II

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

Creatura mia leggera, ecco tornata
la stagione che tanto sospirammo
nei lunghi giorni gelidi d’inverno;
volubile e cangiante, primavera
è come il tuo sorriso di bambina
o l’umore che oggi ne disegni
in pioggia gronde rondini fratello
sole e sorella luna, tu e tua madre.
(Se siete voi le due figure ferme
sul prato perché io non sono al vostro
fianco? E chi guardate così assorte
avventurarsi o perdersi lontano
uscito dalla vista dietro il filo
del tetto? A cosa, a cosa stai pensando?)
E che pensi di chi ti siede – intento
a pensieri segreti tanto poco
adulti tanto più sentimentali
per un poeta che oggi dal dolore
i suoi succhi distilla come l’ape
il nettare dai fiori – di chi intento
più di te al tuo disegno ti siede
dietro quando ti volgi e lo guardi
seria senza sorridergli? E perché
ora alle tue figure aggiungi il male
umano di quell’ombra che s’allunga
sui giochi e sulla casa e li minaccia?
Di chi è la figura fuori vista
a cui l’ombra appartiene che vi volge
le spalle e s’allontana? E dove va?