Prigione

Ndjock Ngana

Ndjock Ngana

Vivere una sola vita

in una sola città
in un solo Paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione.

Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione.

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.

Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza
avere un solo essere
è prigione.

Il sangue

Ndjock Ngana

Ndjock Ngana

Chi può versare
Sangue nero
Sangue giallo
Sangue bianco
Mezzo sangue?

Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.

Nessuno ha mai visto
Sangue ebreo
Sangue cristiano
Sangue musulmano
Sangue buddista

Il sangue non è ricco, povero o benestante.

Il sangue è rosso
Disumano è chi lo versa
Non chi lo porta.

Lettere

Jusitn Wandja

Jusitn Wandja

Figlio mio,
ogni giorno rileggo le lettere che scrivi,
ma da due anni ormai non odo la tua voce,
e l’ultimo ricordo che ho delle tue mani
fu quando mi stringesti e mi dicesti: «Addio».

«Ragazzo mio», ti dissi, «perché vuoi abbandonare
così la famiglia, la tua gente, la tua terra?
Sempre da tua madre hai trovato un riparo,
un piatto di fonio
un letto se eri stanco.

Con Oko’o ballavi alla festa del villaggio,
i suoi sguardi e il suo sorriso non eran che per te.
Vedi i tuoi fratellini, tu sei la loro guida».

Mi rispondesti: «Mamma, qui per me non c’è futuro,
l’avvenire è in Occidente, là è possibile avanzare:
andrò a Roma, terra di storia e civiltà:
i cristiani accoglieranno i fratelli africani.

Studierò duramente, troverò un buon lavoro
e a te e ai miei fratelli non mancherà più nulla.
Figlio mio, quel che ci manca è solo il tuo sorriso,
il tuo passo gioioso quando andavi nei campi,
le tue storie e i tuoi canti la sera attorno al fuoco.
E quando in quel paese di storia e civiltà
avrai finito i tuoi studi, trovato il tuo lavoro,
ricordati di noi, e torna alla tua terra
d’Africa.

Madre mia.

Non posso più mentirti, il mio rimpianto è grande,
nel mio pensiero tornano sempre le tue parole,
e il ricordo del paese e della nostra gente
lascia spesso il mio cuore malato di nostalgia.

Questa terra promessa, questa terra sognata,
agognata, e che tanti sogneranno ancora
si è mostrata ingrata coi suoi fratelli stranieri
ed il suo freddo penetra nel corpo e nell’anima.

Passo le mie giornate – ed è un dolore dirlo
a te, madre mia cara – solitario, vagando
per strada, senza meta, senza un posto dove stare,
fra la gente che guarda, diffidente o incuriosita.

Noi siamo gli stranieri, noi siamo i vagabondi,
senza casa, lavoro, senza una famiglia,
senza le carte in regola, senza nessun diritto,
nemmeno quello di non essere uccisi impunemente.

Come vorrei tornare nella mia terra avita,
ballare con Oko’o alla festa del villaggio,
giocare coi miei fratelli, raccontare loro storie,
e cantare la sera attorno al focolare.

Ma ho vergogna ora a mendicare un passaggio
e tornare alla mia gente sconfitto ed avvilito.
Madre, perdonami, preferisco restare
dove nessuno mi conosce, in questa fredda terra
d’Europa.

Silenzio

Martial Sinda

Martial Sinda

Sempre silenzio.

Non parliamo più.
Non danziamo più.
Non gridiamo più.
Perché non siamo liberi.
Perché non siamo più liberi in casa nostra.
O Africa d’un tempo!

O Africa domata!
O Africa, Africa nostra.
Tam- Tam, Tam- Tam- Tu
senza sosta, per sempre.

Africa, paese delle tristezze!
Africa, paese senza danze, senza canzoni!
Africa, paese di pianti e lamenti…

Tam- Tam, Tam- Tam- Tu
Senza sosta,
suonati per sempre ,
per rianimare tutta l’Africa.
Per risvegliare quest’Africa addormentata,
fino alla creazione d’un’Africa Nuova,
ma sempre Nera.

Ai morti d’Africa

Joseph M. Tala

Dall’ alba dei tempi
Ho camminato a fatica nel fango
Ho dormito nel fango
Irrorato col mio sangue una terra ingrata
Ho faticato .
Sotto il sole e la pioggia per costruire un mondo
Un mondo che mi esilia.

