Se un giorno

Henrik Nordbrandt

Henrik Nordbrandt

Se un giorno ci venisse in mente di incontrarci
(cosa di cui in fondo dubito)
allora per amor di Dio scegliamo un luogo
in cui nessuno di noi  è mai stato prima.
Una qualche isola in disparte nell’Egeo
o una spiaggia nei pressi di Alessandria.
Un posto dove i giardini notturni non ci portino
subito a vedere noi stessi
come fantasmi, dove la gente scorgendoci
non finisca subito per pensare
a chi è morto dopo il nostro ultimo incontro
e dove non compariamo nelle loro storie.
Potremmo passare la notte insieme
a bere, a parlare di nulla
e magari remare sul mare al chiaro di luna
e se non ci venisse in mente di annegarci
potremmo separarci prima dell’alba
felici, prima di essere tornati sobri.
– Se dunque esiste un posto così
(cosa di cui come ho detto dubito)
un posto in cui persino certi tardi sprazzi di sole
e i profumi di certi alberi notturni
di tanto in tanto non ci ricordino che abbiamo provato
tutto questo tante volte prima, senza successo.
Oppure lasciamo perdere l’idea di incontrarci.

Caffè all’aperto

Henrik Nordbrandt

Henrik Nordbrandt

pioviggina un po’
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarla pioggia
e noi lentamente ci bagniamo
ma non abbastanza perché valga proprio
la pena di parlarne
e un po’ ci innamoriamo
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarlo amore.

Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945), da Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000)

Non stabilirti mai fra le montagne e il mare

Henrik Nordbrandt

Henrik Nordbrandt

Bosæt dig aldrig mellem bjergene og havet
men løb frem og tilbage mellem dem hver dag.
Du vil alligevel savne det ene sted på det andet
og således hver gang undgå døden på halvvejen.

Henrik Nordbrandt

(Copenaghen, 1945), da
Il nostro amore è come Bisanzio
(Donzelli, 2000)
Non stabilirti mai fra le montagne e il mare
ma corri avanti e indietro fra loro ogni giorno.
Avrai comunque nostalgia di un posto nell’altro
e così ogni volta eviterai la morte a metà strada.

Non perdete tempo a sospirare

Max Heindel

Max Heindel

Non perdete tempo a sospirare
dietro a cose straordinarie, impossibili;
non aspettate sognando
che vi spuntino ali angeliche.
Non disdegnate d’essere un fioco lumicino,
non tutti possono essere stelle …
Ma illuminate qualche angolo oscuro,
facendo luce lì dove siete.
L’umile candela ha la sua funzione
al pari dello splendido sole,
e la più umile azione diventa nobile
quando è compiuta con dignità.
Forse non sarete mai chiamati
a illuminare lontane regioni oscure,
perciò assolvete la vostra quotidiana missione
brillando lì dove siete.
Da “Insegnamenti di un Iniziato”

L’anno ha sedici mesi: novembre

Henrik Nordbrandt

Henrik Nordbrandt

Året har 16 måneder: November
december, januar, februar, marts, april
maj, juni, juli, august, september
oktober, november, november, november, november.
Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945), da Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000)
L’anno ha 16 mesi: novembre
dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre
ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre.

Fiaba

Marianne Larsen

Marianne Larsen

Quando la gente la mattina si desta nei suoi isolati nuclei
familiari con uno strano sapore di canti di libertà nella
bocca, si desta anche il suo vuoto.
E subito il vuoto pregusta la gioia
di quando la gente sparirà nel buio, diretta alle
macchine in attesa e resterà solo a possedere le cose e
lo spazio che son loro.
Attende invisibile con ansia.
Quando è sicuro che la madre, il padre e i figli
sono via
salta come un pupazzo da una scatola magica e si mette
a rovistare facendo da padrone. Nessuno sa quanto
perverso sia il vuoto.
Il vuoto che resta nelle case private quando la gente
è uscita.
Rovista fra lettere e armadi della gente, ne prova le vesti,
si volta e rivolta davanti ai loro specchi.
Il vuoto ha via libera quando la gente non c’è. Il tempo
in cui sono costretti a stare insieme è una pena.
Ma ciascuno si ingoia la sua uggia.
Il vuoto se l’ingoia
perché sempre sa che l’aspetta una mattina felice
quando la gente sarà sparita per tutta una giornata
di lavoro. Ma perché si ingoia la gente la sua uggia
nei confronti del vuoto,quando non sempre può
aspettarsi in fabbriche e uffici una mattina felice lontana
dal vuoto. No, nelle fabbriche può però imparare
a essere unita, e quando è unita non s’accorge tanto
del vuoto. La gente parla sempre di unirsi per scacciare
il vuoto dalle loro case e dal lavoro.
Fabel
Når folk om morgenen vågner i deres isolerede familieceller
med en sær smag af sange om frihed i munden,
vågner deres tomhed også.
Og tomheden begynder straks at glæde sigtil at se
folkene forsvinde ud i mørket til de ventende maskiner
så den kan få deres familierum og ting for sig selv.
Den venter usynlig spændt.
Når den er sikker på at både moren og faren og børnene
er våek
springer den som trolld op af æske, og begynder at rode og
regere. Ingen ved hvior perverse tomheden er.
Tomheden der ligger hen i de private hjem, når folk er gået.
Den roder i folkenes breve og skabe, den prøver alt deres tøj,
vender og drejer sig foran alle deres spejle.
Tomheden har helt frit slag, når folkene ikke er der.
Folk hader tomheden, og tomheden hader folk. Den tid
de er nødt til at være sammen er en lidelse. Men de bider
hver sine ulystfølelser i sig. Tomheden bider den i sig,
fordi den altid kan sehen til en glad morgen, hvor folk
forsvinde en arbejdsdag ud af syne. Men hvorfor bider
folkene deres ulystfølelser over for tomheden i sig, de kan
ikke altid se hen til en glad morgen borte fra den i kontorerne
og på fabrikkerne. Nej, men på fabrikkerne kan de lære at
holde sammen, og når de holder sammen føler de den ikke.
Så meget. Folkene taler altid om sammen at fordrive
tomheden fra deres hjem og fra arbejde.
Marianne Larsen (Kalundborg,1951), da Giovani poeti danesi (Einaudi, 1979)