Studio

Bei Dao

Bei Dao

Il vento, questo parente povero della foresta
andato in ferie in capo al mondo
lancia limoni
verso le onde avvoltolate dell’enorme campana

l’obiettivo rincorre la luce
come si accorda un pianoforte
queste minuscole parole
hanno sonorità pure

scrittura e guerra sono condotte insieme
al centro sono costruite delle case
le persone sedute all’interno
sembrano rumori, stanno per avviarsi

rinunciare al tabacco è rinunciare
a un gesto
perché non dirlo
le parole non sono state ancora eccese.

Tre cinque sette parole

Li Bai

Li Bai

Leggero vento autunnale
Lucente luna d’autunno
Le foglie cadute si ammonticchiano e poi vanno distanti
Il corvo si accoccola e poi si agita
E quando ti penso vorrei conoscere il giorno in cui potrò rivederti
In questo momento, in questa notte, difficili sono i sentimenti

Una lettera

Bei Dao

Bei Dao

Questo indirizzo ha la mia età
diamoci da fare, incolliamo un francobollo

bisogna che io traslochi
perché sia completo

firmare, poi
io attraverso il canto senza parole della notte

quante finestre smarrite
per dissimulare una luna

i giorni, lacca dorata
e noi, dare nome alla paura

Il coccodrillo

Yang Lian

Yang Lian

Il coccodrillo ti morde con lo sguardo
palpebre come foderi di coltelli
nascondono denti insonni

sentieri nella carne
premono verso lo stagno
vieni divorato dalla tua stessa occhiata

La proposizione del corvo

Yang Lian

Yang Lian

nella lingua dei corvi ogni mattino muore un’altra volta
con le tenebre i corvi esibiscono luce
tombe verdi di nuovo calpestate
la foresta mostra il suo profilo
la carne dei morti ingrassa nei pini
ma orecchie sottili e trasparenti di notte stanno appese su tutti i rami
il silenzio dopo la morte vi risveglia di soprassalto
solo da morti ascoltate in una testa ripugnante
come il pensiero fa il raccolto della tempesta
testa che puntuale spia nelle stanze da letto scoppiando a ridere
arrogante quanto un carceriere calvo
corvo ben avvolto nell’uniforme presa in prestito dalla notte
ancora più nudo
doratura sugli scritti dell’estate
le tenere manine che lente camminano sull’erba si strappano le unghie una ad una
i vostri libri di testo sono stampati in sogno
vanno a scuola nel sonno piumati dalla testa ai piedi
nuotano ascoltano l’acqua del fiume
scavare nel corpo una grotta più bianca della luce
di nuovo da ciò che non si riesce a sentire alte grida spaventose.

Vicinato

Yang Lian

Yang Lian

una poesia dei vivi è quanto di più vicino ai morti
una possibile tomba nascosta in cielo
come un’impossibile soffitta chiude a chiave nella polvere
un ragno o una mosca
i cadaveri sono scatole intagliate che i fantasmi prenotano per abitarvi
aspettando che la mia mano quando si apre lasci impronte
il topo della scala appena calpestato ritorna in vita
luce risvegliata cent’anni fa
che con stridule grida taglia via l’ombra della fantasia del poeta
una nuvola in piedi sulle tegole
abituata a decomporsi in caviglie grigiastre
declama quanto di più vicino ai vivi
e come reliquie che rovistano fra le mie dita
esibisce la vergogna che ogni uomo dovrebbe sentire

(Berna, 1955)

L’angelo

François Cheng

François Cheng

Quando l’angelo fa segno,
Sappiamo che il Doppio Regno é riunito,
Forte il vento percorre da un capo all’altro
Tutto l’aere terrestre,
E le parole di qui giungono infine all’altra sponda.

Ciò che resta da vivere e ciò che é vissuto,
Ciò che aspira alla gioia e ciò che soffre,
Coniugano un presente di lutto e d’attesa,
Ormai l’arresto del tempo
Non é che latente trasformazione.

L’acqua del fiume evapora in nube, ricade
In pioggia, rialimenta, invisibile,
La Corrente dell’eterno ritorno,
Tornano volti feriti, voci strozzate
Che trasfigurano Respiro e sangue.

L’inespresso e l’incompiuto si fondono
All’inatteso, all’insperato,
Confluiscono qui, come fonte dell’istante
che ormai riprende tutto, eleva tutto
Inesauribilmente sorgente.

Quando l’angelo fa segno
Sappiamo che ciò che abbiamo fatto nascere
Non smetterà più di avvenire,
Avanti a noi, a nostra insaputa,
D’improvviso ci supera, ci salva

Istante di controluce

Bei Dao

Bei Dao

Il lampo illumina il viso del criminale
la polemica è così aspra!
ma il rumore dei suoi passi
si perde coi suoi versi appena scritti

La notte è vortice
il dormiglione si gira e rigira
come i panni di una lavatrice

una farfalla svolazza dentro
l’immenso delirio verbale della storia
amo questo istante
come una corda da bucato legata al passato
e al domani ventoso.