MISTER LEOPARDI E LA LUNA

Marco Ortenzi

Di tante derive aeronautiche
svendite di memorie e almanacchi da inverno a inverno
rimane un ologramma della luna nel cielo
disperato e impossibile come un inchiostro.
E l’irrealtà plebea delle tue sere
della scrittura fredda delle lune ordinarie
è una mano di donna che stringe alla gola, un assurdo.
La perfezione dei viaggi del pensiero aeromobili del novecento
da una città a un’altra città dove espiare e smarrire poesia
è simile al nonsenso fantastico dei tuoi pastori asiatici
e del tuo tu alla luna
all’argomento fantastico d’un’anima che chiede d’incarnarsi
nella seconda replica d’un vespro teatrale
nel matrimonio serale di due storie volgari.
Sai cos’è il tuo destino
una vicenda d’addii di viaggiatori al confine
d’un borgo metafisico e inanimato per poco
un’elegia di ombre che si sapevano meravigliose
e rinnegate, irriconoscibili
in un paese selvaggio senza l’amore del vuoto
il bagliore delle stelle del nulla