Avrei voluto un morto in casa per poterti scrivere

Francesco Terzago

Francesco Terzago

Avrei voluto un morto in casa per poterti scrivere.
Per dirti: “È morta mia madre. Sono morto io. Corri!”.
Mia madre mi porta le lettere col tuo nome scritto dietro.
Taglio la busta, sfilo i fogli con le frasi fitte, li strappo,
li accartoccio, li infilo in bocca, comincio a masticarli.
Poi prendo la penna e faccio quella cosa, ti scrivo come se non fossi tu:
Cara Anna,
oggi è arrivata l’ennesima lettera di Anna, l’ho distrutta.
Lei per prima mi ha fatto questa violenza. Non la rivedrò più.
Vive e non posso neanche immaginarla perché è partita.
Ha cambiato tutto di sé, non sta più appresso alle mie pazzie.
Quando mi sono svegliato, stamattina, avevo i capelli lunghi;
mi sono accorto che sfioravano le spalle ma non mi davano fastidio.
Da dietro potevo sembrare lei: magari qualcuno mi avrebbe chiamato
col suo nome, ma non mi sarei voltato, per non rovinare tutto.
A maggio sarà un anno che è andata via, e non le ho scritto mai un rigo.
Non ho nulla di importante da dire, nessuna notizia bella o brutta.
Non posso scrivere cose che non accadono, non posso scriverle:
“Anna, non sopportavo di vederti fuori da me. Anna, era per amore”.
Se solo avessi ancora morti in casa per poterglielo scrivere;
se solo stamattina mi fossi svegliato col rumore di un pianto.
Ma in casa non ci sono più urla, è il vento a sbattere tutte le porte,
nessun lume rimane acceso nel buio, noi ancora non siamo morti.
Noemi De Lisi (Palermo, 1988), da La stanza vuota (Ladolfi, 2017)
– consigliato da
Francesco Terzago