La stagione del mango

Thomas Shapcott

Thomas Shapcott

Gennaio e la stagione del mango
tramonti con zanzare pensosità a luna piena
notti a piedi scalzi senza frescura
notti di muffa
serate umide di pasti,quiete della cucina
immobilità del mango che si insinua schiacciandoci
ci spazientiamo,siamo inquieti siamo
d’improvviso
picchiettio
dei frutti sul tetto di ferro
manghi turgidi di succo
trasudano goccioline di chiaro di luna..

Oppure cesti di mango per i vicini
siamo bambini dello stesso quartiere dalla bocca viscida
che si tolgono via le fibre dai denti
suburbani con i frigoriferi stipati di manghi
chutney*di mango su varie mensole
manghi sotto i piedi,manghi che battono ingombrano
sentiamo il frutto spaccarsi che s’annerisce
scivolare sotto il piede
semi bitorzoluti slittano via con una viscida risata soffocata.

odori notturni,muffa che s’asciuga
impronte di dita
di pipistrelli con corpi rimpinzati di seme di mango con polpa rancida
di manghi che pendono
gennaio rancido come fetore di pipistrello
umido come terriccio ricercato dagli uccelli
gli alberi di mango sanno già che l’estate si appropria d’ogni cosa,
i nostri cortili sono invasi
di mestruo**abbondante
cocente.

Poi una mattina tutto si è concluso
non più cadute non più marciume nelle cunette
non più fanghiglia non più sporcizia non più
ronzìo di mosche sui rifiuti putrefatti.
Avanzi
i pochi manghi vizzi come sangue essiccato
semi rinsecchiti sull’erba
ignorati,estranei
bucce nere raggrinsite
come polsi di mummia.

Motel

Antigone Kefala

Antigone Kefala

Laggiù,irreale sotto la pioggia sottile,
la città;nel vuoto,solo
i semafori cambiavano indifferenti .
Di notte,la stanza era calda,
immersa nella luce bluastra.
A lungo,le pareti di vetro sembravano infrangersi
sotto l’urlo delle sirene;
nella tregua,i lamenti dei lavori idraulici
giungevano da lontano acquietandosi alla fine.
Solo io,ero in attesa del silenzio.

Piuttosto tardi,spentesi le voci della televisione,
l’ombra iniziava da sopra
a misurare con passo lento,uguale il buio,
ripassando sullo stesso tratto stretto,
un’anima disperata,che inviava oscuri messaggi
a orecchie migliori delle nostre.
Forse,come nei racconti antichi,
la cosa che avevano ucciso
per porla così in alto,
aveva ancora una voce.

Sogni

Fay Zwicky

Fay Zwicky

Poiché dormiva male,si svegliava con rabbia
per volersi rifare della perdita.Perdita di che cosa?
Non ne era sicuro.Alla sua età
(a stento amore forse uno spasimo).

Una stretta fitta al cuore – Nient’altro –
assicurava se stesso,respirando da solo nel
buio.Perché allora vigilava la porta
come se qualcuno fosse venuto e poi andato via?

Misteriosa ferita,ammalato t,uttavia mai
ammalato abbastanza,sembrerebbe(per una volta)
che lei non fosse mai esistita.Alla luce
del giorno vide una ragazza allontanarsi

nella pioggia,un profilo sfuggevole,un polso
che si girava,una testa che si reclinava.
Non esisteva,non era mai esistita.Apprese
a dimenticare,iniziò a dimenticare.

Tornò a dormire.In modo quieto e misterioso, morto
al mondo,respirando piano.Tuttavia sognando all’improvviso,
sveglio a se stesso nell’oscurità del letto,da qualche parte
in un corridoio senza fine,iniziò a urlare.

Donna che lotta per la libertà

Antigone Kefala

Antigone Kefala

Aveva combattutoper la libertà,disse
accendendo il fornello del gas.
Sulle montagne abbiamo combattuto…
giorni gloriosi…
testarda nelle parole
affaticata nella cucina trascurata
con il frigorifero ingiallito
e la fotografia sbiadita
del marito scomparso.
La casa piena di cupe
stanze soffocate di tappeti.

uscimmo nella bassa veranda
le calze pesante nero pece
il vestito a trama grezza
il blu indaco di qualche fiore selvagio
i vicini che ancora dormivano la domenica.
Ritorna,disse
guardando la strada ventosa
e il Municipio acquattato
sulle sue gambe d’elefante,
torna ancora.

