Neuronales Netz

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

Pensa a un albero di
baobab,
un gigante tutto rami,
e popolalo, mentalmente,
di migliaia di piccolissime scimmie;
immaginati come s’arrampicano.
spenzolano, come, aggrappate fra loro,
s’agganciano di ramo in ramo;
finché non si lasciano cadere,
fiutano il vento, s’accoppiano, sonnecchiano –
pensa, o povero pensatore!
Poi di nuovo saltano,
con folle rapidità, schizzano come scintille,
caracollano e precipitano;
o stanno lì buone, così,
fiacche, trasognate, a grattarsi,
fino al prossimo attacco. – Guai a chi
volesse descrivere tutto ciò!
Ridi, spaventati, stupisciti,
ma smetti, prima di diventare pazzo,
di stare lì a pensare sul pensare.

La storia delle nuvole

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger

XII
Un minuto passato senza guardare
ed eccole, inaspettate, bianche,
floride sì, ma poco consistenti –
un po’ d’umidità, alta lassù, qualcosa
d’impercettibile che sulla pelle
si liquefa: velocissimo transitar
di fase in fase – d’accordo. Però
anche la fisica delle nuvole
non ha tutto sotto controllo.
In caso di dubbio “si suppone”,
“si è dell’avviso”. Arcani gli arcobaleni
imperfetti, le verghe meteorologiche,
le colonne di luce, gli aloni.
Al cielo è chiaro come esse facciano.
Una specie passeggera, ma di noi più antica.
Eppure ci sopravvivrà di qualche
milione d’anni, più o meno,
questo è certo.
Traduzione di Gio Batta Bucciol

Hans Sahl Nota in calce

Hans Sahl

Hans Sahl

Pioveva fuori.
Aprii il libro di Odisseo
e il libro cominciò con la sconfitta.
Sotto, immaginai, c’era la fitta
schiera di cimieri e alte controcielo
le aste dei barbari di Grecia;
sulle muraglie rosse,
ma in lontananza, e delicate come
il verde degli steli fra le pietre,
quelle dei fanti d’Ilio sbigottiti.
L’incantatore greco,
qui mi conduce e qui trema – pensai –
in mezzo a questa piana di polveri e di terre
che hanno veduto rompersi difesa
e forza e rovinare all’urto
del combattente acheo
le armi d’Ettore, il fuoriclasse d’Asia.
Pioveva fuori,
dentro l’oscillare del pendolo
tagliava minuti e il frusciare
teso dei fogli.
Per tre volte intorno alle mura
e trenta miglia almeno,
legati gli stinchi al carro di guerra,
sconcio e scempio facendone,
Achille trascinò le spoglie
del principe di Priamo
finché, estenuata, la ferocia
ricadde come polvere sul campo.
Lì posava la testa bruna d’Ettore
e potevi vedere
di sotto le palpebre malchiuse
il bianco delle sclere rovesciate
e potevi sentire,
ma prima che Achille in alto levasse
via nel cielo
asta di frassino e urlo di vittoria,
salire dal corpo del vinto
il silenzio del vincitore vero.


Poesia n. 331 Novembre 2017
Pierluigi Cappello. La luce toccata
a cura di Daniele Piccini

 

 

 

 




Ascolta

Else Lasker-Schüler

Else Lasker-Schüler

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca,
Che nessun’altra ci beva.
Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.
Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.
Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

Dell’infanticida Maria Farrar

Bertolt Brecht

Bertolt Brecht

Maria Farrar, nata in aprile, senza segni
particolari, minorenne, rachitica, orfana,
a sentir lei incensurata, stando alla cronaca,
ha ucciso un bambino nel modo che segue:
afferma che, incinta di due mesi,
nella cantina di una donna ha tentato
di abortire con due iniezioni
dolorose, dice lei, ma senza risultato.

L’ermellino

Friedrich Hebbel

Friedrich Hebbel

Quando mi passò accanto velocemente,
l’orlo della sua veste mi sfiorò.
Dall’isola sconosciuta d’un cuore
venne improvviso un respiro caldo di primavera.
Fu un tocco fugace che svanì
in un momento, come il petalo di un fiore reciso
trasportato nell’aria.
Ma si fermò sul mio cuore come un sospiro
del suo corpo, come un sussurro dell’anima.

Traduzione di Brunilde Neroni

Rabindranath Tagore. Lo splendore del canto
a cura di Brunilde Neroni


Il sole declina

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche

Nessuno più mi consola, madre mia.
Il tuo grido non arriva fino a me
neppure in sogno. Non arriva una piuma
del tuo nido su questa riva.
Le sere azzurre sei tu
che aspetti i muli sulla porta
e avvolgi le mani nei panni,
leggi nel fuoco le risse
che disperdono i tuoi figli
ai margini della città?
Un abisso ci separa, una fiumana
che scorre tra gli argini alti di fumo.
Sono queste le tue stelle,
è il vento della terra
è la nostra speranza
questo cielo che accoglie le tue pene,
la tua volontà di pace?
Tu vivi certa della tua virtù:
hai vestito i cadaveri variopinti
dei padri, hai trovato ogni notte
la chiave dei nostri sogni,
hai dato il grano per la memoria dei morti.
Noi aspettiamo il tuo segnale
sulla torre più alta.
Tu ci chiami. Sei tu
la fiamma bianca all’orizzonte?
Un’estate di lutti
ha rimosso nel ventre le antiche colpe,
ha cacciato i lupi sotto le mura dei paesi.
I cani latrano al sole di mezzogiorno,
la civetta chiede ostaggi per il lugubre inverno.
Tu ascolti, madre mia,
il pianto sconsolato delle Ombre
che non trovano requie
sotto le pietre battute
dal tonfo di fradici frutti.

Leonardo Sinisgalli – Scienza e poesia
a cura di Enza Silvestrini


Ricordo di Marie A.

Bertolt Brecht

Bertolt Brecht

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d’estate
c’era una nube ch’io mirai a lungo:
bianchissima nell’alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.