Benedizione

Imtiaz Dharker

Imtiaz Dharker

La pelle si sgrana come un baccello.
Non c’è mai acqua a sufficienza.

Immaginane il gocciolio,
il piccolo tonfo, l’eco
in una scodella di latta,
la voce di un dio benevolo.

A volte, il flusso improvviso
della fortuna. Il condotto comunale scoppia,
l’argento si schianta al suolo
e il getto che scopre
uno scroscio di lingue. Dalle capanne,
un assembramento: ogni uomo donna
bambino dalle vie vicine
fa capolino, con pentole,
ottone, rame, alluminio,
secchi di plastica,
mani frenetiche,

e bambini spogli,
che gridano nel sole liquido,
i loro riflessi perfettamente lustri,
luce che abbaglia
e la benedizione che canta
sulle loro piccole ossa.

Un secolo dopo

Imtiaz Dharker

Imtiaz Dharker

La campanella di scuola è una chiamata alle armi,
ogni passo verso la classe, un passo verso la linea di tiro.
Ecco il bersaglio, pelle sottile sulla tempia,
la guancia ancora tornita di quindicenne.

Arresa, attorniata,
si prende il proiettile in testa

e va avanti. Il missile apre
un varco nella sua mente, in un frutteto
tutto fiorito, un campo ronzante sotto il sole,
dal grembo aperto e pieno di papaveri.

La ragazza ha vinto
il diritto di essere comune,

mettersi braccialetti a un matrimonio, lo smalto sulle unghie,
andare a scuola. Proiettile, dice lei, sei stupido.
Hai fallito. Non puoi uccidere un libro
o il brusio al suo interno.

Un mormorio, uno sciame. Dietro di lei, una ad una,
le studentesse se ne stanno in piedi
a prendersi il loro posto in prima linea.

Vita della mia vita

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

Vita della mia vita,
sempre cercherò di conservare
puro il mio corpo,
sapendo che la tua carezza vivente
mi sfiora tutte le membra.
Sempre cercherò di allontanare
ogni falsità dai miei pensieri,
sapendo che tu sei la verità
che nella mente
mi ha acceso la luce della ragione.
Sempre cercherò di scacciare
ogni malvagità dal mio cuore,
e di farvi fiorire l’amore,
sapendo che hai la tua dimora
nel più profondo del cuore.
E sempre cercherò nelle mie azioni
di rivelare te,
sapendo che è il tuo potere
che mi dà la forza di agire.

Cogli questo piccolo fiore

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.
Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano – e coglilo.
Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l’ora dell’offerta.
Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c’è tempo – e coglilo.

Stratega

Arundhati Subramaniam

Arundhati Subramaniam

Il trucco da adottare
con un corpo sotto assedio
è far muovere le cose,

farsi giocoliere
nell’istante
in cui tutte le sfere sono in aria,
una vorticosa polka di asteroidi e lune,

conoscere la metrica delle viscere,
calibrando spintoni borborigmi
e brontolii del commercio
nei luoghi dove il sangue
incontra il sentimento.

Paura.
Gelo nelle giunture,
reumatismo primordiale.

Invidia.
Il midollo che gela
in igloo senza finestre.

Rimpianto.
Il tempo si ferma in gola.
Un ricordo che punge come lisca
del mare.

Collera.
Vecchia amica.
Che porti al mondo la notizia
che io esisto.

Il trucco è non costringerti
all’angolo con un nome.
Annaffia le piante.
Fa’ una passeggiata.
Abita il verbo.

Pensieri di una donna pakistana in una prigione inglese

Moniza Alvi

Moniza Alvi

E’ vero, sono più felice di prima.
Qui per la prima volta so che sono me stessa,
non la figlia di questo, o la moglie di quell’altro.
Il mio crimine? Non avevo scelta.
Questo non l’hanno capito.
I miei pensieri
svolazzano come uccelli per la mia cella,
quasi quasi scivolano via dalle sbarre.
Grazie a dio, non sono
uccelli asiatici, o uccelli inglesi.
Di notte conto tutte quelle penne lucenti.
Questa penna è la mia volontà.
Questa penna è il mio diritto.

Casa

Arundhati Subramaniam

Arundhati Subramaniam

Dammi una casa
che non sia mia,
dove possa entrare e uscire dalle stanze
senza lasciar traccia,
senza mai preoccuparmi dell’idraulico,
del colore delle tende,
della cacofonia dei libri vicino al letto.

Una casa leggera da indossare,
in cui le stanze non siano intasate
delle conversazioni di ieri,
dove l’ego non si gonfia
a riempire gli interstizi.

Una casa come questo corpo,
così aliena quando provo a farne parte,
così ospitale
quando decido che sono solo in visita.

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In lingua originale:

HOME

Give me a home
that isn’t mine,
where I can sleep in and out of the rooms
without a trace,
never worrying about the plumbing,
the colour of the curtains,
the cacophony of books by the bedside.

A home that I can wear lightly,
where the rooms aren’t clogged
with yesterday’s conversations,
where the self doesen’t bloat
to fill in the crevices.

A home, like this body,
so alien when I try to belong,
so hospitable
when I decide I’m just visiting.
Arundhathi Subramaniam
Poesie d’Autore – da PensieriParole.it

Sono la donna che si è svegliata

Meena Alexander

Meena Alexander

Sono la donna che si è svegliata
Mi sono alzata
e sono diventata tempesta
fra le ceneri dei miei figli bruciati
I miei villaggi in rovina
e in cenere
mi riempiono di rabbia contro il nemico
Oh compatriota,
non mi guardare più debole e incapace,
La mia voce si mescola
con migliaia di donne in piedi
Per rompere tutte insieme
tutte queste sofferenze
e queste catene.
Sono la donna che si è svegliata,
Ho trovato la mia strada
e non tornerò mai indietro.

A una poesia non ancora nata

Arundhati Subramaniam

Arundhati Subramaniam

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Le leggono dieci persone, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza
per un istante
immuni
dal terribile contagio
dell’abitudine.