Il Gufo

Zvetan Spasov

In una notte come questa mi perderai.

Udrai il gufo gridare nel buio

dove fischiano i colpi dei nemici…

 Porteranno fiori sulla mia fossa

i compagni, piangerà mia madre

e nel dolore raccoglierà ogni ricordo di me.

Nell’orto fioriranno i papaveri,

la vita splenderà intorno,

felici si ameranno i giovani…

 Vieni allora sulla mia tomba

e dimmi che le mie illusioni

sono diventate meravigliosa realtà!

In una notte come questa mi perderai,

udrai il gufo gridare nel buio,

poi tutto ricadrà nel silenzio profondo.

Enigma

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

I vecchi si inoltrano nel bosco
soli, a due, in gruppo
avanzano, si muovono lenti,
si tolgono il cappello,
ridacchiano piano,
si fondono con i tronchi oscuri,
avanzano sempre più in dentro.
Settimo giorno giro intorno,
sto in agguato per tutti i sentieri.
I vecchi si inoltrano nel bosco soli,
a due,
in gruppo avanzano,
si muovono lenti,
tolgono il cappello,
ridacchiano piano,
si fondono
con i tronchi oscuri,
avanzano sempre più in dentro.
Dio santo,
nessuno esce da lì.

Scelta

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

Lo so, mi giudicherai male
che non riesco rallegrarmi
in questi giorni euforici.
Come diceva un critico
(può essere vero)
che dal mio laboratorio poetico
dal bianco spunta il nero.
Perdona
Prosti
Mi rallegra la libertà.
Ma ho la strana sensazione e paura
di una nuova ricaduta.
Perciò preferisco essere corvo,
che canta a nozze,
che usignolo a funerale.

Verso le Barbarie

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

Avanziamo verso le barbarie
con passi veloci.
Sempre più in dentro,
sempre più profondo nella caverna.
Tramite l’illuminazione degli occhi
volano gli anni indietro – come lucciole,
sempre più indietro,
sempre più indietro…
Affondano nel futuro, da dove scappiamo.
(Oh, Dio mio, ci fermeremo mai?)
Avanziamo verso le barbarie con passi veloci.
Sempre più in dentro,
sempre più profondo nella caverna.
Sono seppelliti nei nostri cuori
coperti di mala erba
tutte le formule vecchi
di fratellanza e umanità.
L’unico scopo rimanere vivi.
In qualche modo.
È l’unica preoccupazione che abbiamo:
togliere la camicia del prossimo.
Per trenta denari
siamo pronti
a scannare il nostro fratello.
Avanziamo con passi veloci
verso le barbarie.
Sempre più in dentro,
sempre più profondo nella caverna.
Sulla nostra fronte
crescono i peli.
Il cervello inutile
si rimpicciolisce
fino alla misura prammatica
di una noce.
La nostra articolazione
è stata cambiata
dal battito dei denti.
È divino solo quello che si mangia.
Abbiamo trasformato in osterie e drogherie
tutte le librerie
tutti i teatri.
L’arte é spazzatura arcaica,
gettata legalmente nel letamaio.
(Sempre più in dentro,
sempre più profondo nella caverna.)
La poesia é un pavone utile
dentro la pentola.
Nelle sale deserte
i ragni suonano Mozart
sulle loro tenere arpe.
I venditori hanno scacciato Gesù
dal Tempio.
Avanziamo,
avanziamo verso le barbarie
con passi veloci.
Ma vorrei credere – magari selvaggi,
pelosi, rudi, inferociti, imbestialiti, abbrutiti
arrivati nel fondo della caverna,
quando non esisterà più indietro,
e non c’è il più profondo
e quando abbiamo rosicchiato fino alla fine
l’osso crudo delle eventi,
noi stessi rosicchiati degli insetti operosi
oh, credo, che l’oscurità del vicolo cieco
in questo vicolo cieco della vacuità
ululeremo
(come i lupi ululano nella notte d’inverno,
contro l’inutile luna),
selvaggiamente
ululeremo:
“Vogliamo Musica e Poesia”.
E con testa china partiremo
per la strada vecchia
e cammineremo a lungo
verso l’Uomo Sapiens.

