L’isola celeste

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Affoga nella cenere, Villarsa.
E poco importa se sia tragedia
o farsa all’impaurito naufrago
proteso verso un’isola comparsa
all’improvviso tra due masse
acquee e gassose di celeste.
Che cosa c’è ad attendere
chi fugge dalla peste dell’annosa
carovana di frivola tristezza?
L’ombra dei morti, il buio della fossa,
colpo rimosso della vanga?
O l’ombra del futuro, il non nato
che ci incanta? La colpa
l’espiazione la catarsi? Il nuovo
mondo di Prospero e Miranda?
O è Robinson, figlio disubbidiente,
che fa da guida al vecchio
mondo ricreato in solitaria?
Affoga nella cenere, Villarsa.
*
Illustrissimo teologo,
tra i doveri del cristiano
primo viene l perdonare.
Resta solo da spiegare
perché sia tanto difficile
fare verso gli altri simili
ciò che appare naturale
col più semplice animale.
*
Quest’inattesa estate novembrina
eteree ragnatele in erba grassa;
Gina, la tabaccaia, abbigliata
da circassa; la luce lagunare
cilestrina; lotta di cani
al tramonto nella mota; ruota
di camion che gira a vuoto
straziando la frizione; piccione
azzoppicato che sbatte
vanamente le sue penne
nell’etrusca Talamone.
Procede la vita, come sempre
a noi del tutto indifferente:
perché però soffrirne
e non godere invece
di essere spettatori
del mondo al suo presente?
*
Smarrito il passaporto,
l’auto da rottamare,
cinque pini del mio viale
abbattuti da una violenta
tramontana: ecco
l’eccellentissimo bilancio
della trascorsa settimana.
Ma è inutile lagnarsi, se
è vero che la vita è come
una coperta – abitata dalle tarme –
che va perennemente rinuncia.
*
Se hai trascurato Dio
non hai né figli né nipoti
e sei abbastanza intelligente
da riconoscere la spenta vanità
dei mediocrissimi successi
del tuo Io, il mezzo del cammino
di tua vita (e tanto più quanto
gli viene appresso) ti chiede
di mutare alla radice tesi
e obbiettivi in vista del tuo
prossimo, solipsistico congresso.
Cambia registro: ospita accogli ascolta.
A cominciare da quella lacrima
di pioggia che un ombrellaccio stento
sta abbandonando al suo destino
sopra a un marmoreo pavimento.