Ballata di pescatori

Luigi Romeo

Luigi Romeo

Trema il ponte-ferrovia
ai piedi del letto
laddove la fiumara abbraccia il mare.

Cresce la tarantella del diretto
col fischio
a Parghelia.

Il gallo nostro
è un mostro
che non sosta a Tropéa.

* * *

O mamma mia!
E’ l’ora d’andare.
Dov’è la mia paléa?

Eccoti il pane senza sale!
Prènditi il tuo
maglione nero
di lana che fu suo.

Imà, non vado al cimitero.
Nemmeno a un carnevale.
Solamente a pescare.
Dov’è la mia paléa?

Ecco la tua palanca!
Ci ho messo un po’ di cera
raschiata alla candela.

Imà, te ne prego!
Non mi manca
la forza per varar la barca.
Nè per alzar la vela.
Ma remar non posso
senza paléa.

La tua lampara
non lùccica sul mar mosso.
La notte è poi sì parca.

Imà, sei stanca.
Non devi più lavare
i panni della gente tanto avara.
Dov’è la mia paléa?

Figlio, l’ho sepolta nella sabbia
fra le piante ignare
che il tata piantò l’ùltimo giorno.

* * *

L’eco del treno è morto.
Un ciuco raglia intorno.
Un passerotto strilla nella gabbia
appesa al fico dell’orto.

Piangon le radici d’azaléa.
Piange la madre,
e il figlio salpa ancora.

Comincia un’altra attesa,
così come pel padre.
Un’ora dopo un’ora.

* * *

E’ tornata un giorno illesa
senza barca la paléa.
Con il bacio dell’alta marèa.