Pausa per la coca-cola

Gary Geddes

Gary Geddes

Marlon Mendizabel accende la TV
dopo un duro giorno di trattative. I bambini
giocano ai suoi piedi, la partita di football in onda
sul canale americano. Tutta la mattina

incontri coi dirigenti alla fabbrica di Coca-Cola
per risolvere lo sciopero. La Società
ne ha assunti tre nuovi, ufficiali dell’esercito,
a dirigere stoccaggio, risorse umane, sicurezza.

Sei occhi lo vogliono morto, sei nuovi occhi laser
negoziano la sua scomparsa pezzo a
pezzo. Prima a svanire è la voce che tenta
con passione, con logica, ma nulla di quel che

dice sembra avere il minimo effetto.
Poi le mani, riprendendo la discussione,
in sostegno alla voce, vacillano,
sconfitte a un soffio dalla meta.

Presto le sole braccia che possiede per arrendersi,
quelle pure svaniscono. S’adagia sullo schienale, uomo
invisibile, un desaparecido, ma la famiglia
non lo nota. Niente di quanto fatto o detto

gli farebbe perdere la faccia, ma quella pure
svanisce insieme col resto. Non è il solo.
Ventisette leader sindacali
della Confederazione Nazionale del Lavoro

sono stati sequestrati; due mesi dopo
altri diciassette, omicidi confermati
dalla Conferenza dei Vescovi del Guatemala.
Marlon vuole vivere per i suoi figli,

ma è troppo tardi. Delle 208 ossa nel suo corpo,
metà sono tornate in casse da imballaggio.
La dieta di paura gli contrae lo stomaco.
I figli guardano lo spot della bibita analcolica

in TV, tifando per il camion della Coca
se quello rivale lo distanzia. Vorrebbe
dir loro che non si tratta di gusto, ma di etica,
che il camion contiene le ossa di 100.000

guatemaltechi ammazzati, trucidati da squadroni
della morte al soldo del governo e di grandi compagnie.
Invece, stende una mano invisibile sulle loro teste
e offre una muta preghiera per la loro salvezza.

Il cuore di Marlon si allarga tanto da colmare la stanza
finché anche quelli alla TV se ne accorgono
e interrompono l’attività per guardare e ascoltare
il messaggio di quel cuore in comunione

con Dio. I giocatori di football si tolgono i caschi
e restano in piedi a testa china; gli speaker,
per una volta, sono a corto di parole. Fuori
Dallas, il camion della Coca accosta, luci

lampeggianti. Si apre una portiera e quelle ossa
formano un ampio ponte che si stende fino
a Città del Guatemala. Bambini lo attraversano,
mani unite, cantando. Niente li può fermare.