Ho ingoiato una luna fatta di ferro

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Ho ingoiato una luna fatta di ferro
Certi la chiamano chiodo
Ho ingoiato scarichi industriali,
certificati di disoccupazione
I giovani ingobbiti sui macchinari
muoiono prima del tempo

Ho ingoiato ritmi disumani
e destituzione
Ho ingoiato passaggi pedonali,
una vita ricoperta di ruggine

Non posso ingoiare più
Tutto quello che ho ingerito
mi spilla fuori dalla gola

E così srotolo la terra
dei miei antenati
In una poesia senza grazia.

La vita non dovrebbe essere così seria

Yin Lichuan

Yin Lichuan

Gli ho dato appena un’occhiata
e l’ho sposato
siamo stati caotici
non abbiamo avuto figli
quando mi andava preparavo una minestra
abbiamo vissuto un po’ a caso
abbiamo avuto degli amici casuali
il tempo è trascorso così
e così siamo invecchiati
con un piede nella fossa
per caso siamo diventati un modello
“erano fatti l’uno per l’altra”
… una vita armoniosa
con semplicità abbiamo esalato l’ultimo respiro

Foglia di mare

Ming Di

Ming Di

Il mare è un albero e i pesci
i pesci sono foglie
che si diffondono nell’acqua.

Madre – lei appartiene al cielo
e mio padre, lei dice, alla terra
perche lei è una credente,
e lui, lei dice – non lo è.

Da dove sono nata, Wuhan, Cina,
non so che cosa significhi
essere credente ma vedo molti pesci volare

attraverso il cielo
ogni notte. Qualcuno cade
sulla terra, altri restano là più a lungo.
Quelli fissi formano una Grande Orsa che illumina
la notte di aprile.

Ma guarda giù, madre, guarda dentro i miei occhi,
vedrai molte più stelle –
sono alberi, punti in cui si accende il dolore
nelle mie retine

Isolauccello

Ming Di

Ming Di

Ci sono giorni in cui sogno a occhi aperti
tutto il tempo, come quest’isola
nell’acqua, così quieta che persino l’acqua
non può dire sia qui.
Quando un uccello vola sulla montagna
a un tratto mi sveglio.
Sotto la montagna, sinuoso, è il mio corpo, quattro arti
e un fiume.
Tutta la notte i miei occhi sono spalancati,
neri, profondamente neri,
come l’ombra degli occhi
di un uccello
che si riflette
nell’acqua.
L’uccello apre i suoi occhi
nei miei
oceano scuro.
Sopra me l’isola
l’uccello nero canta un bianco assolato Buon giorno
con i miei occhi nei suoi occhi
e vede ciò che io vedo:
la mia terra
con alberi di cocco e banani,
ma l’uccello sogna a occhi aperti di lasciarmi, di restare in [alto a mezz’aria
diventando la sua stessa isola.

Sul Mio Cadavere

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Voglio guardare un’ altra volta l’oceano, osservare l’immensità delle lacrime di metà di una vita
Voglio scalare un’ altra montagna, provare a richiamare l’anima che ho perso
Voglio toccare il cielo, sentire quel blu cosi’ leggero
Ma non posso fare niente di tutto questo,
quindi lascio quesot mondo
Tutti quelli che mi conoscono
Non saranno sorpresi della mia partenza
Ancora meno, dovreste piangere o stare in lutto
Stavo bene quando sono arrivato, sto bene ora che me ne vado

L’angelo

François Cheng

François Cheng

Quando l’angelo fa segno,
Sappiamo che il Doppio Regno é riunito,
Forte il vento percorre da un capo all’altro
Tutto l’aere terrestre,
E le parole di qui giungono infine all’altra sponda.

Ciò che resta da vivere e ciò che é vissuto,
Ciò che aspira alla gioia e ciò che soffre,
Coniugano un presente di lutto e d’attesa,
Ormai l’arresto del tempo
Non é che latente trasformazione.

L’acqua del fiume evapora in nube, ricade
In pioggia, rialimenta, invisibile,
La Corrente dell’eterno ritorno,
Tornano volti feriti, voci strozzate
Che trasfigurano Respiro e sangue.

L’inespresso e l’incompiuto si fondono
All’inatteso, all’insperato,
Confluiscono qui, come fonte dell’istante
che ormai riprende tutto, eleva tutto
Inesauribilmente sorgente.

Quando l’angelo fa segno
Sappiamo che ciò che abbiamo fatto nascere
Non smetterà più di avvenire,
Avanti a noi, a nostra insaputa,
D’improvviso ci supera, ci salva

Mani come ali

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

La carta davanti ai miei occhi ingiallisce
Con una penna d’acciaio incido su di essa del nero irregolare
Pieno di parole che parlano di lavoro
Officina, catena di montaggio, macchina, libretto di lavoro, straordinari,
salari …
Mi hanno addestrato a diventare docile
Non so come gridare o ribellarmi
Come lamentarmi o denunciare
So solo come soffrire questo esaurimento in silenzio
Quando ho messo piede per la prima volta in questo luogo
Speravo solo in questa grigia busta paga il dieci di ogni mese
Che mi concedesse un po’ di sollievo tardivo
Per questo ho dovuto smussare i miei angoli, smussare le mie parole
Rinunciare a saltare il lavoro, rinunciare alle assenze per malattia,
rinunciare ai permessi per motivi privati
Rinunciare ad arrivare tardi, rinunciare ad andare via prima
Sono stato in piedi alla catena di montaggio come un pezzo di ferro,
le mani come ali,
Quanti giorni, quante notti
mi sono fatto cadendo in piedi – proprio così – addormentato?