Ragazzina

David Herbert Lawrence

David Herbert Lawrence

L’amore ha fatto scoppiare il suo ermetico cuore
come nei campi un’ape, nera e ambra,
rompe il bozzolo invernale, per arrampicarsi
sull’erba intiepidita dai novelli raggi di sole.
Di malizia albeggiano i suoi occhi ora
e sull’iride colorata è un luccichio
simile a quello sull’ali ripiegate
dell’ape, prima del volo.
Chi, con un soffio conturbante, preciso,
ha aperto le ali del giovane spirito timido?
Chi ha eccitato l’animo a un inesperto volo
nei suoi occhi di giovane ape incerta?
Grave rende l’amore la sua voce;
il ronzio delle sue ali esitanti, pesanti,
fa tremare di consapevolezza le cose comuni
che dice, e le sue parole rallegrano.

Quando io sono morta

Christina Rossetti

Christina Rossetti

Quando io sono morta, mio carissimo,
non cantare canzoni tristi per me;
non piantare rose alla mia testa
nè ombroso albero di cipresso:
sia la verde erba su di me
con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
e se tu vuoi, ricorda
e se tu vuoi, dimentica.
Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia;
non udirò l’usignolo
cantare come se fosse addolorato:
e sognando durante il il crepuscolo
che nè sorge nè tramonta,
per caso possa ricordare
e per caso possa dimenticare.

Alchimia d’amore

John Donne

John Donne

Chi più me a scavato a miniera amore
può dire dove si trova il suo centro felice,
Io ho amato, avuto, contato, eppure
se anche fino a tarda età amassi, contassi, avessi,
i mai scoprirei il suo mistero chiuso.
È una menzogna tutto.
Nessun alchimista ha trovato ancora l’elisir,
ma l’atanor fecondo magnifica se per caso
in qualche sostanza odorosa o medicinale
si ìmbatte, durante ìl suo percorso.
Cosi glì amantì sognano una voluttà lunga e lussuosa
ma trovano una notte d’estate sìmìle all’inverno.
Benessere, profitto, onore, il nostro giorno,
vorremmo dunque cedere per una vana ombra
di bolla di sapone? È tutto quì l’amore,
che il mìo servìtore sìa felice come me
se gli riesce di portare ìl peso breve
del ridìcolo dì una farsa di nozze?
Lo sventurato amante che giura, non è
matrimonìo deì corpì, ma deglì animi,
che nella donna vede un’angelìca natura,
potrebbe con altrettanta sicurezza giurare
di sentire nell’aspro, roco concento di quel gìorno
l’armonìa delle sfere.
Non sì speri dì trovare spirito nelle donne,
al più è dolcezza e brio, ma non sono che Mummie,
quando le sì possiede. .

Avviso

Jenny Joseph

Jenny Joseph

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi dona
e spenderò la mia pensione in brandy e in guanti estivi
e in sandali di satin, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi
e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e mi rifarò della sobrietà della mia gioventù.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.

Se…

Rudyard Kipling

Rudyard Kipling

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell’attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall’odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;
se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l’insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;
se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: “tieni duro! “;
se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l’attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e – quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!

A..

John Keats

John Keats

Se io avessi una bella forma d’uomo,
allora i miei sospiri entro l’avorio
di codesta conchiglia, il tuo orecchio,
saprebbero echeggiare e il tuo gentile
cuore trovare senza indugio; armato
troppo bene sarei dalla passione
per questa impresa. Ahimè, ma cavaliere
di cui muoia il nemico non son io,
sul petto prominente non mi brilla
corazza alcuna; né un pastor di valle
sono, felice, che per gli occhi d’una
fanciulla gli tremarono le labbra.
Pure bisogna ch’io per te vaneggi,
dolce chiamarti, delle rose d’Ibla
più dolce assai che sentono di miele
quando le impregna una rugiada ricca
tanto che inebria. Ah sì, quella rugiada
gustare voglio, quella mi bisogna,
e quando il viso pallido disvela
la luna voglio andarne raccogliendo
qualche po’ con incanti e con malie.

Ho detto

Thomas Stearns Eliot

Thomas Stearns Eliot

Ho detto alla mia anima di stare ferma,
e di stare ad aspettare senza sperare.
Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;
Di stare ad aspettare senza amore.
Perché l’amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;
Ma resta ancora la fede.
Ma fede e amore e speranza sono tutte nell’attesa.
Aspetta senza pensare,
perché non sei pronto per pensare.
E allora l’oscurità sarà luce,
e l’immobilità danza.

Il sorgere del sole

John Donne

John Donne

Vecchio stolto faccendiere, sole dissennato,
perché così,
attraverso vetri e tende vieni a visitarci?
Le stagioni degli amanti devono volgere
ai tuoi movimenti?
Sfacciato dannatissimo pedante, va a strapazzare
gli scolari in ritardo, i garzoni inveleniti,
va a dire ai cacciatori: il Re vuole cavalcare,
chiama le formiche dei campi alle fatiche del raccolto,
immutabile l’amore non conosce climi e stagioni,
non giorni, mesi, e ore, del tempo solo i brandelli.
Perché pensi che i tuoi raggi
siano tanto potenti e venerandi?
Con un battito di ciglia potrei eclissarli,
obnubilarli, se non che non vorrei
non vedere lei tanto a lungo.
Se i suoi occhi non hanno accecato i tuoi,
guarda, e domani quando è tardi dimmi
se le Indie delle spezie e delle miniere
sono dove le lasciasti, o sono qui da me.
Chiedi dei Re che hai visto ieri,
ti sarà detto, che giacciono tutti qui in un letto.
Lei è tutti gli stati, io sono tutti i principi,
nient’altro esiste.
A paragone i principi non recitano che la nostra parte,
ogni onore è mimica, ogni ricchezza è alchimia.
Tu sei felice, oh sole, molto meno di noi,
in cui il mondo si è così contratto;
la tua età richiede agi, il tuo compito
è di scaldare il mondo – scaldaci, ed è fatto.
Splendi su noi e sarai dovunque,
questo letto è il tuo centro, queste pareti la tua sfera.