La bambola meccanica

Forugh Farrokhzad

Forugh Farrokhzad

Più di così,
sì molto più ancora
si può restare in silenzio
Per ore,
con lo sguardo immobile dei cadaveri,
si può fissare il fumo di una sigaretta
la forma di una tazza
un pallido fiore sul tappeto
un vago tratto sul muro
Con le rigide dita
si può scostare la tenda
e guardare fuori la pioggia che batte,
il bimbo e l’aquilone dipinto
sotto il porticato
e il vecchio carro
attraversare chiassoso la piazza deserta
Vicino alla tenda
si può restare immobili
senza vedere, senza sentire
Con la voce aliena e artefatta
si può gridare forte
“Io amo”
Tra le braccia vigorose di un uomo,
si può essere una donna sana e bella
Con il corpo dalla pelle tesa
con i seni duri e pieni
si può inquinare
nel letto di uno sbronzo, un randagio, un folle
la purezza di un amore
Si può beffare con astuzia
ogni incomprensibile enigma
e accontentarsi di un cruciverba
Si può essere felici
di una risposta banale di cinque o sei lettere,
sì, una risposta banale
Ci si può inginocchiare,
tutta la vita, a testa bassa,
innanzi a un santuario freddo
Si può vedere Dio in una tomba ignota
Si può credere in Dio
Per una piccola moneta
Si può lentamente marcire
come un vecchio predicare
nelle piccole stanze di una moschea
Si può, come lo zero,
nelle divisioni e nelle moltiplicazioni,
restare sempre immutati
si può considerare il tuo sguardo di rancore
il bottone scolorito di una vecchia scarpa
e come l’acqua prosciugarsi nel proprio fossato
Si può nascondere timidamente
in fondo a un vecchio baule,
come una buffa istantanea in bianco e nero,
la bellezza di un attimo
Si può appendere
nella cornice vuota di una giornata
l’immagine di un condannato, vinto crocefisso
si possono coprire,
dietro le maschere, le crepe del muro
o aggiungere ancora altre inutili figure
Si può guardare al proprio mondo
con gli occhi vitrei della bambola meccanica
Si può dormire in una scatola di panno ruvido
con il corpo riempito di paglia
tra pizzi e perline
e a ogni volgare pressione delle dita
gridare invano
“oh, come sono felice”

Appuntamento

AHMAD SHĀMLOU

AHMAD SHĀMLOU

Oltre i confini del tuo corpo ti amo.
Dammi gli specchi e i bramosi pipistrelli
la luminosità e il vino
l’alto cielo e l’arco largo del ponte,
gli uccelli e l’arcobaleno dammi!
E ripeti l’ultimo brano
nella tonalità che suoni.
….
Oltre i confini del mio corpo
ti amo.
In quel lontano fuorimano
dove la missione dei corpi si compie
e fiamma e brama, battiti e suppliche
interamente
si calmano
e ogni significato abbandona lo stampo dei termini
come uno spirito
che abbandona il corpo alla fine del viaggio,
all’assalto finale degli avvoltoi …
….
Negli aldilà dell’amore
ti amo,
oltre il telo e il colore.
Nell’aldilà dei nostri corpi
fissa un incontro con me!

Due fantasmi

AHMAD SHĀMLOU

AHMAD SHĀMLOU

Radici nella terra
Radici nell’acqua
Radici nel grido.

La notte degli spiriti è ricolma del silenzio
e delle mani che scacciano gli spiriti
e delle mani che a distanza
lontano sparpagliano gli spiriti …

Due fantasmi nelle tenebre
fino ai limiti della stanchezza hanno danzato.
Noi abbiamo danzato
fino ai limiti della stanchezza, abbiamo danzato.
Due fantasmi nelle tenebre
in una danza magica, le stanchezze hanno mostrato.
Noi abbiamo danzato.
Noi abbiamo mostrato le stanchezze.

La notte degli spiriti del silenzio
è ricolma
le radici
del grido e
le danze
della stanchezza.

L’ora dell’esecuzione

AHMAD SHĀMLOU

AHMAD SHĀMLOU

Nel chiavistello della porta girò una chiave
Tremò sulle sue labbra un sorriso
come la danza dell’acqua sul soffitto
dal riflesso d’un raggio di sole
Nel chiavistello della porta girò una chiave

Fuori
il bel colore dell’aurora
come una formica sperduta
cercava girovagando sui fori della canna
ansimante, la sua casa…
….
Nel chiavistello della porta girò una chiave
danzò sulle sue labbra un sorriso
come la danza dell’acqua sul soffitto
dal riflesso d’un raggio di sole

Nel chiavistello della porta girò una chiave.

