Mi troveranno

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Mi troveranno nei campi trebbiati
senza respiro tra le labbra,
sdraiato sulla paglia che adoravo
con i colombi che beccano accanto.

Sul volto il fazzoletto bianco di mia madre,
mi porteranno nella stanza natale:
‘Povero ragazzo, quanto ha sofferto!’
dirà la gente intorno al mio corpo.

Dopo avermi lavato
con l’aqua fresca del pozzo,
mi metteranno sul carro del grano
tirato dai buoi di campagna.

Percorrerò per l’ultima volta
la strada dove correvo nell’infanzia.
Se sarà al crepuscolo,
le lucciole illumineranno la nuova dimora.

La mosca di burro (‘The butter fly’)

Astrit Cani

Astrit Cani

la bolla che ribolle
in sogni di sapone
il nido ancestrale di tutte le forme
il bagno di tutti gli arsi asfalti di città
la mosca di burro
ampolla di spine rovinose
bosco di ombre fangose
bacino d’acque vorticose

lima sinuosa
peluria sontuosa
farfalla nera minacciosa

inceneritore di sogni e mondi
uovo per soli uomini sodi

eterna origine animale
buco tra dodici anelli che agogna la freccia regale
là dove ha termine e inizio
il supplizio chiamato supplizio

Il Giardino

FREDERIK RRESHPJA

FREDERIK RRESHPJA

I leoni infranti della prima età
S’abbeverano al vecchio pozzo;
Su fuochi di rose Saadi riscalda le mani
Con un turbante di rugiada.

Sovente dai miti balzano fuori i satiri
E spalancano le porte delle ombre.
Rimira i sentieri notturni il gelsomino
E la luce gli scorre tra le dita.

Narciso sorge dalle gemme
Innamorato del proprio amore;
Io avverto sulla fronte gli scalpelli
Della primavera che dall’erba mi fa gli occhi.

Ballata Came

Astrit Cani

Astrit Cani

L’arcobaleno, come un saluto lacrimante
d’addio,
scomparve dietro le lontananze,
sulle creste delle fiamme,
nella pioggia.
Dietro le lontananze scomparve infiammata
la Çamëria
e tutte le nostre strade portano a nord.
Romba il vento mediterraneo sulle terre
antiche d’Epiro
sulle care terre nostrane
degli avi.
Solo i fulmini pasciono i pascoli abbandonati.
Gli oliveti non raccolti rombano come onde
nelle riviera.
E dovunque la terra dei çamë,
di nubi ricoperta,
geme soffocata in lacrime e sangue,
sfollata,
terra senza dio.
Le pallottole ci mostrano il cammino
ci illuminano la via di fiamme, che hanno
inghiottito la terra intera.

Alle nostre spalle la bufera sbatte le porte sfondate delle case.
E le vie si disperdono disperando verso nord.
Noi, popolo migrante, arranchiamo nella pioggia…
Addio, Çamëri!

I Malati

Visar Zhiti

Visar Zhiti

I prigionieri
al ritorno dall’ospedale
sono più pallidi di noi.

Come si dispiace la neve
per il suo candore in quei volti derelitti,
volge lo sguardo altrove
e piange
come una matrigna buona.

Le catene,
pur serrate dai catenacci,
scivolano
dai polsi scarniti.

L’incontro

Migjeni

Migjeni

O donna che t’incontrai il giorno della mia fortunata disgrazia
Con le paure e gli occhi del più cupo colore
Mi sentii della stessa sensazione,
vittima, come te
O donna che c’incontrammo il giorno della nostra fortunata disgrazia
Cuore a cuore, faccia a faccia
I sensi fusi in una dolce sintonia
Amaro pianto di nostalgia…
Cosi, in mezzo alla strada, vendemmo il nostro cuore
alla gente che di noi solo si burlò.
E soddisfatta andò via, compiaciuta per aver appreso
l’intimo segreto della nostra vita.
E noi due, di un dolore sincero soffrendo
Con il cuore in gola come due bambini
Persi in lontani paesi, nella notte buia…
O donna che c’incontrammo il giorno della fortunata disgrazia.

Ave madre mia

FREDERIK RRESHPJA

FREDERIK RRESHPJA

Sto sotto la pioggia. È questa l’unica cosa che voglio.
Che è questo? Chiedono le stille di pioggia sulla mia fronte
Così ho udito la voce della pioggia
Un giorno d’estate accanto alla vecchia quercia
Alla porta spalancata per gli uccelli.

Ahi, quand’ero giovane e bello credevo
Che tutte le piogge del mondo cadessero per me
Ma ora che tanti anni sono trascorsi
So che non fa senso alcuno che piova.

Ecco andata anche mia madre sotto una pioggia di marmo
Nell’archeologia degli dei che cadevano

Ave, madre mia!
Solo in te ho creduto
Altro Dio non ebbi mai. Amen!

Un maglione

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Se tu sapessi, amore,
quanto ti ama il mio cuore.
I tuoi lunghi capelli taglieresti,
e un maglione per me faresti

– Che te ne pare di questo stornello,
scritto da un detenuto? –
chiesi a un compagno di cella.

– Poveretto, avrà avuto freddo! – mi disse
e tacque.
Il tempo, maglione strappato,
lascia penetrare il vento nelle ossa della patria.