La visita a Ezra

Giuliano Gramigna

Giuliano Gramigna

Non the Old Maestro
enobarba enorme egoista e sublime
intorno a cui si affollavano a rispettosa distanza
gli stupidi ragazzini intimiditi
– che fu amato da Olga-
ojos claros in un arruffo di pel rosso
e scrivo come in un testamento
temendo che non passerò la notte
Ho inciampato due volte per le strade di Milano
e una voce mi dice
Nun me fa’ la terza
Ezra appuntò i nostri nomi
rispettosamente su cartoncini colorati
che ci innalzavano (non lo sapevamo)
al suo paradiso
e non osavamo articolare
il nostro inglese di scolari
Lui venuto in pigiama e pantofole heroico
a passi sbiechi per il corridoio
a farci fare il sogno
d’incontrare la poesia. Come camusi! come sciocchi!
ignari di ciò che saremmo stati anzi non saremmo
mai stati quantités négligeables
che mancavano al conto
(ora so che quel pomeriggio
è un cardine della mia vita)
*
Sono felice mi manda a dire
(o almeno io leggo così in quel suo verso).
Ma non mi rallegro
lo invidio lo detesto
perché non è ottenebrato
come me.
Mi vergogno di queste righe
non perché siano belle o brutte
ma perché cade anche l’acre
resistenza alla emozione.
non è una storia tragica e asciutta
ma l’insopportabile guaito
della bestia domestica.