L’ora dell’esecuzione

AHMAD SHĀMLOU

AHMAD SHĀMLOU

Nel chiavistello della porta girò una chiave
Tremò sulle sue labbra un sorriso
come la danza dell’acqua sul soffitto
dal riflesso d’un raggio di sole
Nel chiavistello della porta girò una chiave

Fuori
il bel colore dell’aurora
come una formica sperduta
cercava girovagando sui fori della canna
ansimante, la sua casa…
….
Nel chiavistello della porta girò una chiave
danzò sulle sue labbra un sorriso
come la danza dell’acqua sul soffitto
dal riflesso d’un raggio di sole

Nel chiavistello della porta girò una chiave.

Unione

FORUGH FARROKHZĀD

FORUGH FARROKHZĀD

Queste oscure pupille, oh
Questi miei semplici Sufi eremiti
Nel rapimento della danza rituale degli occhi di lui
Erano in estasi
Vidi ondeggiare
Su di me interamente
Come la vampa rossastra del fuoco
Come il riflesso dell’acqua
Come una nube convulsa di pioggia
Come un cielo accaldato dal respiro dell’estive stagioni.
Fino all’illimitato
Fino al di là della vita
Era disteso lui
Vidi nel soffiare delle sue mani
La corporeità del mio essere
Dissolversi.
Vidi il suo cuore
Con quella incantevole risonanza vagante
Rimbombare pieno nel mio cuore
L’ora volò via
La tenda se ne andò col vento
L’avevo stretto a me
Nell’aureola focosa
Avrei voluto dire qualcosa
Però, oh meraviglia!
Il folto delle sue ciglia ombreggianti
Come le frange della tenda di seta
Fluirono dal fondo della tenebra
Lungo l’esteso inguine del desiderio
E quella convulsione
Quella convulsione contaminata di morte
Fino alla mia profondità perduta
Mi vidi liberare
Mi vidi liberare
Vidi la mia pelle spaccarsi pel dilatare dell’amore
Vidi il mio volume ardente
Liquefarsi
E versarsi, versarsi, versarsi
Nella luna, la luna adagiata nel concavo, l’opaca luna perturbata
Avevamo pianto l’uno nell’altro
L’uno nell’altro tutto l’attimo ineffabile dell’unione
Follemente avevamo vissuto

O salato ! O antico !

Sohrāb Sepehri

Sohrāb Sepehri

All’alba
il salato delle dimensioni della festa ombreggiò il gusto.
Il mio riflesso cadde nell’area del calendario: nella curva di quelle infantili oblique linee, sul digradare della quiete di una festa.
Esultai:
«Oh, che aria eccellente!»
Nei miei polmoni c’era l’evidenza delle ali di tutti gli
uccelli del mondo.
Quel giorno
l’acqua, com’era fresca!
Il vento era errante come l’ostinazione. Avevo disposto in ordine sulla terra tutti i miei esercizi di geometria.
Quel giorno
dei triangoli nell’acqua erano affondati.
Io
ero confuso,
saltai sul monte della carta geografica:
«Ehi, voi dell’elicottero di soccorso!». Peccato:
il disegno della bocca nel passaggio del vento si
arruffò.
O soffio salato! O tu, la più forte delle forme!
Guida
l’ombra del bicchiere
fino all’arsura di questa sgretolata sincerità!

Una canzone in lode dell’amore

MOHAMMAD REZĀ SHAFI‘I KADKANI

MOHAMMAD REZĀ SHAFI‘I KADKANI

L’amore non è una parola, è un significato
una scala verso il mondo supremo
Quando con la vita s’è legata la morte
l’amore appare dal fondo dello specchio
È forse l’arte di morire l’amore
che è così magica e bella?
Morire e rivivere nella morte
certo che è uno stato eminente!
È un termine ambiguo e insensato
ma in verità è l’unica manifestazione del senso
È un dirupo eterno, per ogni precipitare
cadervi dentro è un ascendere verso l’Alto
Creare una divinità da qualcosa come questo Sé
è un rendere eterne la passione e la polvere
Col corpo inizia l’amore
fin dove giunge? Dio lo sa!
È il passaggio da una porta vietata
quella porta che è presenza nel domani
È senza tempo quest’isola d’amore
benché sia palese nel corso del tempo
Una rosa che all’alba della resurrezione
sarà causa d’ebbrezza all’olfatto di Dio
La gelosia e l’invidia sue, incendianti,
donano vita ad ogni [nostra] pazienza
Abitudine e banalità son le sue nemiche
ché “l’arrivare” è la nostra decadenza
L’amore è un animare col corpo
benché la sua fine sia un corpo solitario
[E’] un’arsura per l’anima gemella, nascosta
giungere alla quale è la nostra bramosa supplica
L’amore è uno smarrire “io”, “tu” e “lui”
ogni cosa ch’è perduta è là che si trova.

Nella fredda notte d’inverno

NIMĀ YUSHIJ

NIMĀ YUSHIJ

Nella fredda notte d’inverno
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.
E come il mio lume
non splende nessun altro lume,
né è congelata la luna che dall’alto splende.
Io, il mio lume una notte oscura ho illuminato nell’andirivieni del mio vicino
ed era una fredda notte d’inverno,
il vento s’avvolgeva al pino,
in mezzo alle spente baracche
da me si separò, sperduto, in questa stretta strada.
E ancora la storia persiste nel ricordo
e queste parole appese alle labbra:
Chi illumina? Chi arde?
Chi nel cuore questa storia preserva?
Nella fredda notte d’inverno,
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.

Il verbo degli uccelli

MOHAMMAD REZĀ SHAFI‘I KADKANI

MOHAMMAD REZĀ SHAFI‘I KADKANI

Con nessun pugnale
questa corda si sfibra,
incessantemente
una voce si sente
giorno e notte dal giardino:
“ciù ciù,
cià cià,
ciah ciah,
ciù ciù,
ciah ciah”.
Il limpido del sussurro
scorre dall’altra parte del muro.
Chiede Jalāl:
“La gola di quest’uccello
dell’atto di cantare e
del chiamare
mai si stancherà,
ché con la sua melodia nella calura del giorno e
nell’ombra della notte,
sveglio tien sempre il giardino e
il bosco?”
“Guarda che”
-dico io-
“questo è l’incanto dell’amante, dell’alba;
non n’è finita ancora una,
che l’altra già prende il via;
la voce è una
ma gli uccelli molti.”

Una dimora in lontananza

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

Una dimora in lontananza ci sarà certamente per tutti i viaggiatori
così avevo saputo, e così so.
Ma,
o tu ignota, o tu lontana!
È credibile che tu sia ornata di un culto desiderabile.
So soltanto che devo raggiungerti, ma
magari sapessi anche, o dimora non conosciuta
da questa spelonca fin lì, quale strada prendere
o qual è la deviazione.
O tu che per me, e non per mia volontà hai costruito casa!
E magari anche sapessi a te cosa dover portare.
Lo so, o cara lontana! Questo lo sai bene
io sono un impotente pedone, mentre tu sei lontana e il tempo è inadeguato.
Magari sapessi anche
tu lì per me che cosa hai previsto.
La volta che di estasi, di letizia, il pensiero si colma
potrò vedere
tra i rivali un grazioso la cui coppa batta sulla mia,
così da condividere con lui la letizia?
Quando arriva la notte ci sarà una lanterna?
Non dico le primavere, ma uno stelo in un vaso?
O quando la nube della nostalgia pioverà, il cuore si oscurerà, strariperà,
di un conoscente, un che consoli, lì, vi sarà traccia?