La donna forte

Gabriela Mistral

Gabriela Mistral

Ricordo il tuo viso, fissato nei miei giorni,
donna con gonna azzurra e con fronte abbronzata;
quando nella mia infanzia, in terra mia d’ambrosia,
ti vidi aprire un solco nero in un ardente aprile.
Nella fonda taverna, l’impura coppa alzava,
chi un figlio appiccicò al tuo petto di giglio;
sotto questo ricordo, che t’era bruciatura,
cadeva dalla mano, serena, la semente.
Io ti vidi in gennaio segare il grano al figlio,
e in te, senza capire, trovai quegli occhi fissi,
ugualmente ingranditi da meraviglia e da pianto.
E ancora bacerei il fango dei tuoi piedi,
perché tra cento donne non ho visto il tuo volto,
e l’ombra tua nei solchi,
seguo ancora nel mio canto.

Ode al gatto

Pablo Neruda

Pablo Neruda

Gli animali furono imperfetti
lunghi di coda plumbei di testa
piano piano si misero in ordine
divennero paesaggio
acquistarono grazia nel volo.
Il gatto, soltanto il gatto
apparve completo e orgoglioso
nacque completamente rifinito
cammina solo e sa quello che vuole.
L’uomo vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l’ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta cerca di imitare la mosca
ma il gatto vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.
Non c’è unità come la sua
non hanno la luna o il fiore
una tale coesione è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l’elastica linea del suo corpo
salda e sottile è come la linea della prua
di una nave i suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo imperatore senz’orbe
conquistatore senza patria
minima tigre da salotto
nuziale sultano del cielo
dalle tegole erotiche
il vento dell’amore all’aria aperta
reclami quando passi e posi
quattro piedi delicati sul suolo
fiutando diffidando
di ogni cosa terrestre
perchè tutto è immondo
per l ‘immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente della casa
arrogante vestigio della notte
neghittoso ginnastico ed estraneo
profondissimo gatto
poliziotto segreto delle stanze
insegna di un irreperibile velluto
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno forse non sei mistero
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi discepoli o amici
del proprio gatto.
Io no
io non sono d’accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
l’atavismo azzurro del sacerdote
ma non riesco a decifrare un gatto
sul suo distacco la ragione slitta
numeri d’oro
stanno nei suoi occhi.

Dammi la mano

Gabriela Mistral

Gabriela Mistral

Dammi la mano e danzeremo
dammi la mano e mi amerai
come un solo fior saremo
come un solo fiore e niente più.
Lo stesso verso canteremo
con lo stesso passo ballerai.
Come una spiga onduleremo
come una spiga e niente più.
Ti chiami Rosa ed io Speranza
però il tuo nome dimenticherai
perché saremo una danza
sulla collina e niente più.

Gocce di fiele

Gabriela Mistral

Gabriela Mistral

Non cantare: resta sempre attaccato
sulla tua lingua un canto;
quello che doveva essere trasmesso.
Non baciare: resta sempre per una strana maledizione
il bacio che non viene su dal cuore.
Prega: pregare è dolce: però sappi
che la tua lingua avara non giunge
a dire il solo Padre Nostro che ti salvi.
E non chiamare come clemente la morte,
perché nel corpo di bianchezza immensa
resterà un vivo brandello che sente
la pietra che ti soffoca
ed il vorace verme che ti fora.

Quando attraversi il vuoto

Alejandro Jodorowsky

Alejandro Jodorowsky

Quando attraversi il vuoto che giace sotto il tempo
– lì dove i contrari altro non sono che dolori
del mio proprio misterioso cuore senza individuo –
solo allora i miei occhi si distaccano dal mondo
per vederti nel centro intorno al quale mi creo
Solo allora m’immergo nelle tue acque celestiali
e lo spazio indugia fino a che muore il tempo
e la coscienza nella mia materia è un dio indifferente
e l’attore e lo spettatore sono una stessa ombra
e nella fortezza mentale si apre un abisso verde
lì tu sola ci sei tu sempre tu definitivamente tu
vergine di carne in cui mi si è dissolta l’anima
luce rossa sangue dell’alba.

Canti e a solo e cielo

Pablo Neruda

Pablo Neruda

Canti e a sole e cielo col tuo canto
la tua voce sgrana il cereale del giorno,
parlano i pini con la lor lingua verde:
gorgheggiano tutti Il uccelli dell’inverno.
Il mare empie le sue cantine di passi,
di campane, di catene e di gemiti,
tintinnano metalli e utensili,
suonano le ruote della carovana.
Ma solo la tua voce ascolto e sale
la tua voce con volo e precisione di freccia,
scende la tua voce con gravità di pioggia,
la tua voce sparge altissime spade,
torna la tua voce carica di viole
e quindi m’accompagna per il cielo.

Paradiso

Gabriela Mistral

Gabriela Mistral

Distesa lamina d’oro
e nell’adagiarsi dorato
due corpi come gomitoli d’oro;
un corpo glorioso che
ascolta e un corpo
glorioso che parla nel
prato in cui nulla parla;
un respiro che va al respiro e
un volto che trema d’esso, in un prato in cui nulla trema.
Ricordarsi del triste tempo in
cui entrambi avevano
Tempo e da esso vivevano
afflitti,
nell’ora del chiodo d’oro
in cui il Tempo restò alla
soglia
come i cani vagabondi…