Mi piace

Marina Cvetaeva

 

Marina Cvetaeva

 

Mi piace che siate malato ma non di me,
mi piace che io sia malata ma non di voi,
che mai la pesante sfera terrestre
scivolerebbe sotto i nostri piedi.
Mi piace che si può essere spiritosa –
indisciplinata – e non giocare con le parole
e non arrossire per una asfissiante ondata
toccandosi con le mani con leggerezza.
Mi piace anche che voi – in mia presenza –
abbracciate tranquillamente un’altra:
non condannatemi a bruciare
nel fuoco dell’inferno perché non vi bacio,
perché il mio tenero nome, mio caro, non
menzionate né di giorno né di notte – invano.
Perché nel silenzio di una chiesa
non canteranno mai sopra di noi “alleluja!”
Grazie a voi, col cuore e con la mano,
perché voi – senza neanche saperlo –
mi amate così tanto: per la mia quiete notturna,
per la rarità degli incontri nelle ore del tramonto,
per le nostre non passeggiate sotto la luna,
per il sole non sulle nostre teste,
poiché voi siete malato – purtroppo! – non di me,
perché io sono malata – purtroppo! – non di voi.

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