Sistemazioni

Melinda Smith

Melinda Smith

Premi su un’estremità
abbastanza a lungo
questa diventa insensibile

In questo ripido canalone
dove un imprevisto mi ha bloccato
ogni roccia coperta di muschio
ogni nodo nella corteccia, ogni
goccia di pioggia
fa infinita differenza

Quale piccola ricca vita.
Alla fine dei crampi
la potrò abbracciare

Fuga di Giugno

Thomas Shapcott

Thomas Shapcott

Dove andiamo? Dove andiamo?
– Andiamo al museo –
Dove andiamo? C’è molto da vedere?
Vedremo stanze stipate di tesori.
voglio vedere gioielli e costumi,
faraoni e mummie.
Passeremo ore tra resti
potremo guardare a lungo
i polsi anneriti delle mummie.

Ricordi quel giorno di giugno in cui correvamo sui monti
cantando insieme tutte le canzoni di Salad days e My Fair Lady?
– Le cantiamo ora? Le ricordi? –
No,pensavo ai monti,al sentiero,
attraverso quel sentiero di foresta pluviale.
E quando abbiamo raggiunto la luce del sole
ti ho raccolto una margherita sempreviva.
Mi portavi sempre qualcosa.

Ricordi le immagini dette dai bambini.
“Perché gli alberi non hanno due gambe”?
“Papà,guarda la luna spezzata”
“Mamma ,entra,vieni dentro ti prenderai tutto il buio su di te”
I bambini sono così diversi.
Tutti hanno corpi esili,margherite,cerchi.

Dov’è quella mano umana? Dov’è la mummia egiziana?
Non ne posso più di uccelli impagliati come quelli che ci porta il gatto.
E’ una mano piccola come la tua, ma scura riarsa un fascio di bastoni.
Dov’è ora,mostrami,mostrami.

I custodi annoiati,i bambini si fermano,
ridono,vanno avanti, – non è nulla –
come dire loro che la maledizione*è giusta?
Fuori alla luce del sole le loro spalle sono sottili minute
e già le cose che portano in casa come semprevive
hanno l’odore dei Musei,una volta tracciato il cerchio**
sprofonderanno nell’oscurità.

*Allusione alla maledizione con cui gli antichi Egizi colpivano i profanatori di tombe.

**Magico

Dentro la sparizione

Les Murray

Les Murray

Ritmi usuali di tempo in decomposizione
svaniscono, e la tua veglia
diventa laboriosa come una scienza.

Ti raggomitoli, e diventi
l’immortale io giovane
che sopravviverà ai tuoi sogni
e sparirà nel sopravvivere.

Il sogno porta avanti la sua storia
al ritmo della fiction
in un colore crepuscolare, senza sole,

si crede alle sue scene,
una biblioteca di ciottoli di legno,
puro arredamento mitico

vividi droni di conversazione –
ma gli amori non ritornano:
quegli incontri sembrano intrattenibili.

Urgenze del tuo tempo
se ne vanno alla deriva coi vestiti più marroni
camminando con te lungo le arcate
ma poi tu ti fai da parte,

sbigottito, a fianco delle migliaia
che si insozzano giù per un ripido steccato
dentro un’imminenza –

come nell’antico cunicolo,
metti in scena una galleria di immagini
di te che tieni traccia al tuo respiro
girando angoli che non ritornano

finché il banale che stordisce
ti restituisce la tua taglia di veglia
in brandelli di storia.

La festa dei granchi

David Malouf

David Malouf

Impossibile più vicino
di così. La lingua s’infila
nel più intimo, nel più soave
dei tuoi angolini. So tutto,

ora so tutto dei tuoi segreti.
Spaccato il guscio
più niente tra di noi.

Assaporo il chiaro di luna

Fattosi carne
e le bolle che salgono su
dalle acque di scolo. M’immergo
tra radici e bacche di mangrovie

sotto cenere di luna, al freddo.
Sapevo che la baia
era più d’un semplice scintillio,
sapevo che se esistevi
potevo penetrare
nella tua vita e giù in fondo
afferrare le tue abitudini e conoscendo
le nostre differenze giungere a pensare che siamo
una cosa sola.

(Traduzione di Graziella Englaro su “Poesia” Anno II, numero 12, Dicembre 1989, Crocetti Editore)