Ho camminato sulle ginocchia
Lungo sentieri rocciosi
Al ritmo mortale
Delle pedate
Al ritmo sanguinante della frusta
la testa sempre chinata
E gli occhi pudichi di vergini
Umiliati
Violati

La statura di un nero in piedi
Quale sfida insensata
Alla razza degli dei
Ho camminato sulle ginocchia
Al secolare ritmo
Della frusta e dell’insulto
Quante dure lotte dovute
All’odio miope
Dei miei padroni

Seduto sul letame del mondo,
Non sono più un uomo
Non sono che un paria
Straniero sulla terra, la mia terra
E la memoria vacilla
Sotto tutte le parole
Terribili
Orribili
Sconce
Che inaridiscono l’Uomo
Ed insultano la mia razza

Ho camminato sulle ginocchia
Alla caviglia pesanti catene
al collo la gogna secolare dell’odio
e questa gogna storica
Ha trovato
Scavata, disperatamente sfinita
La mia voce d’usignolo
La carta del mondo porta
Indelebile
il segno della mia sofferenza di Nero
domani, sì domani
In una leggendaria sfida
Al processo della Storia
Elencherò
La lunga, Minuziosa
Esauriente
La lunga catena delle sofferenze
Di questa razza, la mia razza
La mia razza promessa agli avvoltoi
Facile preda dei frantumatori d’uomini.

Ma nel fondo della mia prigione
Dal fondo della mia geenna
L’anima mia è
Dritta e immobile
Senza cedere davanti al genocidio
Dritta e pronta
All’appuntamento
Con la fratellanza
Sugli aridi sentieri
della dura LIBERTA’ .
Dal fondo della mia prigione
Allungo la mano
per costruire un mondo
Solidale
Un mondo che dica ciò che è essenziale
Un mondo che porti agli uomini
Un mondo che esprima l’Uomo.

Africa

Ndjock Ngana

Ndjock Ngana

Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t’ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato
Sangue del tuo sudore
Sudore del tuo lavoro
Lavoro di schiavi
Schiavitù dei tuoi figli
Africa dimmi Africa
Sei dunque tu quel dorso che si piega
E si prostra al peso dell’umiltà
Dorso tremante striato di rosso
Che acconsente alla frusta sulle vie del Sud
Allora mi rispose grave una voce
Figlio impetuoso il forte giovane albero
Quell’albero laggiù
Splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti
E l’Africa l’Africa tua che di nuovo germoglia
Pazientemente ostinatamente
E i cui frutti a poco a poco acquistano
L’amaro sapore della libertà.

Hitler è vivo

Ndjock Ngana

Ndjock Ngana

Hitler è vivo

Cìvìltà!

Civiltà delle civiltà lontane,

Civiltà trafitta dalle pallottole

Del tempo che passa,

Del tempo che trasforma e forgia,

Tempo della distruzione,

Dell’esperienza e del ricordo…

Ricordo gli aborigeni australiani,

Ricordo i polinesiani, gli egiziani e gli indiani,

Ricordo i cinesi, i pigmei, gli zulu e gli altri;

Ricordo l’Africa, l’America e l’Europa;

Tutti secoli di ricordi naufragati

In una pozzanghera vergognosa dì cecità voluta,

In un mare di avidità.

Civiltà!

Civiltàà dell’incivílt civile

Maturata su secoli di storia incivile!

Dove sono gli aborigeni?

Dove sono gli indiani d’America?

Dove sono gli indios del Sud America?

Gli eschimesi, i boscimani … ?

Cancellati dalla faccia della terra,

Perché la faccia della terra è civiltà,

Cancellati dalla cìvìltà?

Civiltà, civiltà,

Istituzione associale

Che con il pretesto della razza eletta,

Del diritto della furbizia sulla umanità,

Hai dato il diritto ad un porco

Di sputare su una capra

Perché è capra e non porco!

Ma che vantaggio c’è ad essere porco

Civiltà?

Civiltà,

Civiltà storica di una storia dimenticata

Chi rammenta

Quando uno specchio costava più dello smeraldo?

Chi rammenta

Quando la bibbia era più importante della terra?

Chi rammenta ancora la colonizzazione

Civiltà?

La civiltà trovò Hitler nel suo cammino

E lo uccise!

Ma non è forse stato Hitler

A sterminare gli indiani d’America

Per rubare la loro terra?

A deportare i negri

Per metterli nei campi di concentramento in America?

A prendere il potere in Cile?

A turbare la pace in Afganistan?

E poi chi c’è in Africa del Sud?

Chi c’è in Africa del Sud?

E qualcuno si illude di aver ucciso Hitler

Per portare sulla terra, un po’ più di civiltà.

Ma alla faccia di noi tutti,

Hitler è qui tra noi,

Più satanico che mai,

Più satanico di Hitler:

Lui aveva mostrato alla grande razza

Che cos’è soffrire;

Gli fece lezione sul diritto

Della forza bruta

Della forza delle armi,

Della forza che impone alle persone

Di pagare quando sono innocenti.

Ed essa ha imparato bene,

Ha creato la civiltà dell’amore sulla carta,

Civiltà delle leggi disuguali per la maggioranza,

Civiltà della pace che tutti inseguono,

Civiltà della morte uguale per tutti!

Civiltà che impariamo ad amare

Per necessità.

