Cronache della luce

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

alla tua fiamma appartiene la luce
del pensiero quando al risveglio spazia
acuminato quando concilia o produce
la consumazione del tempo i sensi sazi
poi che il segno la trama o delinea
come l’opera di un ragno il progetto
severo del fuoco quando affina
il legno intagliato e ne tempra il difetto
sono file filari di parole solchi e vene
nella terra arsa dell’anima che incisi
si fanno ordito e trama aeree nivee
scie nell’azzurro del cielo rotonde rive
salate del mare forme che se le svisi
perdi presto come tracce nella cenere
*
Traslucente al mattutino primo
lucore l’aria è lo specchio in cui misuro
e peso le offerte del nuovo mese: l’oro
vecchio della memoria e il metallo brunito
di un verso a lungo scarnito dalla punta
secca della matita l’ottusa lena e la boria
del mare i sassi levigati, contrappeso
a un futuro diverso e disadorno, un altro
anello nel cuore del pino la promessa
di nuove fioriture di rinascite…
illusioni elusive e vane regole invano
seguite, incapace d’ironia ti sei messa
su una cattiva strada mia
poesia –
————
comunque vada la verità
e il suo rovescio hanno un destino già scritto
segnato dal ritorno a casa dove ancora
il muro di verde d’anno in anno più alto
e fitto impedirà l’evasione il salto eliso
domestico o nostra caienna volontaria
deriva o secca “ma l’amore coltiva e
cura i suoi confini: il giardino la rosa
canina la siepe di lauro la sua
mondanità” – fiore proteso sull’infimo
abisso del mondo spolpato fino
all’osso e arso il verso come stella
alpina sopravvive alla mia
siccità.
*
“Berryman scrisse innamorato una centuria
e più di sonetti audaci appassionati –
suo modello Petrarca, un caso dubbio
secondo Pound – e li tenne per vent’anni
nell’incuria dei cassetti clandestini
come l’amore che vi era raccontato…”
anch’io (m’ero ripromesso di non scriverne
più) più per caso che per amore ne ho fatti
alcuni (doppi come ha due facce ogni umana
realtà: cuore e ragione corpo e anima
acqua e fuoco, così si dice) un colloquio
“o un conflitto?” con me stesso l’aspetto
estivo e fervido d’una cosa maturata
durante l’inverno l’aprirsi d’una porta…
“una scorta devota ai recessi della tua
mente (il poeta lui stesso stupisce del suo
ardire), come un’ospite inattesa si siede
e fa colazione insieme a noi sarà questo
la poesia? capire se il divario fra idea
e forma è dovuto a fortuite coincidenze
a fortunate interferenze a un disturbo
del pensiero o della visione; la tua prima
estate di vena dopo il Miles e un inverno
reticente, hai infilato i tuoi versi come i grani
di un rosario: a quale scopo?” non l’avevo
premeditato: furono il mio trastullo
e riposo dopo le calde mattine
sulla spiaggia le nostre soste per la spesa
come comuni villeggianti all’Ossostore.