Walzer

Cecília Meireles

Cecília Meireles

C’era tanto bianco di luna che pensai ai tuoi antichi occhi
e alle tue antiche parole.
Il vento portò da lontano tanti luoghi nei quali fummo
che tornai a rivivere con te mentre il tempo passava.
Ci fu una notte che scintillò sul tuo viso
e modellò la tua voce tra le alghe.
Io vivo, sin d’allora, tra le pietre fredde che il cielo protegge
e studio appena l’aria e le acque.
Povero colui che ripose la sua speranza
nelle spiagge fuori dal mondo…
– L’aria scappa, diventa acqua,
le stesse pietre, con il tempo, cambiano.

Ho messo il mio sogno su una nave

Cecília Meireles

Cecília Meireles

Ho messo il mio sogno su una nave
e la nave sul mare;
– dopo, ho aperto il mare con le mani,
per far naufragare il mio sogno
Le mie mani sono ancora bagnate
dall’azzurro delle onde semiaperte,
e il colore che scorre dalle mie dita
colora le spiagge deserte.
Il vento viene da lontano,
la notte si curva dal freddo;
sott’acqua sta morendo
il mio sogno, dentro una nave…
Piangerò quanto sarà necessario,
affinché il mare possa crescere,
e la mia nave arrivi al fondo
ed il mio sogno scompaia.
Dopo, tutto sarà perfetto;
spiaggia liscia, acqua ordinata,
i miei occhi secchi come pietre
e le mie due mani rotte.

Il tempo secca l’amore

Cecília Meireles

Cecília Meireles

Il tempo secca la bellezza,
secca l’amore, secca le parole.
Lascia tutto libero, lieve,
separato per sempre
come i granelli di sabbia nelle acque.
Il tempo secca la nostalgia,
secca i ricordi e le lacrime.
Lascia qualche ritratto, appena,
vagando asciutto e vuoto
come queste conchiglie di spiaggia.
Il tempo secca il desiderio
e le sue vecchie battaglie.
Secca il fragile arabesque,
vestígio del muschio umano,
densa torba mortuaria.
Aspetterò il tempo
con le sue aride conquiste.
Aspetterò che ti secchi,
non sullla terra, Amor-Perfetto,
in un tempo dopo le anime.

Addio Pistoia

Cecília Meireles

Cecília Meireles

E’ il momento dell’addio
Mia cara Pistoia
Com’è triste dirti addio,
quando non si può piangere,
E noi, morti, non possiamo,
non possiamo piangere,
E dire addio,
Nel momento della partenza,
Allora, piangi per noi,
Allora, piangi per noi,
Mia cara Pistoia,
Mia cara Pistoia.
Dopo tanti anni senza guardare la luce del giorno,
Guardare il cielo, le stelle, i fiori e le montagne,
Dopo aver sognato tanto,
tanto nell’intimo,
Della terra, che ti creò liberatori e la guida eterna!
Liberatori dell’Universo!
Guida della Libertà!…
Dopo tanti anni,
Vivendo sul suolo straniero,
Benedetti come se fossero
figli della propria terra,
Figli della stessa Bandiera
e di una bandiera che conserva
Lo stesso folgore della libertà
del nostro angolino brasiliano
Dopo tanti anni e così velocemente arrivò,
Il momento dell’addio, che è solo un ricordo,
Della guerra, della guerra che diventò pace e speranza,
Maledetta guerra, che tanto presto la vita gli rubò!
E ogni soldato, quando parte per la guerra,
Lasciando indietro, un mondo di tristezza,
Porta sempre nel proprio cuore la certezza,
Di ritornare un giorno nella propria cara terra!
E i morti di Pistoia torneranno,
Non c’è medaglia sul petto e fucile sulla spalla,
Ma le loro anime saranno tutte in profilo,
Contemplando in silenzio, senza poter marciare…
Addio! Addio, Italia, Pistoia cara!

Mormorio

Cecília Meireles

Cecília Meireles

Portami un poco delle
ombre serene
che le nuvole trasportano
in cima al giorno!
Un poco d’ombra, appena,
– vedi che non ti chiedo anche
l’allegria.
Portami un poco
della candidezza del bianco di luna
che la notte sostiene
nel tuo cuore!
La candidezza, appena, dell’aria:
– vedi che non ti chiedo anche
l’illusione
Portami un poco del tuo
ricordo, aroma perduto,
saudade del fiore!
-Vedi che non ti dico –
– speranza!
– Vedi che nemmeno
sogno- amore!

Presenza

Mário Quintana

Mário Quintana

È necessario che la saudade disegni le tue linee perfette,
Il tuo profilo esatto e che, appena, lievemente, il vento
delle ore metta un fremito nei tuoi capelli…
È necessario che la tua assenza profumi
sottilmente, nell’aria, di trifoglio falciato,
di foglie di rosmarino da molto tempo conservate
non si sa per chi in qualche mobile antico…
Ma è necessario, anche, che sia come aprire una finestra
e respirarti, azzurra e luminosa, nell’aria.
È necessaria la saudade per sentire
come sento – in me stesso – la presenza misteriosa della vita…
Ma quando appari sei così diversa e multipla e imprevista
che niente somiglia al tuo ritratto…
E io devo chiudere gli occhi per vederti