CANTI HAIDUTICI

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

I

Il giorno me ne sto in angoli remoti,
la notte me ne vo per impervi sentieri;
babbo non ho, né mamma io ho,
babbo che rimbotti,
mamma che in lagrime sbotti…
Ahimè, Pirin
mia montagna!
Oh, nero,
nero vino di Zàrigrad.

Nemico col nemico: ad armi pari,
con l’amico amico: con uguale lealtà;
un buon fratello non ho, né dolce sorella:
fratello che me lodi,
sorella che me compianga…
Ahi, mia spada,
spada tagliente!
Oh, ardente
di Tracia arzente.

Dio esiste, lascialo esistere,
regna il re, per secoli forse?
Non ho amore, un primo amore
che mi attenda
e su me pianga…
Ahi, mio,
rombante mio fucile!
Oh, snella
di Solun donzella.

IV

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
una tomba nell’ombra,
sotto il denso fogliame abbandonata.

E sulla tomba, oh tristezza,
arida giovinezza!
due rami in croce: una croce per l’eroe,
e un uccello sulla croce.

Il mattino, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello e narra come l’orfano
tutto solo se n’è andato.

A sera, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello narra come il prode
è morto da prode.

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
ho fatto un sogno, un lugubre sogno:
la mia tomba ho sognato…

All’Italia

Ivano Vazov

Ivano Vazov

Salute, Italia, terra beata,
terra celeste di carmi e suoni,
terra del genio, delle canzoni,
salute, o terra d’ogni beltà!

Terra d’eterni poeti, eterna
terra di Tasso, Petrarca, Dante,
o del sonetto terra fragrante,
salute, Italia, terra d’amor!

Salute, Italia! Lontana ancora
è la tua gaia riva gloriosa,
a te già vola l’anima ansiosa,
ahi, della nave lento è l’andar!

Volo ai tuoi monti, agli Appennini,
al tuo fumante Vesuvio, ai vaghi
tuoi continenti, ai mari, ai laghi,
volo ai tuoi ruderi, ai tuoi castelli!

Io del Balcano libero figlio
con slancio d’aquila levarmi anelo
alle celesti volte, al tuo cielo,
d’aria son ebro, di libertà.

Verso te volo, a te saluto
porto dei ceruli nostri orizzonti,
delle nevose vette dei monti
delle divine valli di rose.

A te il saluto della Bulgaria.
Sovr’essa il manto maggio distende,
come te anch’essa brilla, risplende,
nella speranza, nei canti e fiori.

Naviga, o nave, portami là,
dove maturano d’oro i limoni,
là dove eterni son canti e suoni,
sotto i benefici doni del ciel!

Destino

Blaga Dimitrova

Blaga Dimitrova

Ma viene l’attimo quando
alla porta bussa il Destino
con la tua stessa mano.
Non puoi non aprirgli.
E mette in fuga il silenzio
con la voce tua.
Quel che è scritto per te –
con calligrafia incerta
sarai tu stessa a scriverlo.
Se per paura lo cancelli,
cancellerai il tuo volto
con il gesto tuo.
Il Destino prende dimora in te.
E dove potrai fuggire, tu,
più lontano dalla tua pelle?

Ferro di cavallo

Blaga Dimitrova

Blaga Dimitrova

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l’eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l’eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.

Donna sola in cammino

Blaga Dimitrova

Blaga Dimitrova

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.
Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.
Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.
Tu cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

L’IMPICCAGIONE DI VASIL LEVSKI (

Hristo Botev

Hristo Botev

O mia madre, o patria diletta,
perché piangi, così triste e dolente?
O corvo, e tu, uccello sinistro,
su che tomba crocidi lugubre?

Oh, so, lo so – tu piangi, o madre,
perché sei schiava in gramaglie;
perché la sacra tua voce, o madre,
in un deserto invoca aiuto.

Piangi! Laggiù, vicino a Sofia,
alzare vidi una forca nera:
e il tuo unico figlio, o Bulgaria,
là ne pende, con orribile forza…

Crocida lugubre il corvo sinistro,
ulula il cane, urla il lupo pei campi;
supplici i vecchi pregano Dio,
piangon le donne, strillano i bimbi.

Canta l’inverno il suo canto crudele,
le raffiche inseguono i cardi per il piano;
freddo, gelo, pianto senza speranza
fasciano di tormento il tuo cuore.

Un carattere difficile

MIRIANA BASHEVA

Come una pietra al collo,
come il segno di un coltello,
come un velo nero,
un soldo di rame antico,
io ti porto sempre addosso,
non importa se mi pesi
dalla testa ai piedi,
non importa se soffro!
Come il segno di una magia,
pozione per la mia febbre,
come la forte rakia,
un dado bianco, già gettato –
con il freddo, con il fuoco – tutta la vita –
ti giuro o ti benedico,
buongiorno e addio,
amor morboso mio.