Parole

Arundhati Subramaniam

Arundhati Subramaniam

Le parole stasera sono armi.
Le usiamo con facile precisione,
di punta e di taglio,
le nostre mutilazioni sono degne di Spielberg,
disinvolte, perfino artistiche.

Noi che sappiamo
che la linea perfetta
che ammicca, felina, dalla pagina
è partorita nel fremito dell’intestino
e da malariche visioni,

nel sibilo
del sogno che esplode,
nel terribile arrendersi
all’assenza.

Noi che sappiamo
che gli artigiani devono costruire
solo per far esplodere
vasti ziggurat di pensiero
nel silenzio.

Noi che sappiamo.
Noi che dimentichiamo.

A una poesia non ancora nata

Arundhati Subramaniam

Arundhati Subramaniam

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Le leggono dieci persone, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza
per un istante
immuni
dal terribile contagio
dell’abitudine.

Tagore XXII

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

Del dolore del mondo
ho preso atto nella mia poesia
e del mio volto degli altri.
Ho viaggiato per Paesi
su vagoni piombati
e ho abitato in case
che non avevano finestre.
Ho profetizzato il passato
e al futuro ho scritto una postfazione.
Dei miei sogni è rimasto:
la loro irrealizzabilità.
Noi tutti abbiamo lo stesso nemico, noi stessi,
e la stessa madre, che ci diede
il petto sul quale
morivamo di sete.
Quando arriverà il momento,
mi metterò in cammino
per cercare mio fratello.
Non può essere più tanto lontano.

Traduzione di Nadia Centorbi

Poesia n. 295 Luglio/Agosto 2014
Hans Sahl. I volti dell’esilio
a cura di Nadia Centorbi





Il posto di una donna

Imtiaz Dharker

Imtiaz Dharker

Devi stare attenta alla bocca, soprattutto
se sei una donna. Un sorriso
va soffocato con l’orlo del sari.
Nessuno deve vedere la tua serenità incrinata,
neppure dalla gioia.
Se ogni tanto hai bisogno di urlare, fallo
da sola, ma di fronte a uno specchio
dove puoi vedere la forma strana che prende la bocca
prima che la strofini via.

Canicola d’estate

Meena Alexander

Meena Alexander

Nei giorni estivi di canicola mentre la mussola s’arriccia dal calore
E I grilli cantano sul nero albero del noce

Il vento solleva la mia vita
E la porta un po’ distante da dov’era

L’aeroporto Marco Polo mi ha spossato ancora,
Ho dormito su una sedia di plastic, ho preso untaxi di laguna.

Presto, troppo presto dove voci di bambini
Fanno il verso al chiacchiericcio dell’Internet Cafè

In Campo Santo Stefano un un luogo di caffè scuro
Bordelli di versi, scarne lodi di gioia,

Santo Stefano si piegò sopra una croce,
Un cane gli leccò il tallone, mentre sangue cola da un cartello

Sul muro della chiesa — Anarchia è ordine —
La profuga istriana raccoglie chiodi

Matterà insieme una gondola con frammenti di legname alla deriva
Gettato dale coste dell’affamato Adriatico.

Cogli questo piccolo fiore

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.
Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano – e coglilo.
Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l’ora dell’offerta.
Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c’è tempo – e coglilo.

O stolto, che cerchi di portare

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

O stolto, che cerchi di portare
te stesso sulle tue spalle!
Mendicante, che vieni a mendicare
alla porta della tua casa!
Deponi ogni fardello in queste mani
che tutto sanno sopportare,
non voltarti mai indietro a guardare
il passato, con rimpianto.
Il desiderio subito spegne
la fiamma d’ogni lampada che sfiora.
E’ empio – non prendere doni
dalle sue mani impure.
Accetta soltanto
quello ch’è offerto dall’amore.

Il bambino adorno di vesti principesche

Rabindranath Tagore

Rabindranath Tagore

Il bambino adorno di vesti principesche,
con al collo monili ingemmati,
perde ogni piacere nel gioco,
la sua veste lo impaccia a ogni passo.
Per paura che si possa stracciare
o che s’imbratti di polvere
si tiene appartato dal mondo
e ha timore persino di muoversi.
Madre, a che vale
tutta questa eleganza
se ci tiene lontani dalla salutare
polvere di questa terra,
se ci priva del diritto d’entrare
nella grande festa del mondo?