Fuga di Giugno

Thomas Shapcott

Thomas Shapcott

Dove andiamo? Dove andiamo?
– Andiamo al museo –
Dove andiamo? C’è molto da vedere?
Vedremo stanze stipate di tesori.
voglio vedere gioielli e costumi,
faraoni e mummie.
Passeremo ore tra resti
potremo guardare a lungo
i polsi anneriti delle mummie.

Ricordi quel giorno di giugno in cui correvamo sui monti
cantando insieme tutte le canzoni di Salad days e My Fair Lady?
– Le cantiamo ora? Le ricordi? –
No,pensavo ai monti,al sentiero,
attraverso quel sentiero di foresta pluviale.
E quando abbiamo raggiunto la luce del sole
ti ho raccolto una margherita sempreviva.
Mi portavi sempre qualcosa.

Ricordi le immagini dette dai bambini.
“Perché gli alberi non hanno due gambe”?
“Papà,guarda la luna spezzata”
“Mamma ,entra,vieni dentro ti prenderai tutto il buio su di te”
I bambini sono così diversi.
Tutti hanno corpi esili,margherite,cerchi.

Dov’è quella mano umana? Dov’è la mummia egiziana?
Non ne posso più di uccelli impagliati come quelli che ci porta il gatto.
E’ una mano piccola come la tua, ma scura riarsa un fascio di bastoni.
Dov’è ora,mostrami,mostrami.

I custodi annoiati,i bambini si fermano,
ridono,vanno avanti, – non è nulla –
come dire loro che la maledizione*è giusta?
Fuori alla luce del sole le loro spalle sono sottili minute
e già le cose che portano in casa come semprevive
hanno l’odore dei Musei,una volta tracciato il cerchio**
sprofonderanno nell’oscurità.

*Allusione alla maledizione con cui gli antichi Egizi colpivano i profanatori di tombe.

**Magico

La stagione del mango

Thomas Shapcott

Thomas Shapcott

Gennaio e la stagione del mango
tramonti con zanzare pensosità a luna piena
notti a piedi scalzi senza frescura
notti di muffa
serate umide di pasti,quiete della cucina
immobilità del mango che si insinua schiacciandoci
ci spazientiamo,siamo inquieti siamo
d’improvviso
picchiettio
dei frutti sul tetto di ferro
manghi turgidi di succo
trasudano goccioline di chiaro di luna..

Oppure cesti di mango per i vicini
siamo bambini dello stesso quartiere dalla bocca viscida
che si tolgono via le fibre dai denti
suburbani con i frigoriferi stipati di manghi
chutney*di mango su varie mensole
manghi sotto i piedi,manghi che battono ingombrano
sentiamo il frutto spaccarsi che s’annerisce
scivolare sotto il piede
semi bitorzoluti slittano via con una viscida risata soffocata.

odori notturni,muffa che s’asciuga
impronte di dita
di pipistrelli con corpi rimpinzati di seme di mango con polpa rancida
di manghi che pendono
gennaio rancido come fetore di pipistrello
umido come terriccio ricercato dagli uccelli
gli alberi di mango sanno già che l’estate si appropria d’ogni cosa,
i nostri cortili sono invasi
di mestruo**abbondante
cocente.

Poi una mattina tutto si è concluso
non più cadute non più marciume nelle cunette
non più fanghiglia non più sporcizia non più
ronzìo di mosche sui rifiuti putrefatti.
Avanzi
i pochi manghi vizzi come sangue essiccato
semi rinsecchiti sull’erba
ignorati,estranei
bucce nere raggrinsite
come polsi di mummia.

Visione

Steve Barney

Mia madre mi è apparsa
In una visione,
stava piangendo
perché, mi disse,
era stanca di
essere ferita,
Era stanca di sopportare
l’enorme peso
gli edifici d’acciaio
i sentieri di cemento,
e strade fatte
d’asfalto che corrono
sul suo corpo,
Mi chiede di aiutarla
di fermare chi le succhia il sangue
dalle vene,
Mi ha invitato a tener conto
della sua richiesta,
Perché mia madre sta lentamente morendo
e non starò in disparte
a guardare loro che la uccidono,
Aiutami ora fratello mio
a prendermi cura di nostra madre,
Perché prima di perdere la mia
identità culturale,
giacerò tra le sue braccia.

