Infilarti in uno schema

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Avrei voluto infilarti in uno schema,
cucirti di parole, renderti bello
per opera mia. Sentirmi intelligente
nel definirti. Mi sarebbe piaciuto
rendermi indipendente dal tuo nome
oltre il pronunciamento.
Sigillarti in un concetto, un pensiero aperto
che sembrasse dialogante.
La vita – a pensarci – non ha nulla di notevole:
me la coltivo, come un piccolo orto discreto.
– Illuminazioni nel dire lo renderanno –
mi ripetevo – unico.
Ma il tuo nome ritorna in altri nomi
quando meno ti aspetto. Darti voce
è incrociarti nelle cose. Evocarti
è il tuo sangue che ancora circola in me.

Si allontanano piano le parole

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Si allontanano piano le parole,
arrampicano crepacci inesplorati
nascondendosi nelle spaccature
silenti di gole raffrescate dall’ombra.
È un distacco sacrale, la scelta
d’amore che osserva il commiato,
amando per sé l’onesta resa
come conquista da tenere in salvo.
È tempo – questo – per il cammino
liberato, per le discese a valle, affidandosi
all’inclinazione del passo regolante
l’equilibrio, la giusta divisione:
un respiro al corpo
uno al divenire del cuore.

Vorrei che si capisse

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Vorrei si capisse che è stato per grazia.
La pagina fu solo un tramite fiorito
del respiro e non altro. Solamente
si illuminava nell’alone del transito.
Oltre, ci segnava un vento
che levigava le pietre, un’acqua
dolce che dava forma alle cose.
Io lo dicevo. E tu capivi, allora.

E’ già poesia

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Voglio bene a qualcuno, ho sensi
di generosità verso molti, ma
non mi sento legata a nessuno.
Così sarà più facile andarmene.
Un rimpianto: non aver saputo
trasformare questi sentimenti
in ciò che più amo, la poesia.
Ma, ora che m´accorgo, questa
è già poesia.

Mi sento vomitare e montare

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Quando saremo vecchi balleriniMi serve vomitare e montare
con la frusta la bile, insieme
all’albume degli occhi; di scrivere
del nulla e dell’immutato dolore degli angeli
senza più cielo. Se solo potessi truccare
le carte e sentirmi regina di cuori
per prenderti la mano. Se solo
sapessi leggere i cerchi
sul pelo dell’acqua e della tua lingua.
Non voglio essere sepolta nel paradosso
delle verità inconosciute, dei perché.
Voglio una croce nel solco del silenzio
che porti fiori freschi d’arancio,
immaginando domeniche di primavera
tra filari di gelsomini, e baci.
Io non so vivere di questi giorni spaiati:
ho bisogno di noi, che abbiamo perso
anche questo tramonto.

Quando saremo vecchi ballerini

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Quando saremo vecchi ballerini
e il bianco della tua testa
si confonderà col chiaro del mattino;
quando il mio corpo tremerà
e non solo per il mio desiderarti;
quando saranno placati i venti,
fuggito il domani dei nostri figli,
spalancate le porte alle ultime voglie;
quando avrò concluso le mie guerre,
dato infine un nome al mio bisogno,
consegnata l’ultima missiva;
quando avrai svuotato le tue stanze,
perdonato finalmente il tuo destino,
cacciato un nemico senza nome.
Allora, metterò questa canzone e
faticosamente ci leveremo insieme.
Mi cingerai come un giovane amante
e danzeremo fino a scomparire.
Sarò più bella quando sarò stanca
e tu più uomo anche senza forze.
L’ultimo bacio sarà come il primo
e avrà il sapore delle nostre vite.
Solo allora sarò certa
che non sia stato vano viverti vicino.

Ci attende in controverse latitudini

Hilde Kuhn

 

Hilde Kuhn

 

Ci attende in controverse latitudini.
Si mostra nell’abbraccio di un luogo
mai dislocato dall’io. Il ponte levatoio
carrucola negli anelli forgiati da quest’aria
che non rapprende promesse. La chiave
che apre ogni sé speculare è qui, nel colore dell’alba.
L’animula vagula blandula, attraversa la carne
e si offre restando accanto a un dentro,
preservandoci da un futuro qualunque.