Laccio

Eirna Pavle Coku

Eirna Pavle Coku

Le mura di città poggiano sugli alberi a capo chino
sperse in afflizione
gravide di anni,
di stagioni che stentano a venire,
di stagioni che stentano ad andare.

Gelate in corpo nel tuo osso gli alberi,

Gli alberi, alberi, alberi,
dal corpo malleabile
verso i desideri che ho di te,
verso le strade mie senza te.

E i ramoscelli azzurri avviziscono,
assaporando i tuoi pensieri
che mi si infondono
nei miei viaggi rumorosi, strani
con il gusto del tuo labbro,
col colorito del tuo viso,
spesso turbato da fantasticherie.

I tuoi lineamenti viandanti
hanno caduchi rami
e parole fatte carne nell’ultima linfa
che scorre nelle vene
accaldata,
come certi scongiuri inarticolati
e nascosti del tutto dietro l’inverno…

Caro paesaggio
che nella nebbia ti fletti,
ricordi di figura con radici nell’osso
ti sei imbronciato in un angolo
a mo’ di laccio.

Al Poeta

BILAL XHAFERRI

BILAL XHAFERRI

Tu sei fiorito nella stagione dei rubli,
Mentre noi altri mangiamo il fango delle paludi,
Tu vai per le vie di Mosca intontando serenate
Alle Natasce, le Tatiane, le Katjenche,
Quando noi ci prendiamo le pallottole delle mitraglie.
Col velluto delle tue poesie copiate
Tu osanni dei boia gli stivali,
Stivali pesanti con chiodi insanguinati
Che hanno calpestato i nostri volti massacrati.
Tu venivi dai salotti dell’aristocrazia rossa,
Venivi da “Dasma” di gloria ubriaco,
Io venivo spedito dal cuore del popolo,
Venivo dal funerale di mio padre fucilato,
Venivo dalla sepoltura della patria libertà.

Ci scontrammo al buio,
Come due nubi, in una notte di tempesta,
Ma sappiamo bene tutti che il bersaglio
Della mia furia non eri tu:
Io mi scontrai con la tirannia là
Gettai la mia vita tra le grinfie dei lupi
E con la mia morte faccia a faccia mi guardai.

Ballata Came

Astrit Cani

Astrit Cani

L’arcobaleno, come un saluto lacrimante
d’addio,
scomparve dietro le lontananze,
sulle creste delle fiamme,
nella pioggia.
Dietro le lontananze scomparve infiammata
la Çamëria
e tutte le nostre strade portano a nord.
Romba il vento mediterraneo sulle terre
antiche d’Epiro
sulle care terre nostrane
degli avi.
Solo i fulmini pasciono i pascoli abbandonati.
Gli oliveti non raccolti rombano come onde
nelle riviera.
E dovunque la terra dei çamë,
di nubi ricoperta,
geme soffocata in lacrime e sangue,
sfollata,
terra senza dio.
Le pallottole ci mostrano il cammino
ci illuminano la via di fiamme, che hanno
inghiottito la terra intera.

Alle nostre spalle la bufera sbatte le porte sfondate delle case.
E le vie si disperdono disperando verso nord.
Noi, popolo migrante, arranchiamo nella pioggia…
Addio, Çamëri!

La mosca di burro (‘The butter fly’)

Astrit Cani

Astrit Cani

la bolla che ribolle
in sogni di sapone
il nido ancestrale di tutte le forme
il bagno di tutti gli arsi asfalti di città
la mosca di burro
ampolla di spine rovinose
bosco di ombre fangose
bacino d’acque vorticose

lima sinuosa
peluria sontuosa
farfalla nera minacciosa

inceneritore di sogni e mondi
uovo per soli uomini sodi

eterna origine animale
buco tra dodici anelli che agogna la freccia regale
là dove ha termine e inizio
il supplizio chiamato supplizio

Snack Bar Mediterran

Astrit Cani

Astrit Cani

i vetri oscurati
entro quattro salici
sono piovuti gli anni della mia prima giovinezza
tra mille sigarette e qualche poesia

questo era il microclima, per farsi su un sorriso per la vita
quella era la coppa delle promesse da bere d’un fiato
il resto del dramma erano schegge
otturanti i denti antichi del destino

scorrazzavano i cani del vento inodori
e condividevamo il massimo splendore
di quei giorni munifici, di partenze e arrivi
di ore dorate scandite da esili lancette nere quiete fango
e amori

lo Snack è il Cimbali dei miei ricordi
ancora, formulata con magia
mi bolle in testa aromatica la frase
in nome di Kafka, bevi quel caffè!