Commiato: del pianto

John Donne

John Donne

Lascia che pianga
finché rimango
le mie lacrime al tuo cospetto.
Il tuo volto ne fa monete,
recano il tuo sigillo impresso,
per questo conio hanno un valore.
Sono così colme di te.
Sono frutti di gran dolore, emblemi di più forte ancora,
e quando una lacrima cade, cade quel tu ch’essa portava,
così tu e io un nulla siamo, se su diverse rive stiamo.
Sopra una sfera
chi ne abbia copie può disporre
un’Europa, un’Asia e un’Africa,
in breve tempo egli può fare
di quello che era un nulla, Tutto.
Così la lacrima
che porta te
un globo, un mondo diviene a quello stampo,
finché il tuo al mio pianto unito inonda
questo mondo, profluvio che da te viene,
tu mio cielo così dissolto.
Oh più che luna,
non levar flutti ch’io anneghi nella tua sfera,
tra le tue braccia non piangermi alla morte,
non dire al mare quel che potrebbe fin troppo presto fare,
lascia che il vento ..
non trovi esempio
a colpire più di quanto si propone.
E poiché tu e io
l’uno dell’altro i respiri sospiriamo
è più crudele chi più sospira e affretta
la morte altrui.