Sequoia americana

Ennio Cavalli

Ennio Cavalli

Sulla sequoia incombe il vaticinio
dell’epica sezione trasversale:
rami subacquei
immane calendario
fibre di storia e lentezza.
Nel primo cerchio bivaccano,
fuochi spenti, gli indiani Oloni.
Vicina di tacca Tenochtitlàn,
la densa capitale azteca.
Altra mandata, una baia
percorsa da brume e sospetti,
forse Vichinghi in perlustrazione.
È il giorno di Colombo per l’America,
uragani e compassi l’amministrano.
Rosa furiosa, l’assassinio di Lincoln.
San Francisco, corsa all’oro:
grazie ai cinesi-locomotiva
e a rampe di binari nella Sierra,
giunge in orario la ferrovia.
Poco più in là Jack London
scuoia fantasmi e lupi.
Insetti, epoche, sceriffi,
tavole da tirassegno e della legge,
beffe legate a un dito,
scia di comete in ceppi.
Nel cerchio largo, il malandrino smilzo
schivò un tribunale di pallottole.
Il testimone baciò la sposa,
Giuda innamorato,
ma poi partì per la Guerra di Secessione.
La più brava del college
scivolò su una buccia di banana:
non capiva le regole del softball
e la necessità delle equazioni letterali.
Quando il fusto di un albero
diventa grande una testa di cristiano,
chi l’ha piantato muore.
Nessun malocchio, puro adempimento.
L’enorme concetto di vita vissuta
spunta dall’ultimo anello,
chiodo ricurvo,
per alcuni un portafortuna.
da Libro di scienza e di nani (Empiria 1999) poi in Libro grosso (Aragno 2009) qui modificata e ampliata