Come disincanti

Luciana Argentino

Improvvisi disincanti all’equivoco
del vocabolo che fu
rassegnano il presente
come il volo del moscone
dal vetro della finestra
allo specchio che lo riflette.
L’azzurro è lo stesso che giaceva
alle spalle delle panchine del lungo mare
dove le parole masturbavano
la vanagloria annoiata dell’io
e prolungavano lo sciabordio delle onde
contro la chiglia trattenuta
dal pescatore che non vide
la curva sinuosa del monte
insidiare la verginità del cielo.
Avevo sparso fogli perché il suo silenzio
vi lasciasse segni a interrompere
il pendolare andare delle parole.
Ora, in un quadrilatero di respiro, stanno
accartocciati, ingialliti scricchiolano
sotto i miei passi indifesi.
Tento invano d’aprirli, lisciarli,
si graffia la mano indifesa e la penna
s’inceppa su pagine di carta vetrata.