luce con le grida del lattaio, il digiuno,

il miagolio di un gatto affamato tutto pelle ed ossa,

le liti dei commercianti, l’amarezza, la lotta,

i bambini che lanciano pietre da un lato all’altro della strada,

le acque sporche nei canali e i venti che giocano da soli con le porte delle terrazze

in un oblio pressoché totale.

Il filo argentato

Hasan Atiya Al-Nassar

Hasan Atiya Al-Nassar

Il filo argentato ha superato
l’età nella testa
ha portato città, fiumi, villaggi, acque secche
dormono sotto la testa.
E tutto è così
tra le città belle e le città distrutte
Ho sognato
per esser patria tua e mia
ma tu hai trovato città senza terra
piantagioni senza contadino
ma io sogno per esser terra e terreno
nei miei sogni e tuoi sogni
anni sono passati nella mia testa
filo di argento
tu sei il mio bel campo
perché
ho chiuso gli occhi per vederti
nella malinconia lieta.
Ho chiuso gli occhi per non
veder contadini nudi senza terra.
Ho chiuso gli occhi per non vedere
i pescatori quando non cantano l’acqua
quante volte ho chiuso gli occhi per non vedere
una palma sotto la quale dormono
i pastori feriti senza stanchezza
io sono stanco senza stanchezza
io sono estraneo con le donne che
mi hanno amato
sono estraneo
sono estraneo con me stesso
estraneo se sogno
estraneo se mi sveglio
il cielo vasto
la terra senza confini
tu sei il cielo senza terra, e le tue
stelle sono d’argento
e il filo argentato cresce ancora nella mia testa
straniero è nella terra felice
ma quante volte ho chiuso i miei occhi per vederti vicino
ma tu sei tu
io son io
fili di argento per i miei capelli
e nessuno mi vede
questo per me resta

Rovina

Hasan Atiya Al-Nassar

Hasan Atiya Al-Nassar

Rovina al Nord

Rovina al Sud:

è la Morte che entra

segretamente

nelle vesti del desiderio,

è l’ombra che cresce

ribelle…

Il regno dei morti

si muove verso una valle

luminosa,

così la Rivolta

si affratella alla Virtù

e la povertà al bastone.

Adesso è arrivata

la quiete

ad uccidere il sogno

dei giorni affamati;

era l’ultimo

battito che gridava

nel sangue

(Voglio una Patria, voglio

un albero sotto al quale

possano distendersi gli

uomini randagi).

Separazione totale

Hasan Atiya Al-Nassar

Hasan Atiya Al-Nassar

Sparirà il corpo dal suo desiderio

Sparirà dalla sua smania

Fuggirà il mare dalla sua spiaggia

Fuggirà dal suo arenile

Svanirà la palma dal suo tronco

Svanirà dalle sue radici

Scompariranno i ritornati dal Paradiso

L’ubriaco fuggirà dal suo ultimo bicchiere

La parola fuggirà dal suo Libro Sacro

Fuggirà dal suo Corano

L’amore era ingannato e l’innamorato sparirà

Fuggirà l’assassino perché non ha una vittima

Gli amanti spariranno perché non c’era amore

Scompariranno gli alberi dal loro giardino

Le rovine si dissolveranno perché non avranno più la terra

Il poeta senza parole fuggirà

Senza femminilità le donne spariranno

Dentro questi corpi c’è un cuore che se sarà isolato morirà.