L’indifferente

John Donne

John Donne

Posso amare la bionda e anche la bruna,
quella molle di abbondanza, quella che tradisce la penuria,
quella che preferisce la solitudine, quella che vuole
commedie e balli in maschera,
la donna di città, la donna di campagna,
la credula e la scettica,
quella che piange sempr.e con gli occhi suoi di spugna,
quella che non pIange mai, sugherosa e secca.
Questa e quella posso amare, e te e te,
ognuna posso amare, ma se fedele non è.
Nessun altro vizio vi contenta?
Non vi soddisfa fare come le vostre madri?
Esauriti i vecchi vizi, ne volete trovare altri?
O siete tormentate dal timore che l’uomo sia fedele?
No, non lo siamo, neppure voi lo siate;
ne voglio venti, venti ne abbiate voi.
Derubatemi, ma non legatemi; lasciatemi andare.
lo che sono giunto per viaggiare in voi,
dovrei diventare meta fissa per vostra fedeltà?
Venere mi udì sospirare questo canto,
e per la Varietà, la parte più dolce dell’Amore,
giurò di non avere mai udito niente di simile,
e che non avrebbe più dovuto essere così.
Se ne andò, esaminò la cosa, in breve
fu di ritorno e disse: ahimè, ci sono due o tre
poveri eretici in amore che pensano di instaurare
una pericolosa perseveranza. Ma io ho detto 16ro:
volete essere fedeli, lo sarete,
a chi non vi sarà fedele.