Il cielo

Toyo Shibata

Toyo Shibata

Quando sono triste guardo il cielo:
nuvole che hanno l’aspetto di una famiglia,
nuvole simili alla cartina del Giappone.
Ci sono anche nuvole che si divertono ad inseguirsi.
Ma dove andranno tutte quante?
Al tramonto, le nuvole tinte di rosso,
di notte , le stelle del firmamento.
Anche tu devi trovare il tempo
di alzare lo sguardo al cielo!

Mamma

Toyo Shibata

 

Toyo Shibata

 

Adesso che come lei
ho compiuto novantadue anni
ripenso a mia madre.

Com’era straziante
tornare a casa
dopo essere andata a trovarla alla casa di riposo!

Mia madre,
che mi seguiva con lo sguardo fino all’ultimo istante,
il cielo plumbeo,
il cosmo scosso dal vento
tutt’ora ricordo con chiarezza.

Non puoi farci niente

Ko Un

Ko Un

Non puoi farci niente!
Perciò respira profondamente
e accetta il tuo triste destino.
Un illustre ospite visita
la mia minuta cella esposta a nord.
Non il supervisore in un normale giro d’ispezione,
ma un raggio di sole nell’incalzare della sera,
più piccolo d’un foglietto più volte ripiegato.
Sono pazzo di te, mio primo amore!
Si posa sul palmo della mano,
riscalda le dita d’un timido piede nudo.
Poi, mentre mi inchino,
e poco religiosamente sto per offrirgli un volto scarno,
quel briciolo di luce in un attimo scivola via.
Dopo la sua scomparsa là, oltre le sbarre,
la cella appare mille volte più fredda, buia.
Cella speciale di una prigione militare,
somiglia a una camera oscura.
Privo del raggio di sole, il mio riso sa di follia.
Un giorno è una bara con un cadavere,
un altro è il grande mare.
Che meraviglia! Lì qualcuno riesce anche a sopravvivere!
Essere vivi è un mare in tempesta, senza neanche una vela in vista!