Ave madre mia

FREDERIK RRESHPJA

FREDERIK RRESHPJA

Sto sotto la pioggia. È questa l’unica cosa che voglio.
Che è questo? Chiedono le stille di pioggia sulla mia fronte
Così ho udito la voce della pioggia
Un giorno d’estate accanto alla vecchia quercia
Alla porta spalancata per gli uccelli.

Ahi, quand’ero giovane e bello credevo
Che tutte le piogge del mondo cadessero per me
Ma ora che tanti anni sono trascorsi
So che non fa senso alcuno che piova.

Ecco andata anche mia madre sotto una pioggia di marmo
Nell’archeologia degli dei che cadevano

Ave, madre mia!
Solo in te ho creduto
Altro Dio non ebbi mai. Amen!

Gli anni si sciolsero

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Gli anni si sciolsero,
ad uno ad uno si persero.
A stormi le rondini
nei cieli volarono.

Nel cortile lasciarono
piume e richiami.
Sulle grondaie delle casette
nidi e rumori.

Altri anni giunsero
di tuoni e gioia.
Altri voli di rondini
abbandonarono i nidi.

Nelle colline di Darsìa,
di buio e freddo,
invano attendiamo
una chimera all’orizzonte.

Le primavere fuggirono,
per gli abissi gocciolarono.
Come i cieli grigi
anche noi invecchiamo.

Nulla albeggia

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Nulla albeggia
sul volto del tempo.

Come una pelle nera
la notte balcanica.

Nell’abisso della valle
polvere i miei desideri,
cenere le mie stagioni.

Cosa cerco
in cima alla collina
di un paese tormentato
e di ubriachi?

Fuori, nel giardino,
il vento fa cadere le cotogne nel fango
come brutti sogni.

Bambino, altalena

Julian Zhara

Julian Zhara

Lo scricchiolio dell’altalena che fisso
dal vetro d’ufficio, di foglie seccate
affogate in attesa del vento e sacchi
vuoti di biscotti e patate – ieri era festa.
Nel parco c’è ancora un bambino da solo
che scava la sabbia, la ruota non gira,
sembra immobile il tutto, incantato – nell’ieri ,
di ieri soltanto lattine schiacciate di coca
e avanzi, gli unici fischi lamenti risate suonano
distanti, le insegue il profumo di spezie e pane
sfornato, il bambino non alza gli occhi,
misura la terra, chissà cosa cerca, da ore.
Lo vado a trovare finito il turno, gli chiedo
hai freddo, lui tace e continua a scavare,
il lampione è lontano, due dossi ai lati,
la terra è nera, soltanto qualche vermetto
riflette la luce arancione, i fanali delle auto
proiettano le ombre sul parco,
le invitano al gioco, del resto il silenzio.
Il suo ansimare, mi taccio, lo osservo,
si placa, si volta, mi fissa, mi ci specchio,
lo riconosco: il bambino pare sia io;
mi dice, questa è la fossa, adesso decidi
chi di noi due la deve calzare giocando al morto –
non io, non io.
Julian Zhara (Durazzo, 1986), inedito

Al Poeta

BILAL XHAFERRI

BILAL XHAFERRI

Tu sei fiorito nella stagione dei rubli,
Mentre noi altri mangiamo il fango delle paludi,
Tu vai per le vie di Mosca intontando serenate
Alle Natasce, le Tatiane, le Katjenche,
Quando noi ci prendiamo le pallottole delle mitraglie.
Col velluto delle tue poesie copiate
Tu osanni dei boia gli stivali,
Stivali pesanti con chiodi insanguinati
Che hanno calpestato i nostri volti massacrati.
Tu venivi dai salotti dell’aristocrazia rossa,
Venivi da “Dasma” di gloria ubriaco,
Io venivo spedito dal cuore del popolo,
Venivo dal funerale di mio padre fucilato,
Venivo dalla sepoltura della patria libertà.

Ci scontrammo al buio,
Come due nubi, in una notte di tempesta,
Ma sappiamo bene tutti che il bersaglio
Della mia furia non eri tu:
Io mi scontrai con la tirannia là
Gettai la mia vita tra le grinfie dei lupi
E con la mia morte faccia a faccia mi guardai.

Due generazioni

Martin Camaj

Martin Camaj

Mio padre era
uomo di triste figura
albero d’ulivo senza foglie
ma con frutti neri ad ogni ramo.

Il suo verbo riecheggiava in noi
fragorosamente
quasi fosse l’ululato di un lupo
famelico solo tra rocce.

Mio fratello ebbe
a prendere il suo posto,
mio fratello scalzo
– vento baio all’orizzonte.

Soffia al fuoco in autunno
a pieni polmoni
e ogni scintilla gli dà un figlio maschio.

I Malati

Visar Zhiti

Visar Zhiti

I prigionieri
al ritorno dall’ospedale
sono più pallidi di noi.

Come si dispiace la neve
per il suo candore in quei volti derelitti,
volge lo sguardo altrove
e piange
come una matrigna buona.

Le catene,
pur serrate dai catenacci,
scivolano
dai polsi scarniti.

La Montagna da prendere a pugni

Migjeni

Migjeni

Nel mio paese sventolano ovunque bandiere di una triste
alioia…

… e essuo può dire
che qui un popolo vive che qualcosa di nuovo sta costruendo.

Sulla soglia di ogni casa dove un segno di vita appare sventola una bandiera di triste malinconia.
MIGJENI A TORINO, Castello del Valentino

Ad ogni modo

FREDERIK RRESHPJA

FREDERIK RRESHPJA

Ad ogni modo
Questo mattino mi morirà nelle mani
Ad ogni modo, la gente saprà inventarsi un mattino,
Come ha inventato i mari, le stelle, la pioggia
E le tante altre cose che non esistono.

La notte è proprio la tua ombra
Che hai mancato di raccogliere.

Ad ogni modo, io potrò scrivere liriche moderne,
Ora che è troppo tardi per cose che non esistono,
Come ad esempio la felicità.

O bei bambini, pioggia di fiori e quant’altro,
Per cui la Genesi incolpa il buon Dio!