In terrazza

Guy Goffette

Guy Goffette

La porta di nastro che bilancia la brezza
è la sola fontana che abbevera
con un po’ d’ombra di biancheria
la cucina che si apre sulla terrazza
dove da mezzogiorno cuoce il pane della luce.
(Anche il sole si è trasformato in statua)
Si sentono solo i colpetti di becco
degli ultimi uccelli invisibili
sulla crosta croccante.

La mia vita

Henri Michaux

Henri Michaux

Te ne vai senza di me, mia vita.
Tu scorri.
Ed io ancora attendo di fare un passo.
Porti altrove la battaglia.
Mi abbandoni così.
Io non ti ho mai seguita.
Non vedo chiaro nelle tue offerte.
Il poco che voglio, tu non lo porti mai.
Per questa assenza, io desidero tanto.
Tante cose, anche l’infinito…
Per colpa di quel poco che manca,
che tu non porti mai.

Consigli sui pini

Henri Michaux

Henri Michaux

Un rumore monotono non per forza calma. Una trivella non calma nessuno, tranne forse il capomastro. Eppure, è tra i rumori monotoni che avete più possibilità di trovare la calma.
Quel che è piacevole nel rumore del vento che soffia su una foresta di pini, è che questo rumore non ha spigoli, è tondo. Ma non ha nulla di lugubre. (O forse calma perché ci porta a immaginare un essere considerevole e bonario, incapace di uscire del tutto dai gangheri?)
Tuttavia non bisogna guardare troppo la cima dei pini mossi dal forte vento. Perché se arrivassimo a immaginarci seduti sulla cima, in un ondeggiamento tale, potremmo, e con molta più naturalezza che se fossimo su un’altalena o in un ascensore, per via di quello strambo e splendido movimento lassù, sentirci trascinati, e pur sforzandoci di non pensare, di certo ben lungi dal voler meditare su quell’oscillamento, saremmo perennemente occupati, ci sentiremmo sempre sulla vetta vacillante di un pino, non potremmo più scendere a terra.

Porto Rico

William Cliff

William Cliff

la vetustà li rende amari
che fare per guarirli dal male
che vedano il rullìo del mare
del cielo il luccichio stellare
è dura sentire la vecchiaia
diffondersi in tutto il corpo
attenuare ogni piccola gioia
e investire il nostro tesoro
ho visto gente in età avanzata
che non aveva quest’amarezza
e che malgrado il suo peccato
rideva tra la schiuma e la brezza
del mare mobile sulla spiaggia
e dei bambini magri e sottili
che fendevano l’onda infranta
e rischiavano la loro pelle
a meno che a notte fonda
non vadano a guardare gli astri
girare e diluire la noia
che minaccia le loro teste

Signor Empain

William Cliff

William Cliff

Signor Empain, la prego, venga a trovarmi:
ho bisogno di sentire i suoi rimproveri
e di nuovo l’inenarrabile storia
che raccontava a noi adolescenti.

È che stasera in questa città così lugubre,
ho un tremendo bisogno della sua saggezza
e che mi aiuti a bere la prossima ora
con quel sorriso che ci mostrava sempre.

E del resto lei sa che se sono in cammino,
è perché ci ordinava di partire
in modo da rimetterci a posto le idee
e allontanarci dall’ordinaria miseria.

Era meraviglioso il modo che aveva
di stare solo in mezzo ai nostri corpi
e passeggiare lì come un buon pastore
che sa essere ovunque ma anche al di fuori.

La prego, Signor Empain, che questa notte
io possa sentirla passare in corridoio
per sapere che anche la sua fatica
ha bisogno di sonno al calar della sera

tranne quando sotto la sua porta brillava
la lampada per dirci che lei lavorava.

Le ore

Guy Goffette

Guy Goffette

Come la neve tra i passi dello sconosciuto
la casa respira tra le ore
battute sul quadrante notturno
respira, ascolta, aspira all’eterna eco
delle voci uccise che risalgono dai giardini
trema e respira, come la rugiada
sul vetro freddo, la vita che svapora
mentre chi dorme vicino al tetto
misura a grandi colpi d’ala immobile
il mare imprigionato tra le tempie.

Prospettiva Vladimir

William Cliff

William Cliff

Fiòdor Dostoyevski era allegro (sembra),
non credete alle foto che lo mostrano
col volto serio perché a quell’epoca
si posava seri per la fotografia.

Lui viziava i suoi figli, riceveva gente,
ma verso sera si ritirava in camera,
beveva del tè, cominciava a scrivere,
fumando sigarette rollate prima.

Il suo tavolo era in disordine, niente
a che vedere con questo appartamento
pulito sulla Prospettiva Vladimir.
Ma dov’è la camera da letto? Lo stretto

sofà era il posto dove si riposava:
al mattino quando si sentiva stanco,
si sdraiava e tirava una coperta
sul volto, impedendo alla luce di nuocergli.

È in questa stanza severa sul retro
che scrisse ma senza poterla finire
l’ultima opera perché era tisico
e la morte lo gelò su quel sofà.

da Diario di un innocente

William Cliff

William Cliff

un occhio si scostò dal fosco buio

e mi ospitò nella sua curva chiara

ma non ne seppi dilatare il buco

per esplorare quella strana sfera

con passi tra brutalità e paura

tornando a srotolarmi per la pista

dove la luce che mi batte in testa

dall’occhio aperto per mia negligenza

non smise di colpirmi coi suoi fasci

ed inveire per la mia indolenza

Goya

Guy Goffette

Guy Goffette

Certo la notte può fissare il mare
negli specchi: le feste sono finite
solo il sangue ancora matura
nell’ombra che tornisce la terra
come questo chicco d’uva nera
scordato nella stanza dell’occhio
sprofondato
da un’aquila che strazia la tela
nella gola del tempo

Infanzia

William Cliff

William Cliff

Eravamo bambini molto sporchi, certo,
non ci lavavamo spesso le « parti intime »,
« fare una doccia » era qualcosa d’ignoto
poiché di docce non ne avevamo mai viste.

Versavamo dell’acqua calda in un catino
il sabato accanto al fuoco della cucina
e tutta la famiglia ci entrava, il padre
veniva per ultimo a chiudere il corteo.

Non penso che fossimo maleodoranti
(è raro che il corpo di un bambino puzzi)
quanto a lavarsi di mattina era solo
una sciacquata al viso, alle mani e alle braccia.

La sera a volte potevamo bagnarci i piedi,
avevamo per dormire camicie da notte
che risalivano sempre e ci raffreddavano.
Eppure dormivamo di un sonno profondo,

come solo i bambini o il mondo nello spazio.
Oh! quanta paura di affrontare la minaccia
di quel sonno tremendo in cui s’entrava lo stesso!

È che il bambino deve crollare dal sonno
per ritrovare il centro del ventre materno
e a lungo riposarvi e rilassarsi.