1989

Yang Lian

Yang Lian

chi dice che i morti possono abbracciare?
come cavalli meravigliosi
criniere grigio argento
stando fuori della finestra nella gelida luce lunare
i morti vengono sepolti nei giorni del passato
in giorni passati da poco
i pazzi furono legati ai letti
rigidi come chiodi di ferro
a bloccare il legname dell’oscurità
il coperchio della bara ogni giorno
serrando in questo modo
chi dice che i morti sono morti e andati?
i morti
avvolti nel vagabondaggio dei loro giorni estremi
sono sempre i padroni
quattro loro volti su quattro mura
tuttavia ancora macelleria
sangue
è ancora l’unico paesaggio famoso
a dormire nella tomba furono fortunati
ma si risvegliarono in
un domani gli uccelli temono persino di più
questo senza dubbio è un anno perfettamente ordinario

Traduzione di Tomaso Kemeny

Il primato della poesia
a cura di Tomaso Kemeny

Casa come ombra

Yang Lian

Yang Lian

quella è la tua casa casa come ombra
edificio che sul prato allarga il crepuscolo
i canti degli uccelli vengono abbattuti dal cielo
le lingue delicate delle foglie
discutono di nuovo della stanca tempesta
anche l’ombra è stanca ciechi messi in fila
senza saperlo cadono nel precipizio

quella è la tua casa casa senza te
tu sei dovuto come il debito di un incubo
un topo balza sul pavimento si ammala e scivola
topo come ombra
il volto sempre più scuro
bocca color di rosa apre a morsi la porta dell’elegia
quando il giorno muore tu vai ad abitare in una candela marcia

afona come quattro pareti che simulano la vita
la luce cavalca la più fragile delle pietre infiltrata sotto terra

si infiltra dentro te l’ombra come un padrone
entusiasta apre il balcone della notte ammira quel paesaggio
un altro gatto selvatico va a caccia della sua stessa paura
un’altra testa viene conclusa da chiodi conficcati nelle stelle
bianco argenteo come erbacce
le tenebre paralizzate che si ergono dritte
cancellano il tu di un anno che un giorno invecchierà
come la spaventosa luce lunare cancella questa terra vuota

La proposizione del corvo

Yang Lian

Yang Lian

nella lingua dei corvi ogni mattino muore un’altra volta
con le tenebre i corvi esibiscono luce
tombe verdi di nuovo calpestate
la foresta mostra il suo profilo
la carne dei morti ingrassa nei pini
ma orecchie sottili e trasparenti di notte stanno appese su tutti i rami
il silenzio dopo la morte vi risveglia di soprassalto
solo da morti ascoltate in una testa ripugnante
come il pensiero fa il raccolto della tempesta
testa che puntuale spia nelle stanze da letto scoppiando a ridere
arrogante quanto un carceriere calvo
corvo ben avvolto nell’uniforme presa in prestito dalla notte
ancora più nudo
doratura sugli scritti dell’estate
le tenere manine che lente camminano sull’erba si strappano le unghie una ad una
i vostri libri di testo sono stampati in sogno
vanno a scuola nel sonno piumati dalla testa ai piedi
nuotano ascoltano l’acqua del fiume
scavare nel corpo una grotta più bianca della luce
di nuovo da ciò che non si riesce a sentire alte grida spaventose.

Già letto

Yang Lian

Yang Lian

nei cimiteri cinesi i pini respirano così come crescono
ma il vento cambia tranquillo la direzione della giornata
l’aratro va avanti e indietro fino alla fine del campo
verde fertile libro di agosto
la vita semina i semi dei morti
la notte tutte le stelle viaggiano in un pozzo di giada
per tutta l’estate leggi una biografia
l’ombra del pino è immersa nell’acqua
una sedia piena d’acqua è incisa in un bassorilievo
il mare lontano va in collera da solo
canti di uccelli inondano il cielo quasi non cantassero
leggi come se non avessi letto niente
c’è solo l’arte che scuote un pomeriggio e lo rende nero.

