Il moi giardino

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

Il suo cielo l’ha stretto a sé forte
la nuvola, con la sua fredda e umida pelliccia.
Il giardino spoglio di foglie,
giorno e notte è solo,
con il suo triste silenzio puro.

Pioggia, la sua musica, vento, il suo inno.
La sua veste è un mantello di nudità.
Se dovrà avere un’altra veste,
che abbia di fiamma dorata la trama e ordito!
Cresca o no, ogni cosa in ogni posto voglia o non voglia: è indifferente.
Non c’è un giardiniere né un viandante.
Il giardino dei disperati,
non attende nessuna primavera.
Se dai suoi occhi non riflette un caldo raggio di luce
e se non cresce sul suo volto una foglia di sorriso,
il giardino senza foglie, chi dice che non è bello?
Racconta dei frutti che sfiorano il cielo ora addormentati nella bara infima della terra.
Il sorriso del giardino senza foglie
è sangue misto a lacrime.
Eterno sul suo cavallo giallo dalla criniera al vento, vi incede
il re delle stagioni, Autunno