IL TALENTO DI PERSEFONE

Luciana Argentino

Conservami il luogo in cui mi hai attesa
dammi l’odore della mia assenza
il sapore della tua impazienza.
Offrimi la misura della distanza e poi
colmala di diuturna presenza.
Cheta la fede indietreggiata
al tuo sguardo di chiesa sconsacrata
fanne scandalo alla mia cieca virtù.
Assolvimi da questa biografia infedele,
disincarnami da questo dolore, ridammi l’attitudine
alla costanza soffiata via come polvere dalle mani.
Non ho rigori e riposo dove l’ombra
morde la luce ovvia della verità
affinché tu, esercito e confine, lasci
che io ti conduca dal tuo mondo nel mio regno.
Serviti della mia obbedienza,
dàlle un volto nuovo,
convincimi che non c’è altro
che è tutto qui ciò cui abbiamo rinunciato.
Confondi le linee della mia mano
rimuovi ogni traccia di destino
ma non correggermi se sbaglio
perché nessuna verità potrà smentire
il mio errore.
Assicurami il talento di Persefone
tu, mia ragione scoscesa a picco
sull’ubiquità di cui mi fai capace.
Muta in furtiva voce la vertigine
di essere riva al tuo destino
perché non si sconsacri il cuore
nel presagio della carestia
e sia divino questo nostro umano
tentare l’invisibile.
Comunicati in me
che io ti sia particola di grazia
e poi amami come un dubbio
e come un dubbio arrivami
attraverso distanze ribelli
alla mia pazienza fede. Sii per me stanza
convalescenza e quell’eterno
che diserto seguendo te.
***
Andare dove la luce dura l’infanzia
e il passo svelto di quanto in me riposa
in altra quiete e invecchia alla distanza
del fiato corto delle cose.
E’ tempo anche per me d’invecchiare
ma piano ancora come chi fa le cose a peso
confuso dallo sciabordio dell’eternità
contro la chiglia di ogni attimo.
E quella luce cui vado in trasparenza
in dismisura di te che al canto sfrondi il mio penare
è cronaca d’ombra, veste del mio nuziale esistere.
daDIARIO INVERSO