L’anima di un poeta

Ko Un

Ko Un

Un poeta nasce negli spazi tra crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più oscure di questo mondo.
Le parole di un poeta s’insinuano tra le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri della città,
e per qualche tempo dominano la società.
L’animo di un poeta è un solitario grido di verità
nato negli spazi fra mali e bugie del nostro tempo,
picchiato a morte da tutti gli altri animi.
L’animo di un poeta è condannato, non c’è dubbio.

Mamma

Toyo Shibata

 

Toyo Shibata

 

Adesso che come lei
ho compiuto novantadue anni
ripenso a mia madre.

Com’era straziante
tornare a casa
dopo essere andata a trovarla alla casa di riposo!

Mia madre,
che mi seguiva con lo sguardo fino all’ultimo istante,
il cielo plumbeo,
il cosmo scosso dal vento
tutt’ora ricordo con chiarezza.

A te

Toyo Shibata

Toyo Shibata

Più che inseguire
e tormentare
chi si è amato,
è importante
avere il coraggio di dimenticare.
In futuro
lo capirai bene.
Ci sono persone
che si preoccupano di te,
ma tu
non te ne accorgi.

Non puoi farci niente

Ko Un

Ko Un

Non puoi farci niente!
Perciò respira profondamente
e accetta il tuo triste destino.
Un illustre ospite visita
la mia minuta cella esposta a nord.
Non il supervisore in un normale giro d’ispezione,
ma un raggio di sole nell’incalzare della sera,
più piccolo d’un foglietto più volte ripiegato.
Sono pazzo di te, mio primo amore!
Si posa sul palmo della mano,
riscalda le dita d’un timido piede nudo.
Poi, mentre mi inchino,
e poco religiosamente sto per offrirgli un volto scarno,
quel briciolo di luce in un attimo scivola via.
Dopo la sua scomparsa là, oltre le sbarre,
la cella appare mille volte più fredda, buia.
Cella speciale di una prigione militare,
somiglia a una camera oscura.
Privo del raggio di sole, il mio riso sa di follia.
Un giorno è una bara con un cadavere,
un altro è il grande mare.
Che meraviglia! Lì qualcuno riesce anche a sopravvivere!
Essere vivi è un mare in tempesta, senza neanche una vela in vista!

Una mia breve biografia

Ko Un

Ko Un

A volte sogno.
Dopo il volo lontano d’un pellicano sull’Oceano Indiano
io sogno.
Come usava fare mio padre al paese natio.
Scomparsa la luce dopo il tramonto, in quell’oscurità
io sogno.
Risvegliato dal sogno
sono vivo come una linea elettrica che piange nel vento.
Finora ho respinto i miei sogni.
Persino in sogno
ho lottato per respingere i sogni.
Così,
che fossero fantasie
o teorie dominanti di un’era
le ho respinte.
Esistevano solo le cose così come sono.
Ho visto
luci fosforescenti brillare sul mare notturno.
Ho visto
le bianche fauci delle onde scintillare appena
mentre l’oscurità le seppelliva.
Esistono solo le cose così come sono.
Ho visto
lo scintillio della luce fosforescente e il suo nascondersi,
simili allo sguardo che unisce la madre e il suo neonato.
Ora accetto i sogni.
Le cose non sono più solo come sono.
Io sogno.
Ieri
non è oggi.
Oggi
Non è domani.
Ma io sogno il domani.
La Madre terra è tomba d’esperienze.

Mi resta un sogno:
possa in un futuro lontano il mio Io-fossile sepolto nella terra
diventare un canto fossile.