Parla la nebulosa testa di cavallo

Gerda Stevenson

 

Gerda Stevenson

 

Eccomi qua, sotto la cintura di Orione a dimenare la testa,
al galoppo tra la polvere infuocata della mia costellazione;
per millenni ho cavalcato onde stellari, nell’ignoto, finché
una donna dagli occhi come stelle ardenti posa lo sguardo,
m’imbriglia, misura, cataloga e doma.
M’inorgoglisco, poiché a strigliarmi con tanta deliziosa cura
è qualcuno capace in tutto – una domestica, era lei,
all’acquaio, nella cucina del professore, finché lui s’accorse
della sua mite dote di scorgere la luce, con una precisione
che di molto superava i suoi uomini di Harvard;
e poi, s’intromettono gli uomini. Mi reclamano
come loro scoperta, e mi chiamano: “Cupo Mietitore”,
“Cavallo Nero degli scacchi”, dicono,
ma neppure notano che sono una giumenta.
Mi vien voglia di saltar giù
da questa piastra fotografica,
lasciandola per miracolo vuota,
per portarla con me,
la mia signora delle stelle, che per prima mi avvistò –
insieme gareggeremmo nel cielo,
galoppando negli anni luce, gettandoci
senza sella, tra i scintillanti raggi di Zeta,
lungo tutta la cintura del Cacciatore,
da Mintaka fino ad Alnitak.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.