Civiltà, civiltà,

Quand’è che diventerai civile?

Oh civiltà!

Vita Galleggiante

Roli Hope Odeka

Roli Hope Odeka

Che cosa vivrò per l’oggi o il domani

Una vita dolce, un dolce cammino, senza problemi.
Vedere, incontrare volti sorridenti

Evitare cose che portano problemi
Non una vigliacca ma augurandomi il meglio
andare insieme alla corrente galleggiando
e a volte andare contro corrente.

La mia vita sta galleggiando liberamente nel nulla

Non mi piace cercare gli ostacoli
Stendo le mie mani per raggiungere soltanto
ciò che posso ottenere e toccarlo forte
Guarda, o vieni con me che galleggio
Non voglio annegare

La mia vita è un galleggiare.

Lamento di una donna

Kum’a N’Dumbe

Kum’a N’Dumbe

Ha camminato sino alla nascita
attraverso le savane
le praterie in fiore
la foresta selvaggia e folta
le liane e le spine
che s’intrecciavano
all’eternità

Ti ho portato
per nove mesi durante i quali
il tuo corpo era il mio corpo
il mio calore ti covava
lontano dal freddo della notte
la mia freschezza ti ricopriva
da vicino
lontano dalla canicola
Ho visto il sole
dal suo grido celeste
è uscito il raggio della mia vita
inondando questo mondo di quella coltre
che ti è servita da specchio
Ti ho guardato
mi sono riconosciuta
vai, corri, vola
ed abbraccia l’universo
infinito e minuscolo
con le due mani
bevi alla fonte
la vita ti guarda
t’interroga
ti aspetta
vai, corri, vola
e mordi nell’abbondanza
Allontana le liane e le spine
schiaccia la vipera ed il pitone
sputa fuoco sul drago
e percorri il tuo cammino
attraverso le fiamme scatenate
perché esse mai ti toccheranno.

Attraversa il fiume dei coccodrilli
nuota sul dorso del caimano
prosegui la tua marcia verso la riva
e ti ho portato
per nove mesi per darti la vita
Il leone ruggisce nella selva
la pantera si aggira ondeggiando nella sua ronda
minaccia e spicca il salto dall’alto del suo trono
i maestri della giungla danzano
il loro macabro balletto.

Non ti ho portato per nove mesi
perché un giorno
tu servissi loro da esca

Angola
Ti abbiamo liberato
Matlala
Svegliati
Mozambico
Ti abbiamo liberato

Matlala
Svegliati
Zimbabwe
Ti abbiamo liberato
Matlala Svegliati
Namibia
Circonderemo
il mostro
Con passo sicuro
I soldati combattono
l’ultima battaglia
Matlala
Ascolta dunque
Il mostro agonizzante
che esala gli ultimi respiri
Dalle città e dai villaggi
Dalle bidonville e dalla macchia
Le tue sorelle, i tuoi fratelli
Raggiungono le fila
Matlala
Ascolta l’eco dei passi
L’assalto lo prepariamo
Contro
Il loro fortino
I mostri
di tutti i continenti
Accorrono
Fratello mio, fratello mio
Perché non mi rispondi
Fratello mio, fratello mio
Non senti la voce
La voce delle foglie
Sugli alberi

Ho attinto dell’acqua
dal fiume
L’acqua che ti accompagnerà
Ho alimentato le fiamme
Le fiamme che ti guideranno
Fratello mio, fratello mio
Perché non mi rispondi?

L’assalto finale
si avvicina di ora in ora
Unisciti a noi, Matlala
Perché gli Dei
Distruggano
Ciò che resta del mostro Perché l’inferno
Consumi
Il marciume fascista
Unisciti a noi Matlala
Perché una brezza
Soffi e spazzi via
La nausea del mondo.

Svegliati
Matlala
Svegliati
E guarda
O guarda
Il sole che abbaglia
I fili della libertà
All’alba della vita

Colui che tutto ha perduto

Ndjock Ngana

Ndjock Ngana

I
Risa di sole nella mia capanna
E le mie donne belle e flessuose
Eran palme alla brezza della sera
Scivolavano i figli sul gran fiume
Come morte profondo
E le mie piroghe lottavano coi coccodrilli
Materna, la luna s’univa alle danze
Frenetico e grave del tam-tam il ritmo
Tam-Tam di gioia Tam-Tam spensierato
Fra i fuochi di libertà
II
Poi un giorno, il silenzio…
Del sole i raggi parvero oscurarsi
Nella capanna d’ogni senso vuota
Le bocche rosse delle mie donne premevano
Le labbra dure e sottili dei conquistatori dagli occhi d’acciaio
E i figli miei lasciarono la quieta nudità
Per l’uniforme di ferro e di sangue
E più non ci siete, neppur voi
Tam-Tam delle mie notti, Tam-Tam dei miei padri
Le catene della schiavità han straziato il mio cuore!