LA PALUDE

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Un bien-être si actif qu’il était presque une joie emplissait le
marcheur…
… Une totale liberté naissait du départ
Marguerite
Yourcenar, L’Oeuvre au Noir.
I
Si andava in quattro
o cinque
in fila indiana
l’estate
coi ginocchi già sbucciàti
La strada a un certo punto
a
c
bifor
v
a
non mi ricordo
da che parte andammo
II
Davanti i temerari
dietro gli altri
le scarpe da ginnastica
le biglie
Qualcuno ritornava indietro prima
e sui ginocchi già le cicatrici
III
D’un tratto quel sentiero restringeva
fino ad un ponticello malridotto;
oltre, frasche più fitte
un’ombra
un fosso
il piede cigolava al primo passo
la paura
in quel batticuore
da non dire
da dimenticare
sotto la maglietta
IV
Una palude bianca
in una c a l m a
senza vento
o forse gialla, grigia
mutevole a guardarla
come il tempo
Nessun marziano vi era
o mostro
o tigre del Bengala
né l’uomo nero
(viveva in fondo al sottoscala)
V
Eppure si muoveva
come polenta
chimica laguna
«Non ci andare,
che se ci cadi dentro…»
pareva di sentirsi richiamare
da
g i ù
nel fondo
da una testa bruna
VI
I giochi più incoscienti
a pelo d’acqua
qualcuno già ostentava sigarette
tra tremolanti denti
e latta e muschio
e dio e demonio
in bilico
nel limbo dei litigi
VII
Hai pianto
non so quanto
che le lentiggini
sembravano più scure
della palude stessa
della nube
Sul capo minacciava un temporale
Angera era alle spalle
un minareto
la valle cieca del segreto
principe delle genziane
VIII
Ne ritornammo
forse
che il naso s’era fatto freddo
alle sei le prime gocce addosso
che le sberle comunque
le avremmo prese lo stesso
Tanto valeva bagnarsi
fino al midollo
del segreto
nelle tasche figurine
e una lumaca scura
grossa così
per far paura
alle bambine