Oh moro

Anonimo

Oh moro, dolce moro, che grazia il tuo vestito,
tu sei tra i gelsomini e rivaleggi coi narcisi.
Per te m’hanno schernito e in seguito invidiato.
Tu sei l’anello d’oro, io la gemma che l’adorna
per contendere il tuo cuore a lottare sono pronta.

L’amore è in casa nostra, l’amore ci alleva.
L’acqua del pozzo dolce, l’amore solleva.
Apre come il basilico, l’amore i suoi rami.
Non asservito al sultano e neppure al qadi.

E ora canteremo l’amore

Jean Senac

Jean Senac

E ora canteremo l’amore
perché non c’è Rivoluzione senza Amore
né mattino senza sorriso.
La bellezza sulle nostre labbra è un canto eterno.
E’ ora di cantare il corpo senza fine rinnovato della donna,
la mano dell’amico,
il profilo come uno scritto sullo spazio
di tutte queste viandanti e di questi viandanti
che danno al nostro cammino la sua vera luce,
al nostro cuore il suo slancio.

Non siamo più nel medioevo

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

Un’ idea da due soldi
un tratto di penna solo per ridere
ragionare col pilpul
cercare il pelo nell’uovo

oppure per importunare
la stupidità l’oscurità
per rendere strampalate
le credenze medievali

– una pioggia di pallottole
d’acciaio come risposta
per far fuori un uomo
una donna una semplice idea

per cancellare un tratto maldestro
dio non è
sproporzionato
pagato a caro prezzo

Il mio dolore

Joucef Nedjimi

Il mio dolore:

CIRCONCISIONE.

Le mie punizioni

LA SCUOLA.

Le mie scappate:

IL GIARDINO PUBBLICO.

La mia paura:

IL TRIBUNALE.

Le mie angosce:

MIA MADRE.

Le mie gioie:

IL CINEMA.

Le mie sofferenze:

L’ALLOGGIO.

I miei dispiaceri:

LEI.

Le mie debolezze:

I SENTIMENTI

SENTIMENTI

SENTIMENTI

SENTILAIDO

Domani

Méziane Ourad

prorompere

poi sgocciolare

lungo i muri dei palazzoni

Invadere la strada

per spezzarne la noia

innaffiare l’asfalto

per farvi sbocciare

Il garofano

Fondere per rinascere

Nuovo nel mondo color “terra”

Abbasso la geometria!

Sempre dritto, non c’è nulla,

Dovunque c’è la vita

che piange i propri amici morti

su un letto di sapere.

L’amore giace accanto a lei

Con gli occhi stravolti,

nella sua mente un ricordo;

quello di un vero abbraccio

quello d’un incendio sterile

quello di un bambino nato morto

che non vuole morire

Questi campi, questi ruscelli…

sono troppo belli,

non posso separarmene!

E si alza

E se ne va

E la vede

L’abbraccia

L’amore sorride

e tutto si spegne

Fadhma

Abdelkrim Ghezali

Abdelkrim Ghezali

Fadhma, di fronte al focolare, il riflesso

della brace rischiara il suo viso

dimentica la profondità della sua notte

convoca il suo sole diurno.

Il mestolo le cade di mano

Fadhma eterna sognatrice,

donna che ha tanto atteso

che un’onda la spinga

verso il paese della libertà.

Il sole brilla sul suo viso

e le dice: “perché non vieni

con me ad incontrare i tuoi fratelli di sofferenza

perché non facciamo assieme lo stesso cammino?”

Contempla le scintille

che salgono e che scendono

vorrebbe unirle

per dire la sua con loro.

Passava un giovane

Anonimo

Passava un giovane, un ramo scuro tra le mani.
La shashia cadeva bene sulla fronte, la veste era splendente.
I figli miei e lo sposo lascerei per lui
la mia città abbandonerei
fino a esser estranea alla mia gente.

Casa della poesia (a Jacques Fournier)

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

quasi dimenticate
risalite dalle lontananze fino alla mia bocca
mio malgrado paure da panico
angosce fossilizzate

la poesia è anche questo
ravvivare istanti
di vita passata
seppelliti in noi

l’oued Soummam quasi a secco in estate
poteva crescere
senza avvertire
inondare il villaggio di Sidi-Aïch

anche la memoria – come
contenerla – talvolta straripa
reclamando la parola
per la pace

l’avvilimento quindi
poiché il tempo ci è calcolato
di non poter dire tutto
di tutte le antiche ferite