Aida allo specchio

Ahmad Shamlu

Ahmad Shamlu

Le tue labbra,
Soavi come la poesia
Mutano il più sensuale dei baci
In tale pudore
Che un cavernicolo
Ne giova per divenire uomo.

E le tue guance,
Con due solchi obliqui
Che tracciano il tuo orgoglio
E il mio destino.
Io che sopportai la notte
Senza essere armato dell’attesa del mattino
E dai postriboli della compravendita
Riportai integra, una superba verginità.

Mai nessuno con tanta spietatezza
Si levò a uccidersi
Come io mi abbassai a vivere.

Il tuoi occhi, il segreto del fuoco
Il tuo amore,
Il trionfo dell’uomo
Quando si affretta a contrastare il destino.

Le tue braccia,
Un angolo dove vivere,
Un angolo dove morire,
Una fuga dalla città

Che con mille dita
Insulta volgarmente
Il candore del cielo.

La montagna nasce dalle prime pietre
E l’uomo dai primi dolori.

In me c’era un prigioniero tiranno
Che non si abituava al canto delle sue catene.

Io sono nato con il tuo primo sguardo.
Nelle tue maestose movenze
Le tempeste
Risuonano
Con la magnificenza di un flauto.

E la melodia delle tue vene
Fa sorgere il sole dell’eternità.
Lasciami ridestare dal sonno,
Che tutti i vicoli della città
Sappiano della mia presenza.

Le tue mani, la riconciliazione,
Compagne che aiutano
A cancellare l’ostilità dalla memoria.

La tua fronte, un grande specchio
Alta e radiosa
Dove le Pleiadi si riflettono
Per scoprire la loro bellezza.

Nel tuo petto due uccelli cantano inquieti.
Da quale via giungerà l’estate
Perché la sete renda più gradevole l’acqua?

Prima che tu apparissi nello specchio
Guardai dentro una lunga vitaPiansi paludi e mari.
Fata con sembianze umane
Il tuo corpo non brucia, se non nel vuoto dell’inganno!

La tua presenza è un paradiso
Che spiega la fuga dall’inferno,
Un mare che mi inghiotte
Fino a purificarmi di tutti i peccati e di tutte le menzogne.

E l’aurora si risveglia con le tue mani.

L’amore universale

Ahmad Shāmlu

Ahmad Shāmlu

La lacrima è un mistero

il sorriso è un mistero

l’amore è un mistero

la lacrima di quella notte era il sorriso del mio amore.

Non sono favola che tu racconti

non sono melodia che tu canti

non sono voce che tu senta

o cosa che tu veda

o cosa che tu sappia…

Io sono il dolore comune

gridami!

L’albero parla con la foresta

l’erba con il campo

la stella con la galassia

e io con te parlo

Dimmi il tuo nome

Dammi la tua mano

Dimmi la tua parola

Dammi il tuo cuore

Io ho compreso le tue radici

con le tue labbra ho parlato per tutte le labbra

e le tue mani sono in intimità con le mie

Nel lucente eremo con te ho pianto

per i vivi

e nel cimitero buio con te ho cantato

gli inni più belli

perché i morti di quest’anno

erano i più innamorati dei vivi.

Dammi la tua mano

Le tue mani sono in intimità con le mie

Parlo con te, che tardi ho incontrato

Come la nube che con la bufera

Come l’erbe che col campo

Come la pioggia che col mare

Come l’uccello che con la primavera

Come l’albero che con la foresta

parla.

Perché io

ho compreso le tue radici

perché la mia voce

è in intimità con la tua.

Nebbia

Ahmad Shāmlu

Ahmad Shāmlu

Il deserto da un capo all’altro è ghermito dalla nebbia

La lampada del villaggio è celata

Una calda onda è nel sangue del deserto

Il deserto, stanco

Silente

Esausto

Nel caldo delirio della nebbia, trasuda lieve da ogni giuntura

“Il deserto da un capo all’altro è ghermito dalla nebbia

. [Parla con sé il viandante]

I cani del villaggio tacciono.

Velato nel mantello della nebbia arrivo a casa. Golkù non lo sa. Mi vedrà d’un tratto alla soglia, con gli occhi lacrimanti e col sorriso sulle labbra, dirà:

“Il deserto da un capo all’altro è ghermito dalla nebbia

… pensavo tra me che se la nebbia di questo passo fino all’alba fosse durata, i prodi dal loro nascondiglio sarebbero tornati all’incontro coi cari.”

Il deserto

da un capo all’altro

è ghermito dalla nebbia.

La lampada del villaggio è celata, una calda onda è nel sangue del deserto.

Il deserto – stanco silente esausto nel caldo delirio della nebbia, suda lieve da ogni giuntura.