Si chiama amore

Hermann Hesse

Hermann Hesse

Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.
Amore per noi stessi e per il nostro destino,
affettuosa adesione ciò che l’Imperscrutabile
vuole fare di noi anche quando
non siamo ancora in grado di vederlo
e di comprenderlo –
questo è ciò a cui tendiamo.

Il sole declina (1)

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche

Donde proviene, sirene, il dolore
Che a notte vi fa, al largo, lamentare?
Come te, m’intramano voci, mare,
E sono gli anni i vascelli canori.
Traduzione di Roberto Rossi Precerutti

Poesia n. 294 Giugno 2014
Guillaume Apollinaire. Il Bestiario o Corteggio d’Orfeo
a cura di Roberto Rossi Precerutti





Amore

Else Lasker-Schüler

Else Lasker-Schüler

Sai che nella mia selvaggia fantasia
Tu sei legato…
Perché tu mi possa vincere con i baci,
Nelle notti nere, presto all’alba.
Sai dove fioriscono gli anemoni,
Scintillanti di rosso come un mare di fuoco
Ho guardato nel fondo dei calici
Mai più lascerò il peccato.
E fosse anche pieno di lacrime –
E tu morissi nella mia vampa ardente …
Il mio inferno cela il tuo regno dei cieli,
Ah, possa tu dissolverti nel mio sangue.

Frammento

Günter Eich

Günter Eich

La bellezza

Colei che è rovina dell’essere, la bellezza,
Sarà suppliziata, messa alla ruota,
Disonorata, condannata, fatta sangue
E grido, e notte, di ogni gioia spossessata
– Oh straziata su tutte le griglie prima dell’alba,
– Oh calpestata su ogni strada e schiacciata,
Nostra disperazione sarà che tu viva,
Nostra passione che tu soffra, nostra voce
Umiliarti, strapparti le lacrime, chiamarti
La bugiarda, colei che porta il cielo nero,
Nostro desiderio nondimeno essendo il tuo corpo infermo,
Nostra pietà il cuore che a ogni fango conduce.

Traduzione di Maria Clelia Cardona

Poesia n. 118 giugno 1998
Yves Bonnefoy. L’acqua che fugge
a cura di Maria Clelia Cardona

 

 

 




Così lontano, così vicino

Wim Wenders

Wim Wenders

Voi… Voi che noi amiamo,
voi non ci vedete, non ci sentite,
ci credete molto lontani…
eppure siamo così vicini.
Siamo messaggeri che portano la vicinanza
a chi è lontano.
Siamo messaggeri che portano la luce
a chi è nell’oscurità.
Siamo messaggeri che portano la parola
a coloro che chiedono.
Non siamo luce.
Non siamo messaggio.
Siamo i messaggeri.
Noi non siamo niente.
Voi siete il nostro tutto.
Lasciateci vivere nei vostri occhi,
guardate il vostro mondo attraverso noi,
riconquistate insieme a noi
lo sguardo pieno d’amore,
allora noi
saremo vicini a voi.

Le tre scimmie sacre

Günter Kunert

Günter Kunert

Famoso nel mondo
e riprodotto con vario materiale
il gruppo di tre piccole scimmie
del gran tempio indù di Benares.
Il primo animale serra con le manine
in un gesto timoroso la bocca,
il secondo gli occhi,
il terzo si tura le orecchie.
Alle sanguinose guerre dei khan
e agli accaniti combattimenti
dei popoli delle montagne
contro gli stranieri in continua avanzata
sopravvissero le grigie figurine;
come anche alle acque
dell’Indukush e dell’Indo
che selvaggiamente mulinavano
sulla regione, sopravvissero,
a incendi di giungle e floridi alberi giganti,
bonifiche e terrapieni ferroviari.
Chi non ode tutto ciò che accade,
non vede tutto ciò che di fronte a lui si fa
e non dice tutto ciò che sa:
costui solo diventa molto vecchio.
Certo questo comportamento
ha un presupposto indispensabile:
essere di pietra fino in fondo al cuore.

Perché ti amo

Hermann Hesse

Hermann Hesse

Perché ti amo, di notte son venuto da te
così impetuoso e titubante
e tu non mi potrai più dimenticare
l’anima tua son venuto a rubare.
Ora lei è mia – del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potrà salvare.

L’ultima stella

Else Lasker-Schüler

Else Lasker-Schüler

L’ultima stella
Il mio argenteo guardare stilla nel vuoto,
Mai presagii che la vita fosse cava.
Sul mio raggio più leggero
Scivolo come su trame d’aria
Il tempo in cerchio, a palla,
Instancabile la danza mai danzò.
Freddo serpente scatta il fiato dei venti,
Colonne di pallidi anelli salgono
E crollano di nuovo.
Che cos’è la silenziosa voglia d’aria,
Questa oscillazione sotto di me,
Quando io mi giro sopra i fianchi del tempo.
Un lieve colore è il mio movimento
Ma mai baciò il fresco albeggiare,
Mai l’esultante fiorire di un mattino me.
Si avvicina il settimo giorno –
E la fine non è ancora creata.
Gocce su gocce finiscono
E si sfregano di nuovo,
Nelle profondità barcollano le acque
E si accalcano là e cadono a terra.
Selvagge, scintillanti ebbre-braccia
Schiumano e si perdono
E come tutto si accalca e si stringe
Nell’ultimo movimento.
Più breve respira il tempo
Nel grembo dei Senzatempo.
Arie vuote strisciano
E non raggiungono la fine,
E un punto diventa la mia danza
Nella cecità.