LATTE E SONNO

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

Nevicava. Cadeva anche la notte
su case e strade e al lume delle prime
lampade i fiocchi sembravano gocce
di miele trasparenti. Nella buia
cucina ardeva un fuoco sazio. Latte
caldo e sonno bevevo a una schiumosa
tazza mentre mia madre che cuciva
e raccontava storie era ai miei occhi
torbidi perché da stanchezza chiusi
rosa e blu nel riverbero del fuoco
e nelle tenebre fredde oltre la scala
che ora avrei salita per andare
a letto e per sognare anni futuri
fiorire presto di bellezza e d’ansia.
Nasceva da innocenza o impudicizia
puerili il turbamento che bambini
cugini scoprivamo in quei mattini
di neve e gelo quando appena usciti
dal sonno infreddolita mi stringeva
e toccava aspettando che le tazze
schiumose e calde della colazione
fossero pronte? Se in quelle carezze
non c’erano intenzioni né malizia
perché scaldando il latte sulla stufa
nuova dalla cucina “non toccatevi!”
nonna intimava? Se era solo il primo
ingenuo incanto perché quel piacere
intenso e breve mi tremava dentro
come paura?