Tredici

Nathan Shepherdson

Nathan Shepherdson

Tredici

La voce di Trakl, una voce come un secondo sè

Kokoschka

fradicio di pioggia

ubriaco di vino

sedevi nello studio del pittore

uno studio dalle pareti nere

il buio insanguinava il colore

hai guardato in silenzio

guardato il silenzio ( )

movimenti nella mano del pittore

l’aria macchiata di pigmenti

oblò nella sua testa

con una vista sull’Oceano viennese

franato di corpi spezzati e amore

hai disegnato parole nella tua bocca

invocando la poesia come testimonianza ulteriore

fradicio di pioggia

urbiaco di vino

movimenti nella mano del poeta

l’aria macchiata di pigmenti

nominavi il quadro – La Sposa del vento*

N°50

Nathan Shepherdson

Nathan Shepherdson

la tua calopsitta è ancora viva

docile nella sua gabbia Caligari

canta ancora al suono del cancello

un campanello di penne attende

il sole mattutino nella lavanderia

di notte si veste con la tua vecchia blusa invernale

le piaceva farsi accarezzare solo da mani femminili

offriva in alto la nuca sollevata

era irascibile con gli uomini

scansava le loro dita con una beccata

oggi è lieta di lasciarsi accarezzare

fischietta e cerca il mio dito attraverso le sbarre

le sue ali incapaci di volare

sono il grigio di inavvertite nuvole

Sul traghetto per Thornton Street

Nathan Shepherdson

Nathan Shepherdson

sul traghetto per Thornton Street

vedo i motori schiumare in liquidi raga*

le ringhiere attorno allo scafo vibrare una canzone aliena

come diapason spinti leggermente contro ghiaccio rotante

l’altezza del suono che precipita tra i due emisferi cerebrali

sfortunatamente so dove sto andando

all’ospedale

la morte può sembrare paziente

mentre percorre i corridoi con le nuove ciabatte

* I raga, nella musica classica indiana, sono particolari strutture musicali basate su un certo numero di scale

Principessa di diamante

Melinda Smith

Melinda Smith

Giù al molo un’immensità ondeggia e brilla:
quasi un centro commerciale sull’acqua, dodici piani fino [in cima,
festoni di bandierine ghignanti con dentini affilati

che sbattono nel vento. Una nave così bianca
in questo giorno luminoso. Come tutti i viaggi, questo [inizia
con un ponte da attraversare, una porta in cui passare. [Alcuni entrano

per non tornare mai più: tribù di astuti nomadi grigi che,
dopo aver tirato le somme, preferiscono la loro Casa di [Riposo
con una scelta di cinque sale da pranzo e cabaret notturno.

Imbarcati, passano in paradiso: tutto e tutti
immacolati, ogni ora con la propria assegnata frivolezza,
un buffet girevole di nuove orecchie per vecchie storie,

ed il mare che spinge il passato infinito
come il magico fondale di un’opera. Poco importa
che di tanto in tanto il viaggio a Vanuatu

debba deviare verso Melbourne per evitare un ciclone,
o che a volte ci sia un altro cambio di rotta,
come quella volta in cui rifecero il giro

per cercare il signor Ridge che sbarcò improvvisamente in [mezzo
al mar di Tasman, senza avviso. Su ogni crociera, dicono,
la media di nuove bare riempite è sette.

Sistemazioni

Melinda Smith

Melinda Smith

Premi su un’estremità
abbastanza a lungo
questa diventa insensibile

In questo ripido canalone
dove un imprevisto mi ha bloccato
ogni roccia coperta di muschio
ogni nodo nella corteccia, ogni
goccia di pioggia
fa infinita differenza

Quale piccola ricca vita.
Alla fine dei crampi
la potrò abbracciare