Le vecchie

Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

Si legano basso sugli occhi il fazzoletto nero.
Hanno una madia, una pignatta; i figli non li hanno.
La sera cenano da sole. Non parlano.
Sentono il vento che agita il granoturco secco
o l’acqua che scava buche nel campo abbandonato
risciacquando le ossa dei morti. Sentono anche la luna
che tutta notte abbaia alla civetta antica
e ogni cosa è così docile come se mancasse da secoli..

La sonata al chiaro di luna

Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

Lasciami venire con te. Che luna stasera!
La luna è buona – non si vedrà
che si sono imbiancati i miei capelli. La luna
me li farà di nuovo biondi. Non te ne accorgerai.
Lasciami venire con te. […].
Ci sederemo un poco sul muretto, sull’altura,
e rinfrescandoci al vento di primavera
forse immagineremo pure di volare,
perché spesso, e perfino ora, sento il fruscío della mia veste
che pare il battito di due ali forti,
e quando ti chiudi in questo rumore del volo
senti irrigidirsi il collo, i fianchi, la tua carne,
e cosí stretto nei muscoli del vento azzurro,
nei nervi robusti dell’altezza,
non ha importanza che tu parta o torni
né conta che i miei capelli siano bianchi,
(non è questo che mi dà pena – mi dà pena
che non mi s’imbianchi anche il cuore).
Lasciami venire con te.

Elena

Odysseas Elytis

Odysseas Elytis

Con la prima goccia di pioggia fu uccisa l’estate
Si bagnarono le parole che avevano dato lo splendore alle stelle
Tutte le parole che avevano
Te come unica meta!
Dove stenderemo le nostre mani ora che il tempo ci ignora
Dove poseremo i nostri occhi ora che le linee lontane naufragarono nelle nuvole
Ora che le tue palpebre si chiusero sui nostri paesaggi
E come fossimo invasi dalla nebbia
Siamo soli soli accerchiati dalle tue immagini morte.

Le finestre

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Nell’oscurità di queste camere, dove io passo
dei giorni difficili, io cammino in lungo e in largo
per trovare delle finestre — Se avesse potuto aprirsi
una finestra, che conforto sarebbe stato. —
Ma non ci sono finestre, o sono io che non riesco
a trovarne. E può darsi che sia meglio non trovarne.
Forse la luce causerebbe un’altra tortura.
Chi sa quali cose nuove lei scoprirebbe.

Corpo dell’Estate

Odysseas Elytis

Odysseas Elytis

Ne è passato di tempo da che s’udì l’ultima pioggia
sopra i ramarri e le formiche.
Ora il cielo arde a perdita d’occhio
i frutti si dipingono la bocca,
i pori della terra si aprono piano piano
e accanto all’acqua che stilla sillabando
una poderosa pianta guarda negli occhi il sole !

Esortazioni a se stesso

Archiloco

Archiloco

Cuore, cuore sconvolto da tormenti
che non hanno rimedio, risollevati,
resisti ai tuoi nemici, protendendo
contro di loro il petto, e resta saldo
nel corpo a corpo. Non mostrarti troppo
arrogante se vinci, e non abbatterti,
se vinto, fra i lamenti e ai mali affliggiti
senza strafare, impara a riconoscere
quale alterna vicenda regge gli uomini.

Così anche noi

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Come Cinegiro, il fratello di Eschilo.
Sapete.
Quando i Persiani corsero da Maratona
Sulle loro navi per partire e mettersi in salvo
Lui fermò una trireme infilando
Le unghie a poppa. Gli mozzarono
Il braccio alla radice. Sanguinante
Lui continuò con l’altro.
E quando gli tagliarono anche quello, in ultimo,
Affondò i denti nello scafo sperando
Di impedire, dice, la partenza.
Per impedire, come? Uno contro tutti?
Frottole del mito, sproloqui.
La partenza la dava per scontata. Lottava
Per conquistare solo un rinvio.
Poiché Cinegiro lo sapeva bene:
Ogni istante è di per sé una vittoria. Lottava
Per conquistare solo un rinvio.
Ovviamente il rinvio.
Con le unghie
E coi denti.
Traduzione di Nicola Crocetti

Poesia n. 292 Aprile 2014
Andonis Fostieris. Paesaggi del nulla
a cura di Jannis Korinthios e Nicola Crocetti

 

 




La città

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.
Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

Elena

Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

Si affilia il filo azzurro delle notti,
soffia in tutto ciò che v’è di caro,
e qualcuno chiamava con languore,
pensando alle amarezze della sera.
Ciò accadeva quando sulle barche
si accendevano tre stelle d’oro,
e quando una tuia solitaria
distese sopra una tomba i suoi rami.
Ciò accadeva quando i titani
di scarlatti turbanti si vestivano,
e l’impeto illegale d’un monsone
era bello, ignorandone il motivo.
Ciò accadeva quando i pescatori
cantavano parole di Odisseo,
e in lontananza sul flutto marino
un’ala in alto si levava sghemba.
Traduzione di Angelo Maria Ripellino