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Bei Dao

Bei Dao

I gigli battono i piedi sulla seta dell’alba
i colombi declamano i sogni dell’umanità
in questo clima di svendite
sentiamo il tuono dell’oro

La libertà avanza con circospezione
il dolore della notte, dilatato dagli occhi di un gatto
diventa un gigantesco pneumatico
l’ombra delle nozze fa una svolta d’emergenza

Il nuovo dittatore eletto dai giornali
saluta con la mano fra le crepe della città
fumo di cucina che implora la guerra sale
fino al sole, a quest’ora apre il fiorista

Preistoria

Yang Lian

Yang Lian

i giorni strappano via le maschere dei giorni che altro resta?
la balia che ti batte sulla spalla
è come sempre il cielo pieno di desiderio omicida
la finestra più antica dei denti di squalo
quando viene perduta guarda al mare
una lingua blu lecca risoluta la guida di viaggio
tanto eccitata che la carne sulla spiaggia è tutta nuda
nell’ardore la morte sta accelerando
una brezza può scuotere questo mondo
il vento dell’ultimo giorno chi è l’ultimo bambino rimasto?
ogni volto nasconde roccia dietro al volto
proprio nella preistoria ricorrono carestie nutrite da due mani
la polvere del mare vola
in piedi sulle gambe dei ragni
un albero splendente è carico di esche di fiori
seduce chi da millenni è sedotto
tu

Elegia lericina

François Cheng

François Cheng

Nel corridoio con le mattonelle bianche e nere
abbandonato un cesto di mele. La finestra
dava sul mare. Cinque pescatori trasportavano
un enorme pescecane squartato. Il sangue
gocciolava sulla strada carraia. Quando entrai nella sala
da pranzo
vidi posato sulla macchina per cucire
un mazzo di carote. Oh, anni infantili dimenticati,
anni senza sospetti, ipnotizzati dal bel sole
tra due ignoti miracoli. Il grande libro
era chiuso sulla sedia di paglia del giardino. Karlòvasi, 2.VII.8

Traduzione di Nicola Crocetti

Poesia n. 333 gennaio 2018
30 anni
La nostra storia in versi

Fondazione Poesia Onlus 2018

 

 

 




Sul Mio Cadavere

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Voglio guardare un’ altra volta l’oceano, osservare l’immensità delle lacrime di metà di una vita
Voglio scalare un’ altra montagna, provare a richiamare l’anima che ho perso
Voglio toccare il cielo, sentire quel blu cosi’ leggero
Ma non posso fare niente di tutto questo,
quindi lascio quesot mondo
Tutti quelli che mi conoscono
Non saranno sorpresi della mia partenza
Ancora meno, dovreste piangere o stare in lutto
Stavo bene quando sono arrivato, sto bene ora che me ne vado

Primavera

Xiao Kayiu

Xiao Kayiu

Primavera
Chiama me, vita!
Proprio come io chiamo te, eroica!
Lascia che io vada giù così.

Primavera! Che roba!
Odio l’intelligenza limpida e loquace.
Odio il vecchio ipocrita,
più insidioso del giovane ipocrita,
fa entrare la vita, eh, la vita, nella menzogna
quanto dà l’amore!
Il tempo scivola irreparabilmente nel vaso di miele.
Il suo ricco contrario,
il mio segreto sviluppato nell’intimo
voli dolenti.
Per vie tortuose procedo fra montagne.

Ed ecco, mi libero.

Ah, un passo falso! Voglio andarmene.

Studio

Bei Dao

Bei Dao

Il vento, questo parente povero della foresta
andato in ferie in capo al mondo
lancia limoni
verso le onde avvoltolate dell’enorme campana

l’obiettivo rincorre la luce
come si accorda un pianoforte
queste minuscole parole
hanno sonorità pure

scrittura e guerra sono condotte insieme
al centro sono costruite delle case
le persone sedute all’interno
sembrano rumori, stanno per avviarsi

rinunciare al tabacco è rinunciare
a un gesto
perché non dirlo
le parole non sono state ancora eccese.

Foglia di mare

Ming Di

Ming Di

Il mare è un albero e i pesci
i pesci sono foglie
che si diffondono nell’acqua.

Madre – lei appartiene al cielo
e mio padre, lei dice, alla terra
perche lei è una credente,
e lui, lei dice – non lo è.

Da dove sono nata, Wuhan, Cina,
non so che cosa significhi
essere credente ma vedo molti pesci volare

attraverso il cielo
ogni notte. Qualcuno cade
sulla terra, altri restano là più a lungo.
Quelli fissi formano una Grande Orsa che illumina
la notte di aprile.

Ma guarda giù, madre, guarda dentro i miei occhi,
vedrai molte più stelle –
sono alberi, punti in cui si accende il dolore
nelle mie retine

Il viaggio della mia vita E’ tutt’altro che completo

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

E’ qualcosa che nessuno si aspettava
Il viaggio della mia vita
E’ tutt’altro che completo
Ma ora sono bloccato qui,  a metà strada
Non è che difficoltà cosi’, non esistessero prima
Ma non arrivavano
Cosi’ di colpo
Cosi’ ferocemente
Lotto continuamente
Ma è tutto inutile
Voglio rimanere in piedi più che chiunque altro
Ma le mie gambe non collaborano
Il mio stomaco non collabora
Tutte le ossa del mio corpo non collaborano
Posso solo rimanere disteso
Nel buio, mandando
Un silenzioso segnale di sofferenza, ancora e ancora
Solo per ascoltare, ancora e ancora,
L’eco della disperazione

Ho ingoiato una luna fatta di ferro

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Ho ingoiato una luna fatta di ferro
Certi la chiamano chiodo
Ho ingoiato scarichi industriali,
certificati di disoccupazione
I giovani ingobbiti sui macchinari
muoiono prima del tempo

Ho ingoiato ritmi disumani
e destituzione
Ho ingoiato passaggi pedonali,
una vita ricoperta di ruggine

Non posso ingoiare più
Tutto quello che ho ingerito
mi spilla fuori dalla gola

E così srotolo la terra
dei miei antenati
In una poesia senza grazia.

Il vero

François Cheng

François Cheng

Il Vero sempre
è ciò che nasce

tra di noi

e che senza di noi non esisterebbe

Sbocciato tra di noi

in un puro dialogo

di respiro

il Vero sempre

è ciò che vibra

tra paura e richiamo

Tra sguardo e silenzio