Guardo le mie mani

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Guardo le mie mani: sole non sono estranee
Perché sono le mie. Ma è talmente squisito distenderle
Così, lentamente come quegli anemoni del fondo del mare …
Chiuderle, all’improvviso,
Le dita come petali carnivori!
Con esse, tuttavia, prendo solo questo alimento impalpabile del tempo,
Che mi sostiene, e mi uccide, e va secretando il pensiero
Come i ragni tessono le tele.
A che mondo
Appartengo?
Nel mondo ci sono pietre, baobab, pantere,
Acque canticchianti, il vento che soffia
E in alto le nubi che improvvisano incessantemente,
Ma niente, di questo tutto, dice: “esisto”.
Perché a malapena esistono …
Intanto,
Il tempo genera la morte, e la morte genera gli dei
E, pieni di speranza e di spavento,
Officiamo rituali, inventiamo
Parole magiche,
Scriviamo
Poesie, povere poesie
Che il vento,
Miscela, confonde e disperde nell’aria …
Né la stella del cielo né la stella marina
Sono state il fine della Creazione!
Ma, allora,
Chi tesse eternamente la trama di questi vecchi sogni?
Chi fa in me — questa domanda?

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