Gli addii

Clirim Muça

 

Clirim Muça

 

Asciutti sono i miei occhi
e non sventolo più addii;
le mie lacrime esaurite.
La gioia e il pianto
le ho avute in dono
in abbondanza
e per poco tempo.
Il tutto che mi sommerge
e il niente che mi accompagna
sono il mio destino.
Non c’è una giusta misura delle cose.
La vita non è una linea dritta
ha i suoi alti e bassi
che nel mio caso
sono abissi.

Continuamente si tradisce l’uomo

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Continuamente si tradisce l’uomo,
e non dico del suo giorno
che improvvisamente diventa notte,
né della notte dei suoi capelli
che inalba e diventa tacito giorno di vecchiaia.

Si tradisce l’uomo
E non dico che anche la sua tomba muore e il nome
diventa erba marcita di oblio,
ma l’uomo è continuamente tradito dall’uomo.

E quando una metà mangia l’altra metà
non resta più l’intero,
mi disse c hi era invecchiato nelle prigioni.

Compleanno in cella

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Secondo giorno d’inverno
è il mio compleanno.

Ho compiuto 27 anni
la poesia è la prostituta
che mi denunciò ai poliziotti.
La cella, vagone assurdo di un treno
precipita
precipita.

Si sono vivo, ma che destino il mio
quando anche le pacifiche ali degli uccelli
mi sembrano lame di coltelli.
Mi arrestarono perché avevo pensieri proibiti,
avevo scritto versi ermetici.

Ma più ermeticamente mi hanno rinchiuso
eppure parlano di libertà di pensiero.
La testa china
abat jour stanco
con la lampada bruciata.

Anna Frank
sul mio petto potrà riposare,
felice piangerà, afflitta sorriderà.
Sì, sì, sarà così
perché non inutilmente
ho compiuto (dopo la morte) 27 anni.

Un maglione

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Se tu sapessi, amore,
quanto ti ama il mio cuore.
I tuoi lunghi capelli taglieresti,
e un maglione per me faresti

– Che te ne pare di questo stornello,
scritto da un detenuto? –
chiesi a un compagno di cella.

– Poveretto, avrà avuto freddo! – mi disse
e tacque.
Il tempo, maglione strappato,
lascia penetrare il vento nelle ossa della patria.

I Malati

Visar Zhiti

Visar Zhiti

I prigionieri
al ritorno dall’ospedale
sono più pallidi di noi.

Come si dispiace la neve
per il suo candore in quei volti derelitti,
volge lo sguardo altrove
e piange
come una matrigna buona.

Le catene,
pur serrate dai catenacci,
scivolano
dai polsi scarniti.