Canzone dell’eroe

Yan Li

Yan Li

Tutti i pericoli di fronte a lui non possono diventare la sua tomba
ed è un caso che ciò non possa diventare satira.
Continua a vivere anche perché i suoi genitori sono ancora giovani.
Il cimitero che egli elogia irritato dalla società
oggi accerchia il suo letto.
Vorrebbe toccare perfino il mezzogiorno.
È così che si strangolano gli incubi
ma il suo ruggito continua a sbattere sul muro
e appena la sua finestra apre bocca
ecco che
tutti i mobili vengono sputati fuori da questa casa.
Ama così intensamente questa società da non volere muri.
Tutte le tombe di fronte a lui non possono costituire un pericolo
non può che disperarsi
ha sopportato giorni fin troppo pacifici a oltre cento miglia all’ora
non fa più in tempo a frenare
i suoi occhi irritati dalla tempesta si chiudono.
Nell’oscurità del realismo
ha visto nell’incubo una fila di insonni impiccati ai tralicci
ha deciso di erigere una stele alle decine di nazioni mano nella mano
unite ai piedi del denaro
sente di non aver più bisogno di mettersi le scarpe

Mi assopisco così, in piedi

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

I fogli che mi stanno davanti leggermente ingialliscono
Con una penna vi incido neri ineguali.
Sono solo parole di lavoro
reparto, catena di montaggio, macchinario, tesserino, straordinario, stipendio….
Mi hanno addomesticato ben bene.
Non so urlare, non so ribellarmi,
Non so denunciare, non so biasimarmi,
Sopporto lo strenuo, in silenzio.
Quando è iniziata
bramavo solo quella grigia busta paga il 10 del mese
perché mi procurava una tarda consolazione.
Per questo ho dovuto levigarmi gli angoli, levigare le mie parole
rifiutare permessi, malattie, ferie
rifiutare ritardi, ritiri.
Me ne sto fisso alla catena di montaggio, come ferro, le mani come fossero ali
Quanti giorni, quante notti
mi assopisco così, in piedi.

Mani come ali

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

La carta davanti ai miei occhi ingiallisce
Con una penna d’acciaio incido su di essa del nero irregolare
Pieno di parole che parlano di lavoro
Officina, catena di montaggio, macchina, libretto di lavoro, straordinari,
salari …
Mi hanno addestrato a diventare docile
Non so come gridare o ribellarmi
Come lamentarmi o denunciare
So solo come soffrire questo esaurimento in silenzio
Quando ho messo piede per la prima volta in questo luogo
Speravo solo in questa grigia busta paga il dieci di ogni mese
Che mi concedesse un po’ di sollievo tardivo
Per questo ho dovuto smussare i miei angoli, smussare le mie parole
Rinunciare a saltare il lavoro, rinunciare alle assenze per malattia,
rinunciare ai permessi per motivi privati
Rinunciare ad arrivare tardi, rinunciare ad andare via prima
Sono stato in piedi alla catena di montaggio come un pezzo di ferro,
le mani come ali,
Quanti giorni, quante notti
mi sono fatto cadendo in piedi – proprio così – addormentato?

Primavera

Xiao Kayiu

Xiao Kayiu

Primavera
Chiama me, vita!
Proprio come io chiamo te, eroica!
Lascia che io vada giù così.

Primavera! Che roba!
Odio l’intelligenza limpida e loquace.
Odio il vecchio ipocrita,
più insidioso del giovane ipocrita,
fa entrare la vita, eh, la vita, nella menzogna
quanto dà l’amore!
Il tempo scivola irreparabilmente nel vaso di miele.
Il suo ricco contrario,
il mio segreto sviluppato nell’intimo
voli dolenti.
Per vie tortuose procedo fra montagne.

Ed ecco, mi libero.

Ah, un passo falso! Voglio andarmene.