Nelle verdi acque d’estate

FORUGH FARROKHZĀD

FORUGH FARROKHZĀD

Più sola di una foglia
Carica delle mie migrate gioie
Nelle verdi acque d’estate
Remo adagio
Fino al territorio della morte
Fino alla riva delle tristezze autunnali
In un’ombra mi sono abbandonata
Nell’ombra ineffabile d’amore
Nell’ombra fuggente della felicità
Nell’ombra delle caducità
Le notti in cui gira una brezza confusa
Nel basso cielo nostalgico
Le notte in cui s’avvolge una nebbia sanguinante
Nei vicoli azzurri delle vene
Le notti in cui siamo soli
Soli con la scossa del nostro spirito
Sgorga tra i battiti del polso
Un senso di vita, di vita malsana
“V’è un segreto nell’attesa delle valli”
L’hanno inciso sulle cime dei monti
Sulle imponenti pietre
Quelli che sull’orlo del proprio precipizio
Una notte colmarono il silenzio delle montagne
Di un’amara supplica
“Nell’ansia delle mani piene
Non v’è la quiete delle mani vuote
È bello il silenzio delle rovine”
Cantava una donna nelle acque
Nelle verdi acque d’estate
Pareva vivere nelle rovine
Noi ci contaminiamo
L’un l’altro coi nostri respiri
Ci contaminiamo con la virtù di felicità
Noi temiamo la voce del vento
Noi per la penetrazione dell’ombra del dubbio
Nel giardino dei baci impallidiamo
Noi in tutte le feste del castello di luce
tremiamo dallo spavento del crollo
Ora tu sei qui
steso come il profumo delle acacie
Nei vicoli del mattino
Sul mio petto pesante
Nelle mie mani bollenti
Nelle mie chiome perdute, bruciate, attonite
Ora tu sei qui.
Qualcosa di vasto, oscuro, fitto
Qualcosa d’inquieto come la voce lontana del giorno
Sulle pupille mie sconvolte
Gira e si stende
Forse qualcuno mi separa dalla fonte
Forse qualcuno mi coglie dal ramo
Forse qualcuno come una porta mi chiude ai momenti venturi
Forse…
Non vedo più.
Noi su una terra futile siamo cresciuti
Noi su una terra futile pioviamo
Il “nulla” abbiamo incontrato
Che galoppava come un re
Sul suo dorato corsiero alato
Ahimè, siamo felici e quieti
Ahimè, siamo nostalgici e silenti
Felici perché amiamo
Nostalgici perché l’amore è maledetto.