Una poesia

Mário Quintana

Mário Quintana

Una poesia come un sorso d’acqua bevuto al buio.
Come un povero animale che ansima ferito.
Come una  monetina d’argento persa per sempre nella foresta della notte.
Una poesia senza altra pena che la misteriosa condizione di poesia.
Triste.
Solitaria.
Unica.
Ferita di mortale bellezza.

da Mario Quintana, L’apprendista stregone

Canzone amica

Carlos Drummond de Andrade

Carlos Drummond de Andrade

Io preparo una canzone
in cui mia madre si riconosca,
tutte le madri si riconoscano,
e che parli come due occhi.
Cammino per una strada
che passa per molti paesi.
Se non mi vedono, io vedo
e saluto vecchi amici.
Io dissemino un segreto
come chi ama o sorride.
Nella maniera più naturale
due affetti si cercano.
La mia vita, le nostre vite
formano un solo diamante.
Ho imparato nuove parole
e ne ho rese altre più belle.
Io preparo una canzone
che faccia risvegliare gli uomini
e addormentare i bambini.

Le poesie

Mário Quintana

Mário Quintana

Le poesie son passeri che arrivano
non si sa da dove e si posano
sul libro che leggi.
Quando chiudi il libro, spiccano il volo
come da una gabbietta.
Loro non sanno né dove posarsi
né hanno un porto
si alimentano per un istante in ogni paio di mani
e vanno via.
E guardi, allora, queste tue mani vuote,
con la meravigliosa sorpresa di sapere
che il loro alimento era già dentro di te…

Il tempo secca l’amore

Cecília Meireles

Cecília Meireles

Il tempo secca la bellezza,
secca l’amore, secca le parole.
Lascia tutto libero, lieve,
separato per sempre
come i granelli di sabbia nelle acque.
Il tempo secca la nostalgia,
secca i ricordi e le lacrime.
Lascia qualche ritratto, appena,
vagando asciutto e vuoto
come queste conchiglie di spiaggia.
Il tempo secca il desiderio
e le sue vecchie battaglie.
Secca il fragile arabesque,
vestígio del muschio umano,
densa torba mortuaria.
Aspetterò il tempo
con le sue aride conquiste.
Aspetterò che ti secchi,
non sullla terra, Amor-Perfetto,
in un tempo dopo le anime.

Quasi

Luís Fernando Veríssimo

Luís Fernando Veríssimo

Ancor peggio della convinzione del no,
l’incertezza del forse è la disillusione di un”quasi”.
È il quasi che mi disturba, che mi intristisce,
che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.
Chi ha quasi vinto gioca ancora,
Chi è quasi passato studia ancora,
Chi è quasi morto è vivo,
Chi ha quasi amato non ha amato.
Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,
alle opportunità che si perdono per paura,
alle idee che non usciranno mai dalla carta
per questa maledetta mania di vivere in autunno.
Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;
o meglio, non mi chiedo, contesto.
La risposta la so a memoria,
è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,
nella debolezza degli abbracci,
nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.
Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.
La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.
Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore,
sentire il niente, ma non lo sono.
Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini,
il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi
e l’arcobaleno in toni di grigio.
Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,
amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.
Non è che la fede muova le montagne,
nè che tutte le stelle siano raggiungibili,
per le cose che non possono essere cambiate
ci resta solamente la pazienza,
però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria
è sprecare l’opportunità di meritare.
Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;
per gli amori impossibili, tempo.
A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.
Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.
Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,
che la paura ti impedisca di tentare.
Dubita del destino e credi a te stesso.
Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,
facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando
perchè, già che chi quasi muore è vivo,
chi quasi vive è già morto!!!

Lentamente muore

Martha Medeiros

Martha Medeiros

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,
chi non parla e chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che una serie di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge e chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che esser vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Cantico IV

Cecília Meireles

Cecília Meireles

Tu hai una paura:
Finire.
Non vedi che finisci ogni giorno.
Che muori nell’amore.
Nella tristezza.
Nel dubbio.
Nel desiderio.
Che ti rinnovi ogni giorno.
Nell’amore.
Nella tristezza.
Nel dubbio.
Nel desiderio.
Che sei sempre un altro.
Che sei sempre lo stesso.
Che morirai lungo immense età.
Fino a non avere (più) paura
di morire.
E allora sarai eterno