Al teatro

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

Quando vedi una tragedia
l’anima tua si rallegra, perché dici:
non sto mica tanto male?…
Se soffre qualcuno, dici:
ma io sto proprio bene!…
Se muore qualcuno, dici:
ma io sono vivo, dunque sto meglio!…
Quanto più tremenda é la tragedia –
sai che ti senti meglio, meglio…
Perciò, quando sei triste,
quando non vedi nessuna uscita,
corri al primo teatro che vedi
e guarda la tragedia più tremenda che ci sia,
per rallegrarti l’anima!

Autoepitaffio

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

Sempre più spesso scruto le stelle fredde.
Sempre più spesso sogno l’ultimo giorno.
Piangeranno tutti, tutti piangeranno per me.
Chi di dolore, chi di colpa,
chi di invidia, chi di altre cose…
Solo io, sdraiato tra i fiori,
gelido, superbo, insensibile, importante.
Senza afflizione. Solo io.
Perché tra tutti gli addolorati, solo io non saprò
di essere morto.

I tempi della grande ipocrisia

Stefan Tzanev

Stefan Tzanev

C’erano una volta dei tempi più oscuri.
C’erano una volta dei tempi più terribili.
Tempi di terrore,
tempi di misteri sanguinosi.
Ma la storia non ricorda
dei tempi più vergognosi.
Il mio tempo,
il tempo della grande ipocrisia.
I marescialli di ieri,
che sventolavano
manganelli e bastoni,
oggi sono nelle prime file
dei combattenti
per la democrazia.
Gli strangolatori di ieri
con voci oneste oggi
sono apostoli della voce tonante.
I buffoni della corte di ieri
leccapiedi governativi, parassiti schifosi,
oggi sono le vittime della dittatura.
Quelli, che ieri gridavano “viva” e “gloria”
oggi gridano
“abbasso” e “a morte”.
Legioni di camaleonti.
I morti giacciono in silenzio
nelle tombe sconosciute, con occhi vuoti,
ci fissano di notte
e le loro ossa ululano, ululano, ululano…

A Lora

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

L’anima mia geme. L’anima mia invoca.
Poiché son come uccello da strale trafitto:
l’anima mia è a morte ferita,
d’amore a morte ferita…
l’anima mia geme. L’anima mia invoca.
Che son, ditemi, incontro e separazione?
Or io vi dico: v’è inferno e angoscia,
e nell’angoscia amore!

Vicini i miraggi, lunga la via.
Stupita sorridente letizia
dell’ingenua avida giovinezza,
della carne ardente e dell’effimera visione…
Vicini i miraggi, lunga la via…
poiché ella sta avanti a me raggiante,
sta, ma chi invoca e geme non ode,
ella: carne e visione effimera!

CANTI HAIDUTICI

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

I

Il giorno me ne sto in angoli remoti,
la notte me ne vo per impervi sentieri;
babbo non ho, né mamma io ho,
babbo che rimbotti,
mamma che in lagrime sbotti…
Ahimè, Pirin
mia montagna!
Oh, nero,
nero vino di Zàrigrad.

Nemico col nemico: ad armi pari,
con l’amico amico: con uguale lealtà;
un buon fratello non ho, né dolce sorella:
fratello che me lodi,
sorella che me compianga…
Ahi, mia spada,
spada tagliente!
Oh, ardente
di Tracia arzente.

Dio esiste, lascialo esistere,
regna il re, per secoli forse?
Non ho amore, un primo amore
che mi attenda
e su me pianga…
Ahi, mio,
rombante mio fucile!
Oh, snella
di Solun donzella.

IV

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
una tomba nell’ombra,
sotto il denso fogliame abbandonata.

E sulla tomba, oh tristezza,
arida giovinezza!
due rami in croce: una croce per l’eroe,
e un uccello sulla croce.

Il mattino, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello e narra come l’orfano
tutto solo se n’è andato.

A sera, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello narra come il prode
è morto da prode.

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
ho fatto un sogno, un lugubre sogno:
la mia tomba ho sognato…