Cercavo una porta d’acqua

Matteo Bianchi

Matteo Bianchi

A Venezia di nessuno,
dove, tra vento e mare,
non rimane tanto spazio
per sperare.
Cercavo una porta d’acqua
tra calli annerite dal sale
e pali di legno marciti.
Città a ritmo di mare.
Gli svassi in fuga in fondo al canale,
davanti alla prua:
disteso in vetta alla barca
per passare sotto i ponti
fumando realizzavo quei secondi.
Divieto di scaricare se stessi.
La Bora mi bruciava gli occhi.
Impassibili i gabbiani
sui pozzi o sospesi
accanto alle navi,
facevano festa:
sopravvivere con poco,
spensierati.
«Vento di tempesta, al largo
o su chissà che altra costa,
portami con te
da quanto tiri forte
nella mia testa».
La schiuma sul limitare dell’onda
non era neve.
Solamente il suo ricordo.
Da Un’ombra in due, L’Arca Felice, 2014