Passa radiosa, come la notte tersa

George Gordon Byron

George Gordon Byron

Passa radiosa, come la notte tersa
dai cieli stellati;
il meglio del buio e del fulgore
si incontra nei suoi occhi
addolciti a quella tenera luce
che il cielo nega allo sforzo del giorno.
Un’ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
in parte guastato la grazia senza nome
che si posa sui capelli neri
o illumina il volto con dolcezza,
dove pensieri limpidi
svelano pura e preziosa dimora.
Su quella guancia, sopra quella fronte serena
sorrisi e colori parlano di pacifici giorni,
di un intelletto in armonia con tutto,
di un cuore che ama innocente.

Ella dimora insieme alla Bellezza

John Keats

John Keats

Ella dimora insieme alla Bellezza,
la Bellezza che morir deve; e insieme
alla Gioia che tien sempre sui labbri
la mano a dire addio; presso al Piacere
che duole e in velen muta mentre sugge
ape la bocca. Sì, nel tempio stesso
del Piacere ha il sacrario la velata
Malinconia benché la veda solo
chi con strenua lingua sa schiacciare
contro al palato il grappolo di gioia;
l’anima di colui assaggerà
la tristezza inerente al suo potere,
e andrà fra i suoi trofei capi sospesa.

Dici di amarmi

John Keats

John Keats

Dici di amarmi, ma con una voce
più casta di quella di una suora che canta
il tenue Vespro della sera a se stessa,
mentre suona la campana a festa…
Please, amami sul serio!
Dici di amarmi, ma con un sorriso
freddo come un’alba di settembre,
come se fossi la suora di San Cupido
nella settimana di astinenza.
Please, amami sul serio!
Dici di amarmi, ma poi le tue labbra
color corallo non insegnano gioia
più del corallo stesso nel mare,
non si aprono mai per un bacio…
Please, amami sul serio!
Dici di amarmi, ma poi la tua mano
non stringe con dolcezza la mia mano,
è morta come quella di una statua
mentre la mia per la passione brucia.
Please, amami sul serio!
Sospirami qualche parola di fuoco!
Sorridi come se quelle parole mi bruciassero,
stringiti a me come una che ama, o baciami,
e nel tuo cuore seppelliscimi!
Please, amami sul serio!

Come i bambini al sole

Elizabeth Barrett Browning

Elizabeth Barrett Browning

Come i bambini al sole, a mezzogiorno,
siedo al tuo sguardo, e tremano le anime
tra le felici palpebre, per l’inespressa,
intima, prodiga gioia. Vedi, nel dubbio
errai. E non rimpiango la colpa, ma
l’occasione che ci privò, anche per un
istante, della reciproca, benefica
presenza. Ah, tienimi vicino, proteggimi
tu, o amorevole colomba. E alle mie paure,
se tornassero, opponi sereno il forte cuore:
nella tua divina sicurezza trovino il nido
i miei pensieri, che, senza te vacillano
come implumi smarritisi nei cieli.

Even now, I tell myself, there is a language

Geoffrey Hill

Geoffrey Hill

Persino ora, mi dico, esiste una lingua
alla quale potrei parlare e che
giustamente mi ascolterebbe;
rispondendo con eloquenza; a sua volta,
negoziando il senso senza insulto
dato o danno ricevuto.
Familiare a coloro che già altrove
la conoscono come giustizia,
la si incontra anche sotto forma di silenzio.
(Traduzione e cura di Marco Fazzini)

Là fuori

Jamie McKendrick

Jamie McKendrick

Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.
Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: “dove vai”, diceva: “a fare un giro”
e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo
ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso.
Traduzione di Antonella Anedda

Poesia n. 291 Marzo 2014
Jamie McKendrick. Vari tipi di resti.
a cura di Teresa Franco

 

 




La canonizzazione

John Donne

John Donne

Basta parole per carità, lasciatemi al mio amore.
Rimproveratemi il tremito o la gotta,
irridete i cinque capelli grigi o la fortuna distrutta,
arricchitevi, con le arti miglioratevi,
fate carriera, trovate un posto, ossequiate
Sua grazia e Suo onore, contemplate
il Re in persona, o al suo volto in effigie,
fate quel che volete,
ma lasciatemi al mio amore.
Chi mai ho danneggiato con il mio amore?
Che mercantili ho affondato di sospiri?
A chi ho inondato di lacrime il podere?
Fu mai spento un primo vere dai miei geli?
E gli ardori delle mie vene aggiunsero
un altro nome alla lista della peste?
Altre guerre trovano i soldati, e ancora
gli avvocati contendenti a muovere querele,
anche se io e lei siamo in amore.
Dateci i nomi che volete, così ci ha fatto amore.
Ditemi mosca, di lei ditelo pure,
noi siamo anche le candele,
di noi stessi moriamo, in noi troviamo
l’aquila e la colomba. Da noi l’enigma
della Fenice è reso più perspicuo:
noi lo siamo: noi due che siamo uno.
A un unico indistinto i sessi convenuti, ..
identici moriamo e risorgiamo, .
fatti misteriosi da questo amore.
Se non è dato vivere d’amore, si può morirne.
Se non adatta a feretri e a sepolcri
la nostra leggenda trascorrerà nei versi.
Se nelle cronache non ci sarà spazio
belle stanze ci faremo nei sonetti,
ugualmente s’addicono a ceneri d’eletti
l’urna raffinata, la tomba più importante.
E grazie a questi inni tutti plaudiranno
noi canonizzati per amore,
E invocheranno: voi che sacrale amore
ha fatto mutuo romitorio, voi per cui
fu pace l’amore che ora è furia, voi che aveste
l’anima del mondo racchiusa, e attratti
nel cristallo degli occhi (fatti specchi,
fatti spie, che di tutto a voi fecero compendio)
paesi, Corti e città, impetrate per noi dall’alto
un calco del vostro amore!