Profeta

Miklós Radnóti

 

Miklós Radnóti

 

È quello che credi. Conosco i tuoi nuovi versi.
È la rabbia che ti tiene in vita.
L’ira apparenta poeti e profeti, è nutrimento per il popolo,
è bevanda! Potrebbe viverne chi vuole finché arriva
il paese promesso da quel giovane allievo rabbino,
che ha obbedito alla Legge e alle nostre parole.
Vieni con me ad annunciare che si sta avvicinando l’ora,
già sta per nascere il paese. Mi chiedo: qual è lo scopo
del Signore? Guarda, è quello il paese. Mettiamoci in cammino, vieni,
uniamo il popolo, porta tua oglie e comincia a tagliare i bastoni.
Il bastone è un buon compagno per l’errante, guarda,
dammi quello, che sia il mio, perché lo preferisco se è nodoso.
*
Mi capirebbero le scimmie,
reattivamente sono ancora sane,
forse se si vivesse assieme
a me pure toccherebbe in sorte
la clemenza della buona morte.
*
Gli crollai accanto, il corpo era voltato,
già rigido, come una corda che si spezza.
Una pallottola nella nuca. – Anche tu finirai così, –
mi sussurravo – resta pure disteso tranquillo.
Ora dalla pazienza fiorisce la morte –
“Der springt noch auf”, suonò sopra di me.
E fango misto a sangue si raggrumava nel mio orecchio.
*
Ti ho nascosto a lungo,
come il ramo tra le foglie
il frutto che tarda a maturare,
e ora fiorisci ai miei occhi
come sullo specchio della finestra d’inverno
il fiore giudizioso del ghiaccio.
E so già cosa significa
quando posi la mano sui capelli,
e custodisco già nel cuore
il movimento della caviglia,
e il bell’arco delle costole
che ammiro con distacco,
come chi s’è riposato
su tali meraviglie che respirano.
Eppure nei miei sogni
spesso ho cento braccia
e come un dio in un sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.
Così diventa un tormento:
vorrei essere amato,
appartenere a qualcuno,
essere di qualcuno.
*
Gli crollai accanto, il corpo era voltato,
già rigido, come una corda che si spezza.
Una pallottola nella nuca. – Anche tu finirai così, –
mi sussurravo – resta pure disteso tranquillo.
Ora dalla pazienza fiorisce la morte –
“Der springt noch auf”, suonò sopra di me.
E fango misto a sangue si raggrumava nel mio orecchio.
*
Mi capirebbero le scimmie,
reattivamente sono ancora sane,
forse se si vivesse assieme
a me pure toccherebbe in sorte
la clemenza della buona morte.

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