Gene modificato

Elisabetta Destasio

Asserragliati ricci di mare.
Asserragliati versi. Giù, alla radice del midollo.
Nella sera che muore dentro un respiro,
si sfaldano capsule bianconere.
Capsule annidate nel blister che pure trafiggono il corpo
inquieto all’orda dell’acqua,
che come tempesta scivola e mescola amaro e denso.
Denso e amaro. Amaro. Amaro.
Mi lega a sé ed in sé trafigge lo spazio incolore.
Strozzato pensiero che frena sul muro grigio argento.
Il risveglio era stato un alito, un fremito.
Poi, più nulla. E di te lo sfocato ricordo nelle vene atrofizzate.
Non c’è niente oltre questo.
Eppure, fuori, la primavera danza con gran carattere.
Adesso è l’ora. L’ora del rifugio
oltre la stanza, oltre i referti precisi, netti, affilati, taglienti.
Oltre questo foglio, che bianco non è, ma vermiglio.
In smembrate strutture, io.
E tu, a seguire me. Pura. Vita.
Tratto dalla raccolta “Sogno d’acciaio” Annales Edizioni, 2014