Luna 7

Elin Rahnev

Elin Rahnev

Sono incantato dalla tua presenza in questo mondo. Da tutte le tue fobie
e fibbie. Da tutte le tue versioni e vene. Da tutta l’acustica della pelle.
Dalle nicchie argentee del sospiro. Dal lustro del tuo alito e del tuo incedere.
Ma come posso vegliare su di te e proteggerti da tempeste, verri, vulcani? Da
tutte le ingiustizie del mondo. Sempre più caso clinico nella mia solitudine io
non ho neppure forze per spegnermi. Io non ho forze per rinnovarmi.

Che mi rinchiuda ora in una nebbia di pavone e che lì aspetti la fine. O che la nostalgia
di te vada spruzzando per montagne, Sahara e Sorbone. Che muoiano i poeti
tra la tua pelle fresca tu desideri. Che si spengano inutili, tramontati
corpi. Là dorme Lorca. E gli altri, nevvero?

Mi lascerai ancora un po’ annegare nel nettare di lune
sbocciate. Che vaghi trascinando il corpo rabbuiato nella poesia, nelle rime. Che canti i bacini fluviali della tua lacrima – per futuri radiosi, per una possente cultura.
Un Elin che ha vissuto per lei