se chiudi gli occhi

Martina Campi

Martina Campi

Se chiudi gli occhi senti il suono
degli orecchini che si toccano
come inchini per sentirsi
sciolti nel tintinnio sottile
la pelle addosso alle mani
che altrimenti non si saprebbe
come non incolpare nessuno
per i giorni interrotti
dal sonno dormito a caso,
non incolpare nessuno,
e l’ondeggiare alle foglie.
Lo sai perché sorride, perché oggi
è l’eccezione che infiamma,
mentre tutte le altre mattine in successione,
sono praticamente sempre la stessa mattina
di chi se ne va o privilegia ogni dormire
con quel tipo di sorriso che non regala nulla,
neanche un qualche istante scambiato per
un concepibile sguardo al cielo.
Si nota chiaramente per come
scruta i bicchieri, ignara d’ogni
trascurabile gelosia, custode
del sottosuolo, e qualsiasi resistenza
al codice rigido del non lasciarsi
sprofondare, per nessun motivo assoluto,
o facile lusinga da aperitivo, nelle braccia senza scampo
d’altri esseri umani, visibilmente speculari.
(da Appartenere al regno dell’invisibile, inedito)